Disoccupazione giovanile e lavori vacanti: il lavoro c’è?

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Nonostante il tasso di disoccupazione giovanile registri il record storico, in Italia ci sono settori produttivi e professionali che hanno difficoltà a reperire risorse. È quanto emerge da un’interessante indagine condotta dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro.

Dati contrastanti emergono da un’indagine, condotta dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, che fotografa la situazione occupazionale in Italia.

Il sondaggio evidenzia che, nel primo trimestre del 2014 risultano essere 35.000 i posti disponibili che nessuno cerca e che nessuno vuole. Percentuali posti vacanti primo trimestre 2014, un dato che confligge con i tassi di disoccupazione da record storico raggiunti in Italia.
Questa la situazione che emerge dall’indagine.

Disoccupazione giovanile
Il numero di disoccupati è pari a 3 milioni 153 mila, con il tasso di disoccupazione generale che si attesta a 12,3%.
Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi è pari al 43,7%. Una percentuale così alta non si toccava più dagli anni ’70, dalla crisi industriale e petrolifera che ha caratterizzato economicamente l’Italia in quel periodo storico.

Ancora più preoccupante è il dato degli inattivi: 73,2% nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni non cerca lavoro, con percentuali elevatissime nelle Regioni del Sud Italia.

Lavori manuali
Di converso non c’è domanda ma continua a sussistere ancora un altissimo livello dell’offerta per i cosiddetti “posti in piedi”, quei lavori da svolgere manualmente si tratta di gelatieri, pasticcieri e pizzaioli.
Nel settore agricolo, invece, si assiste ad un duplice fenomeno.

Nel 2013 si è avuta una crescita di circa il 2% del numero di aziende agricole guidate da giovani under 30 e sono emerse nuove figure legate al “made in” (sommelier, birraio a chilometri zero, affinatore di formaggi, food blogger, idro-geologo, climatologo) e alla green economy (energy manager, progettista di energie rinnovabili, certificatore energetico, botanico) che hanno attratto soprattutto la fascia di lavoratori under 40.

A contrasto di questo positivo fenomeno, però, vi sono i dati legati alla difficoltà di reperire lavoratori meno specializzati, come i raccoglitori stagionali di frutta e ortaggi (40% dei posti sono rimasti vacanti) o i trebbiatori (35%).

Lavori specializzati
L’Italia risulta, inoltre, ancora troppo debole nell’economia 2.0. Mancano 230 mila specialisti in informatica, tlc e nelle professioni legate all’e-business. Nel 2015 la domanda di lavoratori specializzati arriverà a 440 mila unità, mentre in tutta Europa i posti da colmare nelle aziende diventeranno 900 mila.

Inoltre, il 36% delle imprese italiane ha difficoltà a reperire sul mercato figure professionali qualificate, soprattutto in campo ingegneristico, ma anche amministrativo, finanziario e commerciale.

Lavori del settore “cura alla persona e salute”
In Italia nel 2013 sono mancati ben 60.000 infermieri e entro il 2020 occorreranno 250 mila unità in più rispetto alle attuali 390 mila (dati confermati anche dall’ultimo Rapporto dell’OCSE).

Un settore lavorativo che cresce nonostante la congiuntura sfavorevole è quello dell’aiuto domestico con un aumento costante dei lavoratori domestici regolarmente iscritti all’INPS. Ma la maggior parte dei posti di lavoro (90% circa) come colf e badanti è ricoperto da lavoratori stranieri, in primis rumeni, ucraini e filippini.

Le figure piu’ difficili da trovare nel primo trimestre del 2014
· Commessi (5.000)
· Camerieri (2.400)
· Parrucchieri ed estetiste (1.900)
· Informatici e telematici (1.400)
· Contabili (1.270)
· Elettricisti (1.350)
· Meccanici auto (1.250)
· Tecnici della vendita (1.100)
· Idraulici e posatori di tubazioni (1.100)
· Baristi (1.000)
· Infermieri (10.000)
· Pizzaioli (6.000)

Fonte: Ipsoa.it

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