DURC interno: regolarità contributiva e benefici

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Avviata dall’INPS la nuova procedura di controllo della regolarità aziendale per il rilascio del DURC “interno”. La procedura si basa su un sistema di “semafori” – verde, rosso e giallo – che scattano sulla base della eventuale rilevazione di irregolarità riscontrate. Ma quali sono le possibili criticità per il datore di lavoro? Quali le agevolazioni non subordinate al possesso del DURC?

Sono stati avviati, dall’Inps, i controlli della regolarità contributiva che consente il rilascio del DURC c.d. “interno” ossia della procedura che conferma la spettanza delle agevolazioni contributive e normative che il datore di lavoro fruisce in relazione ai contratti di lavoro instaurati.

Il sistema dei “semafori”
La nuova procedura instaurata dall’Istituto rappresenta graficamente la regolarità aziendale, nel cassetto previdenziale di quest’ultima, con un sistema di “semafori” il cui colore è significativo:

· Verde: va tutto bene;
· rosso: no spettano le agevolazioni;
· giallo: attenzione c’ è qualche partita da sistemare.

Detto così, sembra tutto molto facile.
Invece, non è sempre agevole risalire all’inadempienza che tale potrebbe anche non essere in quanto il sistema recepisce, ovviamente, qualsiasi discordanza, anche se derivante da errori di acquisizione o di procedura dell’Inps.
Oltre che con il sistema dei “semafori” che, in presenza del giallo segnala la necessità di affrontare una situazione di non regolarità (vero o presunta che sia), il datore di lavoro e il professionista incaricato degli adempimenti lavoristici riceveranno anche una PEC con l’invito a provvedere, entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione, alla regolarizzazione della posizione.

La mancata regolarizzazione, nel termine assegnato, dell’inadempienza rilevata, comporta che il “semaforo” passi, dal giallo, al rosso e che, conseguentemente, il datore di lavoro non possa avvalersi di benefici ed agevolazioni contributive condizionate dal requisito della regolarità contributiva finché permane tale condizione.

Regolarità contributiva e benefici normativi e contributivi
Dal 1 gennaio 2008 per fruire dei benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e di legislazione sociale, i datori di lavoro devono essere in possesso della regolarità contributiva attestata tramite il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC). Qualora vi sia coincidenza tra l’Istituto previdenziale che rilascia il DURC e quello che ammette il datore di lavoro alla fruizione dei benefici contributivi, lo stesso Istituto stesso verifica la sussistenza delle condizioni di regolarità e ne dà conferma senza procedere alla materiale emissione del Documento (c.d. DURC interno).

Con la nuova procedura, eventuali situazioni di irregolarità oltre alla segnalazione nel cassetto sono comunicate, come si è detto, al datore di lavoro e all’eventuale intermediario abilitato mediante posta elettronica certificata recante:

– l’indicazione delle irregolarità riscontrate;
– l’invito a regolarizzarle entro 15 giorni;
– l’avvertenza che, decorso inutilmente il termine indicato, verrà generato un DURC interno negativo.

Sottolinea l’Inps (circolare n.32/2014) che in caso di mancata regolarizzazione, è precluso il godimento dei benefici contributivi per il mese per cui è generato il Semaforo rosso e per i mesi successivi nei quali permane la situazione di irregolarità. Se, invece, il datore di lavoro regolarizza, si genera un DURC interno positivo sul nuovo mese considerato così consentendo il godimento dei benefici anche per i tre mesi successivi. Rimangono, però, definitivamente preclusi i benefici relativi al/ai mesi per i quali si era precedentemente generato il DURC interno negativo.

Non tutti i benefici contributivi sono, peraltro, condizionati dalla regolarità contributiva.
Con la circolare n.5 del 2008 il Ministero del Lavoro ha affermato che il concetto di beneficio deve essere inteso nel senso di eccezione, in presenza di specifici presupposti soggettivi, rispetto ad una regola che impone oneri di carattere economico-patrimoniale ad una generalità di soggetti.

I benefici contributivi, dunque, sono costituiti dagli sgravi collegati alla costituzione e/o gestione del rapporto di lavoro che rappresentano una deroga all’ordinario regime contributivo.

Detta deroga deve di fatto operare – affinché possa propriamente parlarsi di agevolazione contributiva – come abbattimento di una aliquota ordinariamente più onerosa, e non può essere a sua volta regola per un determinato settore o categoria di lavoratori.

Discende da tale argomentazione l’esclusione dal novero dei benefici contributivi – subordinati al possesso dei requisiti di cui all’art.1, comma 1175, della legge n.296/2006 – del regime contributivo previsto per il rapporto di apprendistato e delle riduzioni che caratterizzano interi settori (agricoltura, navigazione marittima, ecc.) o territori (zone montane, ecc.).

Ove, tuttavia, anche in questi ambiti ricorrano – rispetto al generale regime di sottocontribuzione – ulteriori agevolazioni di carattere contributivo non generalizzate, le stesse devono considerarsi benefici e risultano quindi subordinate al disposto di cui all’art.1, comma 1175, della legge n.296/2006.

Fonte: Ipsoa.it

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