Dirigenti: soppressione della divisione aziendale senza inadempimento

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Anche per i dirigenti la soppressione di una divisione aziendale e delle relative posizioni di lavoro non costituisce inadempimento contrattuale ma è giustificato motivo di licenziamento per motivi oggettivi. In tema di insindacabilità del merito delle scelte organizzative imprenditoriali, la decisione di un istituto di credito di cessare l’attività di una divisione e di sopprimere le posizioni di lavoro afferenti, costituendo espressione della libertà di iniziativa economica, non configura inadempimento ma integra, piuttosto, la nozione di giustificatezza del licenziamento per motivi oggettivi, rispetto alla quale la tutela meramente economica dell’interesse del dirigente risulta assicurata dalla misura dell’incentivo offerto ove sia superiore a quella dell’indennità di preavviso.

Con una interessante sentenza, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha ribadito un importante principio in tema di insindacabilità del merito delle scelte organizzative imprenditoriali, ribadendo che la decisione di un istituto di credito di cessare l’attività di una divisione e di sopprimere le posizioni di lavoro afferenti, costituendo espressione della libertà di iniziativa economica, non configura inadempimento ma integra, piuttosto, la nozione di giustificatezza del licenziamento per motivi oggettivi, rispetto alla quale la tutela meramente economica dell’interesse del dirigente risulta assicurata dalla misura dell’incentivo offerto ove sia superiore a quella dell’indennità di preavviso.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato da un dirigente bancario e l’istituto di credito suo datore di lavoro.

In sintesi, i fatti.
Con ricorso al giudice del lavoro il Dott. D.R. ha esposto di essere stato assunto con decorrenza 18/2/2002 dalla Sim Bipielle Santander Central Hispano S.p.A., società partecipata dalla Banca Popolare di Lodi (poi incorporata nel Banco Popolare) e dal Banco Santander, con inquadramento al livello di dirigente bancario; che, oltre ai vari benefit, gli veniva attribuito un pacchetto di stock options per l’acquisto di azioni del Banco Santander; che era stato addetto al settore di attività Clienti Istituzionali della SIM nella quale operava; che, a seguito di uno sconvolgimento avvenuto nel maggio-giugno 2003 al vertice del Banco Spagnolo, la società aveva deciso di rinunciare a tale settore di attività ed erano state avviate trattative con i lavoratori addetti per giungere a uno scioglimento consensuale incentivato dei rapporti di lavoro.
Deduceva il dirigente che aveva ricevuto offerte d’incentivazione all’uscita e di averle rifiutate perché insufficienti; di essersi, quindi, dimesso per giusta causa nel settembre 2003.

Conveniva in giudizio, pertanto, i predetti istituti di credito per ottenere il pagamento di somme a titolo di risarcimento del danno da demansionamento, di bonus, di indennità di preavviso, indennità supplementare, TFR, ratei ferie, festività e 13 mensilità, oltre alla conferma delle stock options concesse all’atto dell’assunzione.

Il Tribunale rigettava integralmente le domande mediante due sentenze: una, non definitiva, relativa alla sola questione delle stock options, l’altra concernente tutte le altre questioni.

A seguito di appello del R. la Corte d’Appello, sul presupposto dell’avvenuta cessazione della divisione aziendale cui era addetto il dipendente, con soppressione delle posizioni di lavoro afferenti, e della dimostrata ricerca di una soluzione condivisa per lo scioglimento consensuale del rapporto attraverso l’erogazione di incentivi economici, riteneva l’insussistenza della giusta causa delle dimissioni rassegnate dal R. , prospettata a motivo della mancata risposta da parte di SIM Bipielle Santander alle lettere con le quali egli respingeva le offerte di scioglimento anticipato formulate e chiedeva il pagamento di somme più congrue, nonché della forzata inerzia cui era stato costretto in seguito alla cessazione dell’attività della divisione.

Rilevava la Corte d’appello che doveva escludersi qualsiasi valutazione discrezionale della scelta dei criteri di gestione dell’impresa, espressione della libertà d’iniziativa economica ex art.41 Cost. e, conseguentemente, che la scelta della SIM di agevolare l’uscita dei dipendenti con incentivi economici fosse lesiva delle prerogative del dipendente o configurasse inadempimento contrattuale.

Riteneva che la situazione descritta, che vede come conseguenza necessitata la cessazione dell’attività affidata al dirigente, integrasse la nozione di licenziamento per giustificati motivi oggettivi, talché la tutela economica dell’interesse del dirigente era assicurata dalla misura dell’incentivo offerto dal datore di lavoro, superiore all’indennità di preavviso.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il R., in particolare sostenendo, nella fattispecie, gli estremi della giusta causa di recesso in capo al ricorrente.

La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando un principio già presente nella giurisprudenza della S.C., ma che per la sua importanza dev’essere qui ribadito.

In particolare, osservano gli Ermellini è da ritenersi congruo il ragionamento con il quale i giudici del merito hanno escluso che le dimissioni del dirigente siano assistite da giusta causa, la quale presuppone la sussistenza di un grave inadempimento in capo al datore di lavoro.

La Corte d’appello, infatti, ha spiegato, con ragionamento congruo, che la decisione della società di cessare l’attività della divisione Clienti Istituzionali e di sopprimere le posizioni di lavoro afferenti, non sindacabile nella sua discrezionalità in quanto espressione della libertà di iniziativa economica, non configura inadempimento ma integra, piuttosto, “la nozione di giustificatezza del licenziamento per motivi oggettivi”, rispetto alla quale la tutela meramente economica dell’interesse del dirigente risulta assicurata dalla misura dell’incentivo offerto, superiore a quella dell’indennità di preavviso.

Le argomentazioni esposte trovano rispondenza nella giurisprudenza della Corte di legittimità, che, sia pure in tema di trasferimento, con argomentazione perfettamente aderente anche alla fattispecie in esame, ha affermato che il controllo giurisdizionale delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato deve essere diretto ad accertare che vi sia corrispondenza tra il provvedimento adottato dal datore di lavoro e le finalità tipiche dell’impresa, non può essere dilatato fino a comprendere il merito della scelta operata dall’imprenditore; quest’ultima, inoltre, non deve presentare necessariamente i caratteri dell’inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una delle possibili scelte, tutte ragionevoli, che il datore di lavoro può adottare sul piano tecnico, organizzativo e produttivo.

Sulla scorta di tali rilievi è da escludere, per i giudici di Piazza Cavour, che la sottrazione di mansioni radicale e in via definitiva costituisca giusta causa di recesso, così come che dalla descritta situazione sia derivato danno da demansionamento al ricorrente e, altresì, l’esonero del medesimo dall’indennità sostitutiva del preavviso, della quale la Corte d’appello ha tenuto conto in relazione alle pretese globalmente vantate. Correttamente, pertanto, è stato rilevato il carattere assorbente del mancato riconoscimento della giusta causa di dimissioni, anche con riferimento alle pretese attinenti alla liquidazione del trattamento di fine rapporto, all’omesso mantenimento delle stock options ed alla connessa pretesa risarcitoria.
Da qui dunque il rigetto del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
Ed infatti, secondo l’esegesi offerta dalla Cassazione, in tema di insindacabilità del merito delle scelte organizzative imprenditoriali, la decisione di un istituto di credito di cessare l’attività di una divisione e di sopprimere le posizioni di lavoro afferenti, costituendo espressione della libertà di iniziativa economica, non configura inadempimento ma integra, piuttosto, la nozione di giustificatezza del licenziamento per motivi oggettivi, rispetto alla quale la tutela meramente economica dell’interesse del dirigente risulta assicurata dalla misura dell’incentivo offerto ove sia superiore a quella dell’indennità di preavviso.

Fonte: Ipsoa.it

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