Dimissioni online: un cantiere ancora aperto

0
25

A distanza di alcuni mesi dall’entrata in vigore della nuova procedura di dimissioni online numerosi sono ancora i dubbi interpretativi e le criticità operative rilevati dai datori di lavoro e dai lavoratori. Gli interventi chiarificatori del Ministero del lavoro, che ha via via aggiornato le FAQ sul sito Cliclavoro, non sono bastati a sciogliere tutti i dubbi. La questione aperta di maggiore rilevanza è certamente quella relativa al lavoratore che non si presenti più al lavoro e non procede alla trasmissione del nuovo modulo di dimissioni.

Il Decreto Semplificazioni del 2015 ha posto, in capo al lavoratore che intende recedere dal rapporto di lavoro, l’obbligo di trasmettere il modulo di dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro per via telematica al Ministero del Lavoro, pena l’inefficacia della risoluzione.

Già nel 2012, con la Riforma Fornero, era stata introdotta la c.d. “convalida delle dimissioni”, che condizionava l’efficacia delle stesse ad una apposita procedura da svolgere presso la DTL o il centro per l’Impiego competente ovvero alla sottoscrizione in calce alla ricevuta di trasmissione dell’UNILAV di cessazione del rapporto di lavoro.

Il legislatore ha nuovamente innovato la disciplina in esame con il dichiarato obiettivo di:

– inasprire il contrasto al fenomeno delle “dimissioni in bianco”, ovvero alla pratica tristemente diffusa di far firmare al lavoratore una lettera di dimissioni priva di data contestualmente alla sottoscrizione del rapporto di lavoro.;

– ricondurre sia le dimissioni che la risoluzione consensuale ad una “forma tipica”, che, se non rispettata, renda inefficaci le dimissioni presentate con qualsiasi modalità diversa da quella telematica.
A chi si applica

Sono tenuti a seguire la nuova procedura tutti i lavoratori dipendenti, ad esclusione dei lavoratori domestici e dei dipendenti del settore pubblico. Restano inoltre escluse dal campo di applicazione le cessazioni intervenute nelle sedi conciliative “protette” o quelle che riguardano da lavoratrici madri o lavoratori padri soggette a convalida nel periodo tutelato dalla legge (fino a 3 anni di età del bambino).

Per questa fattispecie, infatti, è già prevista una specifica procedura di convalida.

Nelle FAQ il Ministero ha anche chiarito che:

– la procedura non va applicata ai lavoratori assunti presso una società privata a partecipazione pubblica totalitaria. L’obbligo delle dimissioni telematiche vige infatti con esclusivo riferimento ai rapporti di lavoro privati, a prescindere dalla natura del datore di lavoro;
– anche il recesso dell’apprendista deve essere manifestato attraverso la procedura telematica: ciò in quanto si tratta comunque di un rapporto di lavoro subordinato, il quale, ove le parti non recedano dal medesimo, “prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”, così come previsto dall’art.42, quarto comma, del Decreto Legislativo 81/2015.

Con riferimento al socio lavoratore di cooperativa il Dicastero ha chiarito che, nel caso del recesso da socio, il lavoratore è tenuto ad effettuare la trasmissione telematica delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali.

Procedura online
Il lavoratore può optare per:

– Il ricorso ad un soggetto abilitato fra quelli individuati dalla norma:
– patronato;
– organizzazione sindacale;
– ente bilaterale;
– commissione di certificazione.

Su tali soggetti grava la piena responsabilità di identificare correttamente il soggetto che richiede la compilazione del modulo: essi ne assumono la piena responsabilità attraverso la firma digitale del file pdf prodotto dal sistema.

Il procedimento diretto, attraverso il PIN INPS e la trasmissione via PEC del form on-line al Ministero del Lavoro e via PEC al datore di lavoro.

Il Ministero del lavoro ha chiarito che la procedura telematica può essere effettuata da un tutore nominato legalmente dal Tribunale per conto di un lavoratore divenuto “incapace”, sempre tuttavia nel rispetto di quanto disposto nel provvedimento in relazione agli atti del tutore e a quelli dell’interdetto.

N.B. Entro 7 giorni dalla trasmissione del modulo il lavoratore può, con le medesime modalità, revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale.

Compilazione del modello
Con riferimento alle modalità di compilazione del modello, il Ministero ha chiarito che nel caso di rapporti di lavoro instaurati prima del 2008, poiché non sono presenti comunicazioni obbligatorie relative al rapporto di lavoro da cessare, è possibile selezionare l’opzione “Prima del 2008” e compilare manualmente i campi del modello telematico, senza indicare la data di inizio del rapporto di lavoro, che non è un campo obbligatorio.

L’obbligo del preavviso, previsto dalla contrattazione collettiva, resta fermo anche con la nuova procedura: a tal proposito il Ministero ha più volte sottolineato che una comunicazione che non rispetti il periodo di preavviso può comportare per il lavoratore l’obbligo di corrispondere al datore di lavoro la relativa indennità sostitutiva.

Il datore di lavoro è tenuto a collegare l’efficacia dell’atto di dimissioni reso dal dipendente al momento in cui riceve il modulo correttamente compilato e sottoscritto.

Soltanto dopo la ricezione del modello, a mezzo posta elettronica, il datore di lavoro potrà considerare valide le dimissioni presentate dal lavoratore e considerare risolto il contratto di lavoro: entro 5 giorni dalla data di cessazione inserita nel modulo andrà dunque predisposta la consueta comunicazione UNILAV.

Sanzioni
La mancata o non corretta effettuazione della procedura determina l’inefficacia delle dimissioni o della risoluzione consensuale: in questo caso dunque il rapporto di lavoro prosegue senza soluzione di continuità.

È prevista una sanzione che va da 5mila a 30mila euro per i datori di lavoro che alterano i moduli di dimissioni. La violazione non è sanabile, pertanto non è possibile applicare a questa fattispecie l’istituto della diffida obbligatoria.

Abbandono del posto di lavoro
La questione aperta di maggiore rilevanza è certamente la fattispecie riferita al lavoratore che non si presenti più al lavoro ma, per qualunque ragione, non proceda alla trasmissione del nuovo modulo di dimissioni.

Pochi giorni fa, in audizione presso la Commissione Lavoro della Camera, il Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro ha fatto rilevare come, in base all’attuale impostazione normativa, l’unica possibilità a disposizione del datore di lavoro è costituita dall’avvio di un procedimento disciplinare secondo l’iter e con i tempi disposti dalla legge, dalla contrattazione collettiva o dal regolamento aziendale.

Soltanto al termine di tale procedura, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento, ma sarà comunque tenuto a versare all’INPS il contributo di licenziamento. Si tratta dunque di un iniquo, gravoso ed ingiustificato onere posto in capo al datore di lavoro che, in questa fattispecie, non ha alcuna possibilità di difendersi dal comportamento omissivo del lavoratore.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here