La malattia del lavoratore

Come comportarsi durante la malattia? I diritti durante la maternità?

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La malattia del lavoratore

Messaggioda Pastello » 28/02/2010, 14:46

Nozione: Incapacità al lavoro
Nell'ambito del rapporto di lavoro si intende per malattia ogni alterazione dello stato di salute che comporti un'incapacità al lavoro, salvo i casi che rientrano nella normativa sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

La tutela opera rispetto ad eventi che rendano il lavoratore concretamente inidoneo a svolgere le proprie mansioni, avuto riguardo al tipo di prestazione contrattualmente dovuta: la stessa malattia infatti può incidere diversamente sulla capacità lavorativa del soggetto, in considerazione sia dell'attività che è chiamato a svolgere, sia dell'ambiente di lavoro nel quale opera.

Tra le ipotesi di malattia che legittimano l'assenza dal lavoro rientrano i seguenti casi:
    - impossibilità a svolgere la prestazione derivante dalla necessità di sottoporsi a terapie specifiche incompatibili con la presenza sul luogo di lavoro;
    - necessità di sottoporsi al trattamento di emodialisi, relativamente alle giornate di assenza dal lavoro coincidenti con l'effettuazione del trattamento;
    - interventi di chirurgia estetica, necessari al fine di rimuovere vizi funzionali connessi ad un difetto estetico;
    - alterazione psichica conseguente a prolungata assunzione di bevande alcoliche.

Ai fini della determinazione della durata della malattia deve tenersi conto anche del periodo di convalescenza, dopo l'esaurimento della fase acuta, indispensabile per la guarigione clinica (Cass. 4 giugno 1998, n. 5509).

Sospensione del rapporto: La tutela del lavoratore
La malattia determina la sospensione del rapporto di lavoro e legittima l'assenza del dipendente (art. 2110 cod. civ.).

Durante l'assenza decorre normalmente l'anzianità di servizio e al lavoratore spetta un trattamento economico, nella misura stabilita dalla legge, dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità (art. 2110 cod. civ.). Il lavoratore ammalato ha diritto alla conservazione del posto per il tempo previsto dalla legge o dai contratti collettivi.

L'art. 6, R.D.L. 13 novembre 1924, n. 1825 riconosce ai lavoratori con qualifica di impiegato i seguenti periodi di comporto:
    -3 mesi, per anzianità di servizio non superiore a dieci anni;
    -6 mesi, per anzianità di servizio superiori.

Maggiori durate sono previste generalmente dai contratti collettivi di categoria, sia per gli impiegati che per gli operai.

Allo scadere del periodo di comporto, ciascuna delle parti può recedere dal contratto ai sensi dell'art. 2118 cod. civ.

Molti contratti collettivi prevedono la possibilità per il lavoratore di chiedere, prima della scadenza del termine, un ulteriore periodo di aspettativa, senza retribuzione e senza decorrenza dell'anzianità di servizio. In ogni caso il datore di lavoro non è tenuto a concederla.

La giurisprudenza ha ritenuto che, per evitare di superare il periodo massimo di comporto, il lavoratore può chiedere anche di godere delle ferie già maturate (Cass. 17 dicembre 2001, n. 15954). Tuttavia il datore di lavoro non è tenuto a concedere le ferie al lavoratore per questo motivo (Cass. 4 giugno 1999, n. 5528 e Cass. 2 novembre 1999, n. 12219). Sul datore di lavoro grava tuttavia l'obbligo di tenere in debita considerazione il fondamentale interesse del richiedente e, in caso di mancato accoglimento, di esporne i motivi (Cass. 8 novembre 2000, n. 14490).

Il licenziamento intimato prima della scadenza del periodo di comporto è inefficace (sull'irrilevanza della comunicazione della malattia cfr. Cass. 20 giugno 2003, n. 9896).

Comporto "secco" e comporto "per sommatoria"
Il problema delle brevi malattie reiterate ovvero della eccessiva morbilità trova oggi, di frequente, regolamentazione nella contrattazione collettiva con la determinazione, accanto al comporto "secco", riferito ad un unico episodio morboso, del c.d. comporto "per sommatoria" o "improprio", riferito appunto alle malattie reiterate: il licenziamento viene ritenuto legittimo se i vari episodi di malattia verificatisi entro un determinato periodo (generalmente pari alla durata del contratto collettivo) sommati insieme superino il periodo di comporto improprio.
Se la contrattazione collettiva non ha stabilito il comporto per sommatoria, si ritiene che sia compito del giudice fissarlo ricorrendo all'equità, richiamata dall'art. 2110 cod. civ.. A tale fine si rende necessario individuare sia l'arco temporale nel cui ambito dovrà calcolarsi il periodo di comporto (c.d. arco esterno), sia la quantità massima di assenze, superate le quali è possibile procedere al licenziamento (c.d. arco interno). Nell'esercizio di tali poteri equitativi il giudice avrà quale utili parametri di riferimento: per la determinazione dell'arco interno il comporto "secco" fissato dal contratto collettivo; per l'arco esterno il periodo di vigenza del contratto stesso (Cass. 11 settembre 2003, n. 13374; Cass. 2 aprile 2004, n. 6554).


Malattia e altri istituti
Il sopravvenire della malattia determina riflessi anche su altri istituti tipici del rapporto di lavoro. In particolare la malattia interrompe il decorso di:
    a) ferie, quando non consenta il recupero delle energie psico-fisiche del lavoratore (Cass. 14 dicembre 2000, n. 15768);
    b) periodo di prova; molti contratti collettivi prevedono che la prova possa essere completata purché il lavoratore sia in grado di riprendere servizio entro un certo numero di giorni;
    c) preavviso; il termine ricomincia a decorrere da quando il lavoratore rientra in servizio (sulla sospensione del preavviso nei limiti del comporto, Cass. 27 giugno 2003, n. 10272).

Svolgimento di altra attività lavorativa durante la malattia
Lo svolgimento di altra attività lavorativa durante la malattia in linea di principio non è consentito, stante l'interesse del datore di lavoro alla guarigione, e quindi al rientro in servizio, del lavoratore.

Secondo consolidata giurisprudenza, lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro, in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, non solo allorché tale attività esterna sia per sé sufficiente a far presumere l'inesistenza della malattia (e dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione), ma anche nell'ipotesi in cui la medesima attività, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio (Cass. 3 dicembre 2002, n. 17128).

Può ritenersi compatibile con lo stato di malattia lo svolgimento di altra attività lavorativa che non sia idonea a pregiudicare o ritardare il recupero della piena idoneità fisica. L'onere di provare tale compatibilità incombe sul lavoratore (Cass. 19 dicembre 2000, n. 15916).

In ogni caso il lavoratore che svolge attività lavorativa retribuita presso terzi durante la malattia perde il diritto all'indennità previdenziale.

Comunicazioni al datore di lavoro: Termini e modalità
Il lavoratore assente per malattia deve comunicare tempestivamente al datore di lavoro il suo stato, nei termini e con le modalità stabilite nei contratti collettivi, e sottoporsi a visita del proprio medico curante, che rilascia un certificato (art. 2, c. 1, D.L. 30 dicembre 1979, n. 663).

Entro due giorni dal rilascio del certificato medico, il lavoratore è tenuto a trasmetterne copia al datore di lavoro indicando il proprio domicilio durante la malattia (art. 2, c. 2 D.L. 30 dicembre 1979, n. 663). Se il lavoratore ha diritto all'indennità di malattia a carico dell'INPS, deve trasmettere copia del certificato anche alla sede dell'Istituto del luogo in cui risiede abitualmente. Vanno comunicati altresì l'eventuale prosecuzione della malattia oltre il termine originariamente pronosticato e l'eventuale cambiamento di indirizzo per le visite di controllo.

La certificazione medica di prosecuzione della malattia deve essere richiesta possibilmente entro il primo giorno successivo alla scadenza della prognosi precedente.

La comunicazione deve avvenire mediante recapito o trasmissione per posta; eventuali comunicazioni a mezzo fax possono essere considerate valide ai soli fini del rispetto del termine di invio previsto per consentire l'effettuazione di visite mediche di controllo. Sono validi i certificati rilasciati, anche su modelli non conformi alla modulistica predisposta, dagli ospedali o dalle strutture di pronto soccorso, purché il medico dell'INPS, sulla base di tali certificati, possa valutare l'incapacità al lavoro.

Se il lavoratore omette di inviare il certificato al datore di lavoro ovvero lo invia in ritardo, l'assenza si considera ingiustificata. Lo stesso comportamento nei confronti dell'INPS ha per conseguenza la perdita dell'indennità economica.

Il lavoratore si considera guarito e, quindi, idoneo a riprendere servizio, il giorno successivo alla scadenza della prognosi non seguita da altra certificazione di malattia.

Modalità di comunicazione dal 1° giugno 2005
A decorrere dal 1° giugno 2005 (art. 1, c. 149, l. n. 311/2004):
    - il medico curante trasmette all'Inps il certificato contenente i dati relativi all'inizio ed alla durata presunta della malattia per via telematica, secondo le modalità che saranno definite dall'Istituto;
    - il lavoratore è tenuto, entro due giorni dal relativo rilascio, a recapitare o a trasmettere al datore di lavoro, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, l'attestazione della malattia rilasciata dal medico curante.

Non sussiste obbligo a carico del lavoratore se il datore di lavoro richiede all'Inps la trasmissione in via telematica della suddetta attestazione, secondo le modalità che saranno stabilite dallo stesso istituto.

Obbligo di reperibilità
Il datore di lavoro e l'INPS possono far controllare lo stato di malattia attraverso i servizi medico-legali delle ASL e il personale medico inserito nelle liste speciali istituite presso le sedi INPS (art. 2, c. 3, D.L. 30 dicembre 1979, n. 663 e art. 1, D.M. 15.7.1986).

Sono vietati accertamenti diretti da parte del datore di lavoro sulla infermità per malattia del lavoratore dipendente (art. 5, c. 1, L. 20 maggio 1970, n. 300).

Il lavoratore ha l'obbligo di rendersi reperibile al proprio domicilio tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00, comprese le domeniche e i giorni festivi (art. 4, D.M. 15.7.1986), a meno che non sussista un giustificato motivo di esonero dall'obbligo di reperibilità (così, Cass. 2 agosto 2004, n. 14735 in relazione alla concomitante e documentata esigenza del lavoratore di recarsi a sedute di fisioterapia).

Accertamenti sanitari: Visite di controllo
Se il lavoratore risulta assente alla visita di controllo domiciliare, il medico ne dà comunicazione all'INPS e rilascia apposito avviso recante l'invito al lavoratore a presentarsi per il controllo il giorno successivo non festivo presso il gabinetto diagnostico dell'INPS, ovvero, qualora non sia facilmente raggiungibile, presso il presidio sanitario pubblico indicato nell'avviso stesso (art. 5, c. 1, D.M. 15.7.1986).

Qualora il lavoratore non si presenti alla visita ambulatoriale, l'INPS ne dà comunicazione al datore di lavoro ed invita il lavoratore a fornire le proprie giustificazioni entro 10 giorni.

L'assenza ingiustificata alle visite di controllo comporta la perdita totale dell'indennità per un massimo di 10 giorni. In caso di seconda assenza non giustificata l'indennità è ridotta del 50% per il restante periodo di malattia (art. 5, c. 14, D.L. 12 settembre 1983, n. 463).

Non danno luogo a sanzioni le assenze dovute a ricovero ospedaliero e a giustificato motivo.

Si considerano giustificate le assenze dovute a:
    - forza maggiore;
    - concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici (Cass. 2 agosto 2004, n. 14735), sempreché il lavoratore dimostri che non potevano essere effettuati in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità; (per Cass. 2 marzo 2004, n. 4247, non giustifica l'assenza del lavoratore l'asserzione, pur documentata, di essersi recato dal medico curante; per Cass. 23 novembre 2004, n. 22065, il diritto alla salute prevale sull'obbligo di reperibilità).
    - situazioni che abbiano reso imprescindibile e indifferibile la presenza personale del lavoratore altrove, per evitare gravi conseguenze per sé o per i componenti il suo nucleo familiare.

L'assenza del lavoratore alle visite di controllo durante le fasce orarie di reperibilità può dar luogo anche a sanzioni disciplinari. Secondo la Corte Suprema, ai fini della sanzionabilità non è necessaria l'espressa previsione di tale ipotesi nel codice disciplinare (Cass. 22 aprile 2004, n. 7691).
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Re: La malattia del lavoratore

Messaggioda Pastello » 28/02/2010, 14:51

Trattamento economico: Indennità a carico INPS e datore di lavoro
Il lavoratore assente per malattia o infortunio non sul lavoro ha diritto ad un trattamento economico per il periodo stabilito dalla legge e dai contratti collettivi.

In alcuni casi l'indennità è dovuta dall'INPS e i contratti collettivi possono prevedere un obbligo di integrazione a carico del datore di lavoro; in altri casi l'INPS non è tenuto a corrispondere l'indennità e quindi l'onere ricade integralmente sul datore di lavoro se e in quanto sia previsto nei contratti collettivi.

Trattamento a carico INPS
L'indennità economica di malattia a carico dell'INPS spetta alle seguenti categorie di lavoratori:
    - operai dell'industria, artigianato e categorie assimilate, lavoratori a domicilio;
    - operai e impiegati del commercio;
    - salariati delle aziende del credito, delle assicurazioni e dei servizi tributari appaltati;
    - dipendenti da condomini, proprietari di fabbricati e servizi di culto, esclusi gli impiegati ed i portieri;
    - salariati fissi e assimilati delle aziende agricole;
    - lavoratori soci di società ed enti cooperativi, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società ed enti medesimi.

L'indennità di malattia non spetta, indipendentemente dal settore di appartenenza, agli apprendisti.

Il diritto alle prestazioni economiche sorge dalla data di effettivo inizio del rapporto di lavoro e permane per tutta la sua durata, protraendosi per un ulteriore periodo di 60 giorni successivo alla cessazione (per licenziamento o dimissioni) o sospensione del rapporto di lavoro.

Per i dipendenti da aziende agricole il diritto alla prestazione economica di malattia sorge dal momento dell'iscrizione negli elenchi nominativi e finisce decorsi 60 giorni dalla cancellazione.

Per i lavoratori a domicilio il diritto sorge dalla data di consegna del lavoro da eseguire da parte del datore di lavoro committente.

Periodo
L'indennità giornaliera di malattia spetta dal quarto giorno di assenza per malattia e fino ad un massimo di 180 giorni in un anno solare.

I primi tre giorni di assenza per malattia, cosiddetti di carenza, non sono indennizzati dall'INPS e generalmente i contratti collettivi prevedono che siano pagati dal datore di lavoro.

Il quarto giorno di assenza si computa dalla data di inizio della malattia dichiarata dal lavoratore sempreché la visita medica risulti effettuata nello stesso giorno di inizio della malattia o nel giorno immediatamente successivo: in caso contrario il quarto giorno deve essere computato dal giorno immediatamente precedente a quello in cui è stata effettuata la visita medica.

Se nel certificato non è riportata la data di inizio della malattia dichiarata dal lavoratore, il quarto giorno di assenza per malattia è computato dalla data di effettuazione della visita medica.

L'indennità deve essere corrisposta fin dal primo giorno in caso di ricaduta nella stessa malattia o altra conseguenziale intervenuta entro 30 giorni dalla data di guarigione della malattia precedente.

Computo del periodo massimo indennizzabile
Il periodo massimo indennizzabile (180 giorni nell'anno solare) si computa sommando tutte le giornate di malattia dell'anno solare, comprese quelle per le quali l'indennità non è stata corrisposta (giorni di carenza, giorni festivi, ecc.).
Sono esclusi dal computo del periodo massimo di malattia indennizzabile:
- i periodi di astensione dal lavoro per congedo di maternità/paternità e congedo parentale;
- i periodi di assenza causata da infortunio sul lavoro e malattia professionale;
- i periodi di malattia causata da fatto di terzi per i quali l'INPS abbia esperito - con esito positivo, anche se parziale - l'azione di surrogazione.
Se la malattia insorta in un anno si protrae nell'anno successivo, senza interruzione, il limite dei 180 giorni deve essere preso in considerazione per ogni singolo anno; per la determinazione dell'indennità economica la malattia si considera invece come un unico evento.


Misura
L'indennità giornaliera di malattia è commisurata:
    - al 50% della retribuzione media globale giornaliera per le giornate indennizzabili comprese nei primi 20 giorni di malattia;
    - al 66,66% della retribuzione media globale giornaliera a decorrere dal 21° giorno di malattia.

Per i lavoratori dipendenti da pubblici esercizi e da laboratori di pasticceria non iscritti all'Albo delle imprese artigiane l'indennità è commisurata all'80% della retribuzione media globale giornaliera per tutte le giornate indennizzabili.

Per gli operai vengono indennizzati tutti i giorni feriali (compreso il sabato), escluse la domenica e le festività nazionali e infrasettimanali; per gli impiegati e i quadri vengono indennizzati tutti i giorni di calendario (comprese le domeniche), escluse le festività nazionali e infrasettimanali cadenti di domenica.

Nel caso di ricovero in luogo di cura, ai lavoratori non aventi familiari a carico l'indennità giornaliera spetta in misura pari ai 2/5 del valore normale.

Retribuzione media giornaliera
Per gli impiegati e i quadri la retribuzione media globale giornaliera è pari a 1/30 della retribuzione percepita dal lavoratore nel mese precedente quello d'inizio della malattia, maggiorata dei ratei delle mensilità aggiuntive (concorrono alla determinazione della retribuzione tutte le voci assoggettabili a contribuzione previdenziale, con esclusione delle eventuali integrazioni dell'indennità di malattia poste contrattualmente a carico del datore di lavoro).
Se il lavoratore non ha prestato attività per l'intero periodo di riferimento (es. rapporto iniziato o cessato nel mese) la retribuzione media globale giornaliera si ricava dividendo la retribuzione percepita per il numero delle giornate di calendario ed aggiungendo al risultato 1/30 dei ratei delle mensilità aggiuntive.
Per gli operai la retribuzione media globale giornaliera risulta dalla somma di (a) retribuzione percepita nel mese precedente diviso il numero delle giornate lavorate o comunque retribuite comprese nel mese (nonché la sesta giornata in caso di settimana corta) e (b) 1/25 del rateo delle mensilità aggiuntive. Per i lavoratori retribuiti in misura fissa mensilizzata, la quota (a) si determina con il divisore 26.

Lavoratori a domicilio
Per ottenere la retribuzione media globale giornaliera dei lavoratori a domicilio da prendere a base di calcolo dell'indennità di malattia è necessario:
a)determinare la retribuzione lorda del mese precedente l'inizio della malattia (comprensiva delle maggiorazioni previste per ferie, festività, ecc. ed esclusa quella prevista per il t.f.r.), sommando le retribuzioni delle lavorazioni riconsegnate nel mese anzidetto;
b)determinare il numero delle giornate di lavorazione comprese nel mese considerato (escluse le domeniche) intercorrenti tra la data di consegna del lavoro e quella della sua riconsegna (*).
c)dividere l'importo di cui alla lettera a) per il numero dei giorni di cui alla lettera b).

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(*) Se nel mese sono state riconsegnate più lavorazioni l'operazione deve essere effettuata sommando tra loro i giorni compresi tra la data di consegna e quella di riconsegna delle singole lavorazioni. Se una delle lavorazioni riconsegnate è stata consegnata in un mese diverso da quello della riconsegna devono essere considerate le sole giornate cadenti nel mese della riconsegna.


Casi di esclusione e sospensione dell'indennità
L'indennità giornaliera di malattia non è dovuta:
    - nei casi e per tutto il periodo in cui il lavoratore fruisca, per legge o per contratto, di un trattamento economico di malattia, non avente carattere integrativo, a carico del datore di lavoro, in misura pari o superiore a quello corrisposto dall'INPS;
    - per le malattie provocate da fatti dolosi debitamente accertati e documentati nonché nei casi di procurato aborto, ove sussistano gli estremi del reato;
    - durante il periodo in cui l'assicurato fruisce delle cure termali, salvo il caso in cui sussista una effettiva incapacità lavorativa, non incompatibile con la effettuazione delle cure.

Il diritto all'indennità giornaliera di malattia è invece sospeso nei casi in cui il lavoratore:
    - si dedichi, durante la malattia, ad attività retribuite;
    - non consenta, senza giustificato motivo, l'effettuazione della visita medica di controllo ivi compresa quella disposta ai sensi dell'art. 5, L. 20 maggio 1970, n. 300, o degli accertamenti sanitari disposti nei suoi confronti;
    - alteri o falsifichi certificati medici o qualsiasi altra documentazione, salva l'esistenza dei presupposti per l'azione penale;
    - sia in stato di detenzione durante la malattia;
    - non osservi, senza giustificato motivo, il divieto di uscire di casa prescritto dal medico curante, o compia atti che possano pregiudicare il decorso della malattia o tenga un contegno pregiudizievole alle possibilità di esercizio dell'attività professionale.

Erogazione
L'indennità di malattia è anticipata generalmente dal datore di lavoro all'atto della corresponsione della retribuzione per il periodo di paga durante il quale il lavoratore ha ripreso l'attività lavorativa.

Il datore di lavoro ha l'obbligo di corrispondere anticipazioni a norma dei contratti collettivi che, in ogni caso, non devono essere inferiori al 50% della retribuzione del mese precedente, salvo conguaglio (art. 1, c. 1, D.L. 30 dicembre 1979, n. 663).

Il conguaglio con i contributi dovuti all'Istituto avviene portando in diminuzione nel periodo di corresponsione l'importo versato al lavoratore nel quadro D del mod. DM10.

L'indennità è pagata invece direttamente dall'INPS (art. 1, c. 1, D.L. 30 dicembre 1979, n. 663):
    - agli operai agricoli;
    - ai lavoratori assunti a tempo determinato per i lavori stagionali;
    - ai lavoratori disoccupati o sospesi dal lavoro che non usufruiscono del trattamento di cassa integrazione guadagni.

L'anticipazione da parte del datore di lavoro, comunque, è dovuta anche in questi casi se è previsto nei contratti collettivi.

Alternanza di lavoro a tempo parziale e a tempo pieno
Nel caso di rapporti di lavoro in cui, nel corso dell'anno, si alternano periodi di lavoro ad orario ridotto (part-time orizzontale) a periodi di attività a tempo pieno, la retribuzione media giornaliera del mese precedente la malattia deve essere ridimensionata rapportando le ore di lavoro medio giornaliero svolto in tale periodo alle ore medie giornaliere che l'interessato avrebbe dovuto svolgere se non si fosse verificato l'evento.
La retribuzione così ottenuta costituisce la base per il calcolo della prestazione richiesta, da liquidare per 6 giorni alla settimana (per gli operai) o per 7 giorni (per gli impiegati).
Lo stesso criterio si applica in caso di rapporti di lavoro che prevedono una riduzione dell'attività su base settimanale, con distribuzione non costante dell'orario di lavoro e della relativa retribuzione.
Se si prevede che nel corso della malattia l'orario contrattuale possa subire più variazioni (ad esempio per passaggi part-time/full-time e viceversa), il ridimensionamento della retribuzione deve avvenire ogniqualvolta si verifichi la variazione contrattuale dell'orario di lavoro (e della relativa retribuzione).
Per il part-time verticale sono indennizzabili solo i periodi in cui esisterebbe l'obbligo di prestare attività lavorativa.


Trattamento a carico del datore di lavoro
I contratti collettivi prevedono generalmente a carico del datore di lavoro l'obbligo di corrispondere al lavoratore la retribuzione per i primi tre giorni di malattia e di integrare l'indennità corrisposta dall'INPS per il periodo successivo.

Il datore di lavoro è altresì obbligato a corrispondere il trattamento di malattia, nei limiti previsti dai contratti collettivi, ai lavoratori che non beneficiano della prestazione previdenziale (es.: impiegati dell'industria, dell'artigianato, del credito e assicurazioni, portieri, lavoratori domestici, ecc.).
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Re: La malattia del lavoratore

Messaggioda Pastello » 28/02/2010, 14:55

Tubercolosi
datori di lavoro che occupano più di 15 dipendenti hanno l'obbligo di conservare il posto ai lavoratori affetti da tubercolosi fino a 6 mesi dopo la data di dimissione dal luogo di cura per avvenuta guarigione o stabilizzazione, con mansioni ed orario adeguati alle residue capacità lavorative.

Durante il periodo di conservazione del posto non decorre l'anzianità di servizio.

Per ottenere il prolungamento del periodo di comporto, il lavoratore deve comunicare al datore di lavoro, entro i termini del comporto ordinario di malattia, l'insorgenza della tubercolosi (Cass. 19 novembre 2001, n. 14475).

Al lavoratore che possa far valere almeno un anno di contribuzione nella vita lavorativa, spetta il seguente trattamento a carico INPS:
    - indennità giornaliera durante il ricovero o la cura ambulatoriale;
    - indennità post-sanatoriale, per una durata pari a 24 mesi dalla dimissione dal luogo di cura;
    - assegno di cura o sostentamento per 2 anni, dopo che è cessato il trattamento post-sanatoriale, rinnovabile.

L'indennità giornaliera durante il ricovero e la cura ambulatoriale:
    - è anticipata dal datore di lavoro ovvero pagata direttamente dall'INPS secondo le regole generali esposte sopra;
    - spetta dal 1° giorno di malattia (quindi non opera la carenza), comprese le domeniche e le festività;
    - il periodo massimo indennizzabile può andare anche oltre i 180 giorni previsti in generale per la malattia.
Tuttavia, dal 1° al 180° giorno l'indennità spetta in misura normale, oltre il 180° giorno è corrisposta in misura fissa.

Cure termali: Stati patologici particolari
Le prestazioni idrotermali possono essere fruite dai lavoratori al di fuori dei congedi ordinari e delle ferie annuali, esclusivamente per la terapia o la riabilitazione relative ad affezioni o stati patologici per la cui risoluzione sia giudicato determinante, anche in associazione con altri mezzi di cura, un tempestivo trattamento termale motivatamente prescritto da un medico specialista della ASL ovvero, limitatamente ai lavoratori avviati alle cure dall'INAIL, dai medici del predetto Istituto (art. 16, c. 5, L. 30 dicembre 1991, n. 412).

L'elenco delle patologie che danno diritto alla fruizione delle cure termali e all'indennità di malattia a carico INPS è individuato dal D.M. 22 marzo 2001.

L'indennità non spetta quando il lavoratore possa utilizzare ferie o congedi ordinari nel periodo previsto per la cura, a meno che il medico specialista ASL ritenga maggiormente efficace, ai fini terapeutici o riabilitativi, l'effettuazione della cura in periodo extraferiale (Cass. 23 dicembre 2002, n. 18283).

I permessi concessi per fruire delle prestazioni idrotermali non possono superare 15 giorni all'anno e tra i periodi di cure e i congedi ordinari e ferie annuali deve intercorrere un intervallo di almeno 15 giorni.

Sono indennizzabili, nel rispetto delle norme generali previste per la categoria di appartenenza del lavoratore, le sole giornate in cui la cura è stata effettivamente praticata, comprese domeniche e festività - per chi ne ha diritto - durante le quali lo stabilimento termale resta chiuso e rientranti nel ciclo di cure. Stesso criterio vale per eventuali altre giornate di interruzione del servizio da parte dello stabilimento stesso. Se lo stabilimento non osserva chiusure festive, poiché le cure devono essere effettuate consecutivamente, ai fini dell'indennizzabilità devono prendersi a riferimento i primi 12 giorni di calendario.

Sono esclusi dall'indennizzo, pure se compresi nel periodo globale di effettuazione ed entro il massimo di 15 giorni:
    - i primi tre giorni (carenza), fatta salva l'ipotesi di malattia già in atto al momento iniziale delle cure;
    - eventuali giorni di viaggio;
    - eventuali giornate (salvo quanto sopra specificato a proposito delle giornate festive) in cui non risulta effettuata la cura.

Sanzioni
In caso di violazione alla normativa relativa alla malattia del lavoratore è possibile incorrere nelle seguenti sanzioni:

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Fonte: Novecento media
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