Dimissioni: con il Jobs Act procedura esclusivamente telematica

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Il Jobs Act modifica la procedura in materia di dimissioni dal lavoro. Diritto di ripensamento a favore del lavoratore nei sette giorni successivi alla ricezione delle dimissioni e regolazione della situazione relativa alle dimissioni per fatti concludenti, controverse in giurisprudenza: queste, in sintesi, alcune delle proposte di Senato e Camera sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità.

Il 5 agosto scorso, la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica hanno espresso parere favorevole, con alcune osservazioni, allo Schema di decreto legislativo recante disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità.

Il provvedimento, attuativo di una delle deleghe previste dalla legge n.183/2014 – Jobs Act, contiene anche la modifica alla procedura in materia di dimissioni dal lavoro.

L’articolo 26 prevede l’adozione di “modalità semplificate per garantire la data certa nonché l’autenticità della manifestazione di volontà del lavoratore in relazione alle dimissioni o alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, anche tenuto conto della necessità di assicurare la certezza della cessazione del rapporto nel caso di comportamento concludente in tal senso del lavoratore”.

In particolare, lo schema di decreto prevede che le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro siano fatte, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalità telematiche su appositi moduli resi disponibili dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e trasmessi al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente con le modalità individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo, il lavoratore ha la facoltà di revocare le dimissioni e la risoluzione consensuale con le medesime modalità.

Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali dovranno essere stabiliti, tra l’altro, le modalità di trasmissione nonché gli standard tecnici atti a definire la data certa di trasmissione.
La trasmissione dei moduli può avvenire anche per il tramite dei patronati, delle organizzazioni sindacali, degli enti bilaterali e delle commissioni di certificazione.

La nuova normativa non trova applicazione per il lavoro domestico e qualora le dimissioni o la risoluzione consensuale intervengano nelle sedi c.d. protette.

Il Senato accogliendo la proposta del relatore, l’ex ministro del lavoro Sacconi, che nella relazione pur valutando positivamente il superamento delle farraginose procedure previste dall’articolo 4 della legge n.92/2012 – Legge Fornero, invitava a prestare maggiore attenzione nel disciplinare gli aspetti inerenti alle modalità telematiche per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, in modo tale da scongiurare la prevalenza della logica del sospetto verso l’abuso dell’impresa. L’introduzione di ulteriori irrigidimenti delle procedure attraverso l’invio di moduli telematici da inoltrare a cura del lavoratore e i paralleli adempimenti burocratici richiesti alle aziende – si legge nella relazione- andrebbe evitato in quanto poco conforme a quanto previsto dalla Legge delega 183/2014.

Ed il parere del Senato, accogliendo la proposta del relatore, con riferimento all’articolo 26 in materia di dimissioni del lavoratore ritiene opportuno introdurre un diritto di ripensamento a favore del lavoratore nei sette giorni successivi alla ricezione delle dimissioni, in modo tale da creare le opportune condizioni di tutela per l’accertamento dell’effettiva volontà del lavoratore senza irrigidire ulteriormente le procedure e rinviare ad un successivo decreto l’individuazione delle modalità di trasmissione, gli standard tecnici e i dati richiesti.

Viene altresì proposta l’introduzione della defiscalizzazione degli incentivi agli esodi volontari, intesi come tali anche quelli relativi a piani incentivanti concordati o non con le Organizzazioni Sindacali nel caso di licenziamenti collettivi disposti con il criterio della non opposizione, che si concludano con una conciliazione volontaria, per importi, a prescindere dal numero massimo delle mensilità dovute per legge, entro il limite massimo di 200mila euro;

La Camera approva, invece, la procedura delineata dai primi cinque commi del citato articolo 26, ma propone di regolare una ulteriore situazione relativa alle cd. dimissioni per fatti concludenti così controverse in giurisprudenza, cioè la possibilità che la perdurante assenza del lavoratore rappresenti la manifestazione di volontà di recesso del contratto di lavoro.

Peraltro, proprio nei giorni scorsi la Corte di Cassazione si è occupata di una controversia riguardante una risoluzione del rapporto di lavoro che il datore di lavoro aveva ritenuto fosse un recesso del lavoratore.
In particolare, la sentenza n.16269 ha preso atto che il datore di lavoro non è stato in grado di provare che la risoluzione fosse avvenuta su iniziativa del lavoratore è considerato che l’onere probatorio di dimostrare la causa della risoluzione incombe sul datore di lavoro, ha ritenuto che il caso dovesse essere trattato alla stregua di un licenziamento orale e pertanto inefficace.

Conseguentemente, considerato che il datore di lavoro non aveva intimato il licenziamento, la Suprema Corte, ha ritenuto illegittima la risoluzione del contratto di lavoro.

Tornando al parere della Camera, il comma 5-bis proposto prevede che salva diversa previsione dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, qualora il lavoratore si assenti per un periodo superiore a sette giorni , e non abbia fornito, alcuna comunicazione, il contratto si intende risolto per dimissioni volontarie, anche in mancanza della comunicazione prevista dalla nuova procedura prevista dal decreto.

Dunque non è necessaria la sottoscrizione del modulo in quanto la volontà deriva da una situazione di fatto la cui dimostrazione contraria incomberà sul lavoratore.

Dunque in caso di controversia, se il lavoratore contesterà l’illegittimità del licenziamento al datore di lavoro avrà l’onere di dimostrare che nei sette giorni precedenti la risoluzione del contratto egli non era assente ovvero abbia effettuato apposita comunicazione al datore di lavoro.
Si tratta di una proposta che se accolta consentirà sia di dare certezza ad una situazione di fatto che non è affatto raro che si verifichi e consente di evitare contenziosi.

Peraltro nella gran parte dei casi il datore di lavoro, proprio per evitare contenziosi, tratta casi simili quali assenze ingiustificate che comportano tuttavia la necessità di avviare un procedimento disciplinare.
Quindi, contestazione dell’addebito, attesa delle giustificazioni previste dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori e dai regolamenti disciplinari contrattualmente applicabili ed applicazione della sanzione del licenziamento.

Oltre alla descritta procedura, occorre altresì calcolare e versare il contributo per il finanziamento della prestazione NASPI.

La modifica andrebbe evidentemente a superare tale procedura ed anche il citato onere contributivo.

Fonte: Ipsoa.it

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