Giusta causa di licenziamento: segreto bancario e interessi aziendali

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Rivelare l’esistenza di indagini in corso al cliente “di riguardo” è giusta causa di licenziamento del funzionario di banca, in quanto condotta tendente a realizzare illeciti interessi aziendali. Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra un primario istituto di credito italiano ed una dipendente con qualifica di funzionario.

La Corte d’appello, in riforma della sentenza del Tribunale, rigettava la domanda proposta da una lavoratrice volta ad ottenere la reintegra nel posto di lavoro per illegittimità del licenziamento disciplinare intimatole dalla banca di cui era dipendente e la condannava a restituire alla società le somme da lei percepite a titolo risarcitorio in esecuzione della sentenza impugnata. Statuiva la Corte territoriale che, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, la condotta addebitata alla lavoratrice (aver riferito, ad un cliente della filiale da lei diretta, della richiesta di accertamenti bancari sul suo conto disposti dall’A.G. penale) integrava un’infrazione tanto grave da giustificare la sanzione disciplinare espulsiva.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la lavoratrice, in particolare sostenendo che la Corte d’appello aveva ravvisato erroneamente una giusta causa di licenziamento infliggendole una sanzione proporzionata all’infrazione nonostante che il rapporto fiduciario con la banca non fosse stato leso (tanto che, a seguito della sentenza di reintegra, la Banca aveva affidato per oltre tre anni alla ricorrente la direzione di un’altra importante filiale) e nonostante che la stessa dipendente – con un’anzianità ultratrentennale e senza precedenti disciplinari – avesse agito in buona fede a tutela degli interessi aziendali e del cliente, avendo posto in essere solo un gesto di riguardo verso di lui.

La Cassazione ha respinto il ricorso, enunciando un interessante principio di diritto, già affermato in precedenza dalla Corte Suprema, ma che merita di essere qui ricordato perché di assoluto rilievo per gli operatori.

Sul punto, ricordano gli Ermellini che è un lecito interesse (anche) per un istituto di credito quello di poter contare su lavoratori che eseguano correttamente la prestazione richiesta eseguendo tutte le direttive aziendali senza esporre l’istituto medesimo a potenziali responsabilità (il riferimento è all’art. 2049, cod. civ.), norma attraverso la quale le conseguenze di un illecito aquiliano commesso dal dipendente nell’esercizio delle incombenze affidategli possono ricadere sul datore di lavoro convenuto in un giudizio civile o in uno penale in veste di responsabile civile.

È, invece, un interesse illecito – afferma la Cassazione – per un istituto di credito quello di fidelizzare il proprio cliente fornendogli non già migliori condizioni contrattuali (in termini di tassi applicati, possibilità di investimenti, servizi aggiuntivi etc), ma un aiuto – penalmente sanzionabile a titolo di favoreggiamento – ad eludere indagini e/o misure cautelari reali legittimamente disposte dall’A.G., aiuto che la dipendente ha prestato al cliente informandolo degli accertamenti a suo carico. Si tratta di interessi – solo il primo dei quali giuridicamente tutelabile – che non di rado coesistono, soprattutto in strutture organizzative complesse ed articolate in plurimi (e non sempre coordinati) livelli gerarchici.

Ed allora, quel che risulta leso non è il segreto bancario tra istituto di credito e cliente, ma l’affidamento della banca sul futuro corretto adempimento, da parte della dipendente, delle mansioni affidatele, correttezza che va intesa (anche) nei sensi di cui sopra. Da qui, dunque, la legittimità del licenziamento.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’interpretazione offerta dalla Corte di Cassazione, la rivelazione da parte del dipendente di una banca ad un cliente circa l’esistenza di un’indagine in corso, lede l’affidamento della banca sul futuro corretto adempimento, da parte del dipendente, delle mansioni affidategli, giustificandone così il licenziamento.

Fonte: Ipsoa.it

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