Finalmente il correttivo al Jobs Act

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Il decreto correttivo al Jobs Act contiene alcuni ritocchi legislativi di non marginale rilievo, che incidono su snodi delicati del mercato del lavoro. Si conferma l’avvio dell’operazione tracciabilità per il lavoro accessorio. Altrettanto rilevanti sono le misure in tema di CIGS nelle situazioni di crisi aziendale complessa e la norma che consente la trasformazione in “espansivi” dei contratti di solidarietà “difensivi”, con l’accompagnamento di incentivi per il datore di lavoro. Nell’insieme, il correttivo conferma l’assoluta centralità dei problemi della tutela del lavoratore nel mercato del lavoro, sospesa tra politiche di sostegno al reddito e nuove politiche attive.

Dopo aver acquisito i pareri delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato e, per taluni aspetti, la prescritta intesa in Conferenza Stato-Regioni, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri in via definitiva e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.235 del 7 ottobre 2016 il decreto legislativo n.185 del 24 settembre 2016, il primo “Correttivo” ad alcuni decreti legislativi (81 e da 148 a 151) del Jobs Act, contenente una serie di modifiche e ritocchi, che, pur senza essere cruciali, in realtà incidono su snodi delicati del mercato del lavoro.

Di alcune di queste misure si era già trattato in un precedente editoriale (Il primo Correttivo al Jobs Act: una mini riforma?, di Riccardo Del Punta del 18 giugno 2016), e non stiamo a ripeterci, concentrandoci invece su quello che è stato modificato o aggiunto rispetto allo schema preliminare di decreto, che era stato approvato l’11 giugno scorso.

Il tema del lavoro accessorio, o tramite voucher, non è certamente passato in secondo piano in questi ultimi mesi, data il proseguimento del trend di forte crescita. Per scoraggiare gli abusi il Governo ha confermato e ulteriormente puntualizzato – e tra l’altro con un’immediata entrata in vigore, senza lo slittamento al 2017 di cui si era parlato – un’operazione tracciabilità, incentrata sulla previsione, a carico degli imprenditori non agricoli e professionisti che fanno ricorso al lavoro accessorio, di un dovere di comunicazione amministrativa preventiva.

Tali soggetti, debbono comunicare alla sede territoriale competente del nuovo Ispettorato nazionale del lavoro, 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa, mediante sms o posta elettronica, i dati o il c.f. del lavoratore, indicando, altresì, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione.

Gli imprenditori agricoli hanno però visto confermata una deroga, venendo consentito loro di effettuare la comunicazione di inizio della prestazione con riferimento ad un arco temporale sino a 3 giorni successivi. Nello schema preliminare di decreto, peraltro, i giorni erano 7: che siano stati ridotti a 3, nonostante le resistenze del settore, dimostra quanta attenzione vi sia sul lavoro accessorio agricolo.

Le modifiche non intaccano i limiti dei 7.000 euro di compensi per lavoratore accessorio e dei 2.000 euro di compensi erogati da ogni singolo committente. E’ anzi venuta meno la norma (presente nello schema preliminare di decreto) che, ribadendo un orientamento espresso dal Ministero del Lavoro in sede amministrativa, ufficializzava l’esclusione degli imprenditori agricoli dal limite dei 2.000 euro, ritenuto applicabile soltanto agli imprenditori non agricoli ed ai professionisti. Il punto rimane, quindi, sospeso, e non è escluso che il riferito orientamento amministrativo venga, prima o poi, riassorbito.

È stata introdotta una norma per sbloccare lo stallo derivante dalla mancata adozione delle normative regionali inerenti all’apprendistato di alta formazione e ricerca: ciò sia facendo salve fino alla regolamentazione regionale le convenzioni già stipulate dai datori di lavoro o dalle loro associazioni con Università o altri istituti scolastici o formativi, sia prevedendo che, in assenza delle regolamentazioni regionali previste dalla legge per questa tipologia di apprendistato, valgano comunque le disposizioni previste da un DM.

Si segnala, inoltre, l’inserimento delle sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro e dei consulenti del lavoro nel novero dei soggetti per il tramite dei quali può avvenire le trasmissione dei moduli di dimissioni on line.

Il Correttivo è molto presente, infine, sia sul versante delle politiche attive del lavoro che su quello delle politiche passive. Le ultime novità, peraltro hanno riguardato soprattutto le seconde, che sono poi, fatalmente, quelle che gli scenari di crisi rendono più urgenti o quantomeno più sensibili politicamente.

Anzitutto, il termine per poter proporre la domanda di CIGO è stato differito, dai 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività, alla fine del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento, ma limitatamente alla CIGO per eventi oggettivamente non evitabili.
Il timore del prossimo venir meno, dal 1°.1.2017, dell’istituto della mobilità, si avverte al fondo della norma che, in deroga ai limiti di durata della CIGS, e previo accordo in sede di MLPS alla presenza del MISE e della Regione interessata, ha previsto la possibile concessione nel 2016 di un ulteriore intervento di CIGS, della durata massima di 12 mesi, a favore delle imprese che non possono più accedere alla CIGS per superamento del tetto di durata massima previsto nel d.lgs. n.148/2015, e che operano in un’area riconosciuta di “crisi industriale complessa”. Condizione per l’ammissione a questo beneficio è la presentazione di un “piano di recupero occupazionale” che preveda appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la Regione e finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori.

È invece saltata, anche perché fuori delega, la previsione di un’ulteriore dotazione di 500 euro mensili da destinare ai lavoratori licenziati, nelle medesime aree di crisi complessa, al termine della CIGS.

Il Correttivo ha affrontato anche il discusso tema della NASpI per i lavoratori stagionali del turismo e del settore termale, concedendo loro per l’anno 2016, a condizione che abbiano lavorato con un minimo di consistenza nei 4 anni precedenti, un mese di NASpI in più rispetto al dovuto, fermo il limite massimo delle 4 mensilità.

È stata confermata, infine, la norma che, modificando l’art.41 del d.lgs. n.148/2015, consentirà la trasformazione dei contratti di solidarietà “difensivi” (ormai una terza causale di CIGS) in “espansivi”, rivolti cioè non ad un obiettivo di mera difesa occupazionale ma all’incremento dell’organico, in particolare con l’innesto di nuove competenze, di per sé non consentito in vigenza di un CDS difensivo.

Nell’insieme, il Correttivo conferma l’assoluta centralità, nella delicata fase economica che il paese sta attraversando, dei problemi della tutela del lavoratore nel mercato del lavoro. Una tematica sospesa tra le più tradizionali (ed a rischio di assistenzialismo) politiche di sostegno al reddito e le più ambiziose (ma lente a decollare) politiche attive, che vivrà tra breve un nuovo capitolo con l’imminente Legge di Bilancio.

Fonte: Ipsoa.it

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