Ferie residue, conto alla rovescia

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Conto alla rovescia sulla fruizione degli arretrati di ferie in azienda. Entro fine mese, infatti, i datori di lavoro devono permettere ai dipendenti di fruire il residuo ferie di quattro settimane maturate per l’anno 2010. Non farlo, li espone al rischio di una sanzione amministrativa variabile da 130 a 780 euro per lavoratore. Durante il corrente anno, inoltre, agli stessi lavoratori deve essere concessa la fruizione di almeno due settimane del monte ferie da maturare per il 2012: in mancanza, stessa sanzione.

Tre periodi di riposo
Le ferie sono un diritto irrinunciabile dei lavoratori garantito dalla Costituzione. Per ogni anno di attività il lavoratore ha diritto a un periodo di riposo, retribuito, la cui durata è fissata da contratti collettivi e può essere migliorata dal contratto di assunzione. Tale durata, comunque, non può essere inferiore a quattro settimane per anno, rappresentando questo il «minimo legale», prestabilito dalla legge, irrinunciabile e irriducibile da parte della contrattazione. La disciplina sulle ferie risale al 29 aprile 2003, data di entrata in vigore del dlgs n.66/2003 (ultima riforma dell’orario di lavoro). Per quanto riguarda la fruizione delle ferie, questa disciplina, secondo il ministero del lavoro (circolare n.8/2005), distingue tre diversi periodi di ferie: un primo periodo di due settimane; un secondo periodo di due settimane; un terzo periodo di ferie, quello eccedente il minimo di quattro settimane stabilito dalla legge, che può essere previsto dai Ccnl o dal contratto di assunzione.

È dovuta la contribuzione anticipata

Primo periodo di due settimane
Il primo periodo è lungo due settimane e va fruito nel corso dell’anno stesso di maturazione. Può essere fruito anche in modo ininterrotto, su richiesta del lavoratore interessato. Richiesta che deve comunque rispettare i principi del codice civile il che significa che, qualora mancano disposizioni di Ccnl, deve essere formulata tempestivamente in maniera tale che il datore di lavoro possa operare il corretto contemperamento tra esigenze dell’impresa e interessi del prestatore di lavoro. Allo scadere dell’anno di maturazione, ove il lavoratore non abbia goduto delle ferie per almeno due settimane, il datore diventa passibile di sanzione. Per il lavoratore, invece, quanto è stato maturato e non fruito determina un arretrato di ferie di cui potrà fruire successivamente; in ultima istanza, gli saranno indennizzate a fine rapporto lavoro. Attenzione; perché venga sanzionato il datore di lavoro è sufficiente che il lavoratore non abbia goduto anche solo di una parte delle due settimane cui egli ha diritto, e anche nel caso in cui il godimento sia successivo, poiché il periodo di ferie (di due settimane), tassativamente e complessivamente, va fruito nel corso dell’anno di maturazione e non oltre.

Secondo periodo di (altre) due settimane
Anche il secondo periodo di ferie è lungo due settimane. Può essere fruito ininterrottamente, dietro richiesta del lavoratore, o in modo frazionato entro 18 mesi dalla fine dell’anno di maturazione. Allo scadere del termine, se il lavoratore non ha goduto di questo secondo periodo di ferie, il datore è passibile di sanzione. Per il lavoratore, invece significa vantare un credito di ferie arretrate di cui potrà fruire successivamente; in ultima istanza, gli verranno indennizzate a fine rapporto lavoro.

Terzo periodo di misura variabile
Il terzo periodo di ferie, infine, è quello eccedente il minimo legale di quattro settimane. Questo periodo, generalmente previsto dalla contrattazione collettiva o dal contratto di assunzione, può essere fruito con maggiore libertà. È un periodo, infatti, esente dalle regole normative e, pertanto, se non fruito, può essere anche «monetizzato», cioè barattato con un’indennità sostitutiva, cosa che non è mai possibile (è vietato dalla legge) con riferimento ai primi due periodi, se non a chiusura del rapporto di lavoro.

La scadenza del 30 giugno 2012
Vediamo le incombenze a carico dei datori di lavoro in vista della prossima scadenza del 30 giugno. In primo luogo, dunque, occorre dare un’occhiata al contratto collettivo applicato in azienda, alla voce ferie, dove sono stabilite durata e disciplina per la fruizione. In ogni caso, con riferimento al minimo legale (quattro settimane), i datori di lavoro: durante quest’anno (2012) devono permettere ai propri dipendenti di fruire di due settimane di ferie, eventualmente in maniera consecutiva se così sono state organizzate (per esempio nel caso di ferie collettive) o se è così stato esplicitamente richiesto dal/i lavoratore/i; entro il 30 giugno 2012 (o termine più lungo fissato dal Ccnl) devono consentire la fruizione dell’eventuale arretrato di ferie relative al «minimo legale» maturato nell’anno 2010.

Disattendere queste incombenze decreta l’applicazione di una sanzione amministrativa di misura pari da 130 a 780 euro per lavoratore.

La monetizzazione delle ferie
Come accennato, sulle ferie vige il divieto di monetizzazione del periodo minimo legale di quattro settimane. Tale periodo, in altre parole, se non fruito dai lavoratori, non può mai essere sostituito da un’indennità per «ferie non godute». Le ferie che possono essere sostituite con apposita indennità sono, eventualmente: le ferie maturate fino al 29 aprile 2003, che rappresenta la data di entrata in vigore della riforma (dlgs n.66/2003); le ferie maturate dal lavoratore il cui rapporto di lavoro cessi entro l’anno di riferimento; le settimane o i giorni di ferie previsti dalla contrattazione collettiva in misura superiore al periodo minimo legale (quattro settimane).

Fonte: Carla De Lellis – ItaliaOggi Sette

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