Dipendenti pubblici salvaguardati: liquidazione Tfs e Tfr

0
291

In assenza di deroghe, i dipendenti pubblici interessati dalle salvaguardie per l’accesso al pensionamento in base alla disciplina previgente all’art.24 del DL 201/201 conservano la modalità delle prestazioni di fine lavoro secondo la normativa vigente in materia. Lo comunica l’INPS con messaggio n.8680 del 12 novembre 2014.

L’INPS comunica, con messaggio n.8680 del 12 novembre 20104, che per i lavoratori che cessano dal servizio dopo aver usufruito di un periodo di esonero, ai sensi dell’art.72, commi 1 e 5, del decreto legge 25 giugno 2008, n.112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n.133, i criteri di applicazione dei termini di pagamento dei Tfs e dei Tfr nonché la modalità del pagamento rateale seguono la normativa vigente in materia. La salvaguardia infatti consiste nella conservazione delle regole di accesso alla pensione precedenti il 6 dicembre 2011 (data di entrata in vigore della riforma Monti Fornero), e quindi non ha alcun effetto diretto sui termini e le modalità di pagamento dei trattamenti di fine servizio e fine rapporto. Queste osservazioni valgono anche per i lavoratori che hanno usufruito del congedo per assistenza a congiunti portatori di handicap beneficiari delle salvaguardie previste.

Qualora non operi alcuna deroga all’applicazione della disciplina generale, ai fini dell’applicazione del corretto termine di pagamento si deve tener conto della causa e della data di cessazione dal servizio. Quindi, se la cessazione del rapporto di lavoro e la maturazione del diritto a pensione sono intervenuti dopo il 31 dicembre 2011 e prima del raggiungimento del limite di età ordinamentale, la prestazione non può essere messa in pagamento prima di 24 mesi, nulla rilevando la circostanza che il pensionamento è avvenuto con 40 anni di anzianità contributiva.

Il messaggio inoltre allerta i dipendenti in merito ai i termini di pagamento applicabili al personale il cui rapporto di lavoro con l’amministrazione di appartenenza è risolto unilateralmente dalla stessa al raggiungimento dei requisiti di accesso per la pensione anticipata. Infatti, le risoluzioni unilaterali operate prima del raggiungimento dell’età anagrafica che evita le riduzioni del trattamento pensionistico sono illegittime e devono essere considerate alla stregua di licenziamenti che, di fatto, non rientrano nell’ambito di applicazione dell’art.72, comma 11, del decreto legge 112/2008, ovvero di dimissioni, con conseguente applicazione del termine di pagamento ordinario di 24 mesi. In questi casi dubbi sarà necessario che si proceda ad un supplemento di istruttoria volto a chiarire le peculiarità dell’avvenuto collocamento a riposo.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here