Donne al lavoro un anno in più: Al via la riforma dettata dall’Ue

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Dal 1° gennaio l’età per la pensione è passata a 61 anni
Un anno (e fino a sei mesi) di lavoro in più per le donne del pubblico impiego. Un anno di lavoro in più per andare in pensione. Dal 1° gennaio 2010, infatti, ha preso il via il percorso di riforma che si concluderà il 1° gennaio 2018, quando il requisito d’età per l’accesso alla pensione delle lavoratrici del pubblico impiego si assesterà ai 65 anni, come già vigente per gli uomini. Fino a sei mesi di lavoro in più, inoltre, perché una volta raggiunti i requisiti di pensionamento, bisognerà comunque attendere un semestre per incassare la pensione (le finestre).

La riforma tocca solo la pensione di vecchiaia e soltanto il settore pubblico: a partire da quest’anno, le donne potranno lasciare il lavoro all’età di 61 anni (fino al 31 dicembre 2009 bastavano 60 anni). Graziate le lavoratrici che entro la fine del 2009 sono riuscite a maturare il diritto alla pensione in base alle vecchie regole, cioè con 60 anni di età e 20 anni almeno di contributi.

Dal 1° gennaio l’età per la pensione è passata a 61 anni
Un anno (e fino a sei mesi) di lavoro in più per le donne del pubblico impiego. Un anno di lavoro in più per andare in pensione. Dal 1° gennaio 2010, infatti, ha preso il via il percorso di riforma che si concluderà il 1° gennaio 2018, quando il requisito d’età per l’accesso alla pensione delle lavoratrici del pubblico impiego si assesterà ai 65 anni, come già vigente per gli uomini. Fino a sei mesi di lavoro in più, inoltre, perché una volta raggiunti i requisiti di pensionamento, bisognerà comunque attendere un semestre per incassare la pensione (le finestre).

La riforma eleva gradualmente l’età di pensionamento di vecchiaia delle donne (entrambe i sistemi), con un anno in più ogni due anni a partire da quest’anno (il 2010), per raggiungere la meta dei 65 anni dal 1° gennaio 2018. Resteranno esentate dalle novità tutte le lavoratrici che entro la fine del 2009 hanno maturato i vecchi requisiti di pensionamento (cioè 60 anni di età): per loro, infatti, è prevista la salvaguardia del diritto al pensionamento, anche dopo il 1° gennaio 2010, e a tal fine possono ottenere la certificazione del diritto alla pensione (anche se restano al lavoro cioè potranno in qualunque momento avvalersi della possibilità di andare in pensione). Restano inoltre fuori dalla manovra le eventuali discipline che prevedono requisiti anagrafici più elevati, nonché il personale delle forze armate, del corpo della guardia di finanza, delle forze di polizia e del corpo nazionale dei vigili del fuoco (dlgs n.165/1997).

Sei mesi di lavoro in più
La pensione (di vecchiaia o di anzianità; retributiva o contributiva), sia nel settore pubblico che in quello privato, si ottiene a domanda, cioè dietro presentazione all’istituto di previdenza presso cui si è iscritti (Inpdap o Inps) di un’apposita istanza. La domanda di pensione oggi non è più sufficiente a ottenere la liquidazione della pensione, come accadeva fino al 31 dicembre 2007 (con un ritardo di un mese massimo rispetto all’epoca di maturazione dei requisiti). La legge n.247/2007 (attuazione del protocollo Welfare), infatti, ha introdotto il sistema cosiddetto delle «finestre di uscita» anche per la pensione di vecchiaia (ne restano esentati coloro che ne hanno maturato i requisiti di pensione entro il 31 dicembre 2007). Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2008 si può accedere alla pensione di vecchiaia in base al seguente calendario:

1. requisiti maturati entro il 31 marzo, decorrenza della pensione dal 1° luglio dello stesso anno;
2. requisiti maturati entro il 30 giugno, decorrenza della pensione dal 1° ottobre dello stesso anno;
3. requisiti maturati entro il 30 settembre, decorrenza della pensione dal 1° gennaio dell’anno successivo;
4. requisiti maturati entro il 31 dicembre, decorrenza della pensione dal 1° aprile dell’anno successivo.

Fonte: Di Carla De Lellis – ItaliaOggi Sette

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