Dimissioni: nuove norme

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In futuro le dimissioni dei lavoratori andranno presentate esclusivamente su un modulo ministeriale numerato che scade dopo 15 giorni dal suo ritiro. È quanto prevede il disegno di legge n. 1695 che reca le disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie, proposta che è stata approvata in via definitiva dal senato il 25/9/2007 e che, adesso, è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

L’obiettivo della nuova legge è ambizioso e consiste nel tentativo di scoraggiare la deprecabile prassi delle cosiddette «dimissioni in bianco» fatte sottoscrivere ai lavoratori preventivamente al momento dell’assunzione. Così facendo i lavoratori sono posti nella condizione di rinunciare totalmente all’esercizio dei loro diritti per tutta la durata del rapporto di lavoro, pena la certezza di un licenziamento immediato (provvedimento che resta, tuttavia, formalmente occultato dalla presenza della lettera di dimissioni).

Questa pratica viene spesso utilizzata anche allo scopo di consentire un agevole licenziamento delle lavoratrici in caso di maternità, nonché per conseguire cospicui vantaggi economici quale, per esempio, quello di sgravare l’impresa dall’onere relativo al pagamento dei periodi di assenza conseguenti a infortuni o malattia.

Le principali norme contro gli atti discriminatori 
In linea generale è prevista la nullità di tutti gli atti o dei patti posti in essere dal datore di lavoro e diretti a licenziare un lavoratore, discriminarlo nell’assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione a uno sciopero.
La nullità investe, inoltre, anche i patti o gli atti con finalità di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, d’età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali (art.15, legge n.300/1970).

Divieto di licenziamento per causa di matrimonio
(art.35, commi 3 e 5, dlgs n.198/2006)
Sono nulle e si considerano non apposte le clausole di qualsiasi genere che prevedano comunque la risoluzione del rapporto di lavoro delle lavoratrici in conseguenza del matrimonio.
Ugualmente è nullo il licenziamento attuato a causa di matrimonio. Si presume tale il licenziamento della dipendente nel periodo intercorrente dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio fino a un anno dopo la celebrazione. Tuttavia è data facoltà al datore di lavoro di provare che il licenziamento della lavoratrice, avvenuto nel periodo suddetto, è stato effettuato non a causa di matrimonio, ma in ragione di alcune tassative ipotesi previste dalla legge stessa.

Dimissioni per causa di matrimonio
(art.35, comma 2, dlgs n.198/2006)
Sono pure nulle le dimissioni presentate dalla lavoratrice sempre nel periodo suddetto, a meno che la medesima, entro un mese, non le confermi recandosi per la sottoscrizione presso la Direzione provinciale del lavoro.

Divieto di licenziamento di lavoratrice madre
(art.54, dlgs n.151/2001)
Le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Il licenziamento eventualmente intimato durante questo periodo è nullo. Anche in questo caso, tuttavia, il divieto in questione non trova applicazione in alcune tassative ipotesi previste dalla norma. È altresì nullo il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore. In caso di fruizione del congedo di paternità, di cui all’art.28, del dlgs n.151/2001 il divieto di licenziamento si applica anche al padre lavoratore per la durata del congedo stesso e si estende fino al compimento di un anno di età del bambino.
Queste disposizioni si applicano anche in caso di adozione e di affidamento. Il divieto di licenziamento si applica fino ad un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare, in caso di fruizione del congedo di maternità e di paternità.

Dimissioni per maternità o paternità
(art.55, dlgs n.151/2001)
Nel caso di dimissioni presentate dalla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, queste devono essere convalidate, a pena di nullità, dal servizio ispettivo della Direzione provinciale del lavoro.

Fonte: www.italiaoggi.it

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