Dimissioni, ansia da decorrenza

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Semplificazione a metà per la nuova procedura delle dimissioni volontarie. Se, infatti, da un lato c’è la facilitazione per i lavoratori di poter fare tutto da sé, senza dover più ricorrere all’ausilio di un intermediario, il cambio di rotta del ministero sulla decorrenza del modulo complica la gestione del recesso, ai lavoratori e alle imprese. Perché tutto vada liscio, infatti, è necessario che la risoluzione del rapporto venga sempre preceduta dal preavviso lavorato.

Se le dimissioni sono immediate o se le parti concordano di non svolgere il periodo di preavviso, la gestione deve affidarsi alla capacità di intuito di chi gestisce i rapporti e le buste paga dei lavoratori.

Stop alla libertà di dimettersi 
Le dimissioni rappresentano un atto volontario del lavoratore attraverso cui egli manifesta volontà di cessare il contratto di lavoro.

La fonte normativa (articolo 2118 del codice civile) stabilisce che ciascuno dei contraenti (lavoratore o datore di lavoro) può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti dalle norme dei contratti collettivi, dagli usi o secondo equità. In mancanza di preavviso, il recedente deve all’altra parte un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

Mentre ai datori di lavoro sono state imposte severe limitazioni alla libertà di recesso (in tal caso si parla, propriamente, di licenziamento del personale), per i lavoratori tale libertà è rimasta intatta: dinanzi alle dimissioni, il datore di lavoro non può fare nulla dall’accettare la decisione presa dal lavoratore.

Dal 5 marzo, si aggiunge un ulteriore tassello di protezione dei lavoratori (a favore di uno pseudo-principio di «stabilità» del posto di lavoro): una «forma» per la presentazione delle dimissioni. Le novità sono arrivate dal decreto 21 gennaio 2008, pubblicato sulla G.U. n.42/2008, che ha attuato le previsioni della legge n.188/2007.

Con il sistema informatico si attribuisce una nuova «forma tipica» alle dimissioni volontarie dal lavoro. Queste, in altre parole, devono necessariamente essere formalizzate sul modulo informatico che ha una validità temporale di 15 dalla data di emissione.

Procedura unica, ma per due vie 
La nuova procedura per la rassegnazione delle dimissioni funziona su internet, in una sezione del sito web del Ministero del Lavoro. In un primo momento era stata limitata l’azione del lavoratore, il quale non poteva fare tutto da sé, ma soltanto compilare e stampare il modulo, per poi sottoporlo alla validazione presso un ufficio abilitato (intermediario) che gli attribuiva un codice unico e, quindi, le caratteristiche della non contraffabilità, per una durata di 15 giorni. Dal 26 marzo, questa procedura è stata modifica dando la possibilità al lavoratore anche di autovalidare il modulo delle dimissioni.

Al lavoratore, in altre parole, è stato consentito di registrarsi al sito Mdv del Ministero del Lavoro e, una volta registratosi, gli diventa possibile compilare il modulo e valicarlo. Al termine, quindi, può stamparlo, firmarlo e consegnarlo al datore di lavoro, fermo restando la validità di 15 giorni.

Ansia da preavviso 
Novità importante scaturita dalle ultime istruzioni ministeriali è la precisazione sul contenuto (ossia sul significato) da dare alla «data di decorrenza dimissioni» da segnare sul modulo informatico, alla «Sezione 4-Dimissioni».

Il ministero ha detto che tale data deve coincidere con il primo giorno da cui decorre il preavviso, non con il primo giorno di non lavoro (decorso l’eventuale preavviso) come in precedenza indicato. Il cambio di rotta crea non pochi problemi. A lavoratori e imprese.

In primo luogo, la precisazione viene data come se l’unica modalità percorribile per la risoluzione di un rapporto di lavoro mediante dimissioni sia quella costituita dalle fasi: a) comunicazione al datore di lavoro; b) decorrenza del periodo di preavviso; c) cessazione del rapporto.

Se la strada è questa, come indicato in tabella, la precisazione non crea problemi e, dunque, tutto funziona senza intoppi. Fermo restando che, intanto, dal 5 al 25 marzo ci saranno situazioni di dimissioni presentate con le vecchie regole: per queste, la novità crea solamente incertezze.

Ben noto, invece, è che la realtà è un’altra. E cioè che, a prescindere dalla previsione o meno di un preavviso da parte della contrattazione collettiva, il lavoratore può rassegnare le dimissioni anche con effetto immediato, cioè con risoluzione immediata del rapporto di lavoro. Oppure, se anche le dimissioni sono state date con anticipo, datore di lavoro e lavoratore possono accordarsi per non svolgere il preavviso e, dunque, per l’immediata risoluzione del rapporto. È in questi casi che il modulo non funziona appieno, rendendo possibili le operazioni solo con una certa capacità di intuito e di calcoli, ma prive di certezza giuridica.

Accordo sul mancato preavviso 
Riprendiamo l’esempio indicato in tabella, quello di una situazione per la quale il Ccnl preveda un periodo di preavviso pari a 30 giorni, la dimissione (recesso del rapporto) si vuole che avvenga il 7 maggio prossimo per cui il preavviso dovrebbe durare dal 7 aprile al 6 maggio. Poniamo ora che il lavoratore consegni il 4 aprile il modulo al suo datore di lavoro.

Nessun problema se tutto viene rispettato (come esemplificato in tabella); poniamo invece il caso che il datore di lavoro convenga con il lavoratore di erogargli l’indennità sostitutiva di preavviso in cambio della risoluzione immediata del rapporto, cioè dal 7 aprile: come andrà gestita questa situazione?

Se sono entrambi d’accordo, si potrà chiudere il rapporto al 7 aprile e, conseguentemente, entro cinque giorni (11 aprile), il datore di lavoro provvederà anche alla comunicazione obbligatoria (sistema CO). In questo caso, ci si chiede, è sufficiente a «provare» l’accordo tra le parti sul mancato svolgimento del preavviso e sulla risoluzione immediata del rapporto di lavoro, la «gestione» contabile del rapporto di lavoro? Cioè, l’evidenziazione in busta paga dell’erogazione dell’indennità sostitutiva del preavviso e la comunicazione (sistema CO) del datore di lavoro? Probabilmente sì, anche se va consigliato al datore di lavoro di sottoscrivere per iscritto l’accordo con il lavoratore sulla risoluzione immediata.

Dimissioni ad effetto immediato 
Situazione ben diversa, invece, è quella del caso delle dimissioni immediate per interesse del solo lavoratore. In questo caso, sul modulo, il lavoratore che data deve indicare? Riprendiamo ancora una volta l’esempio indicato in tabella, quello di una situazione per la quale il Ccnl preveda un periodo di preavviso pari a 30 giorni.

Poniamo che il lavoratore voglia dimettersi con effetto immediato dal 5 aprile e consegni il modulo al suo datore di lavoro il giorno precedente, il 4 aprile: come ci si dovrà comportare? In primo luogo, c’è da chiedersi: che data deve indicare il lavoratore sul modulo? Deve retrodatare di 30 giorni (quant’è il preavviso), così che poiché la consegna avviene il 4 aprile si possa «dedurre (o intuire)» che il preavviso non è stato svolto? E se il lavoratore indica la data del 4 aprile, come potrà il datore di lavoro dimostrare che il lavoratore si è dimesso con effetto immediato? La situazione, come si vede, è critica. Già sarebbe un passo avanti se il lavoratore, nel motivo delle dimissioni (sezione 4 del modello), specificasse che hanno effetto immediato. Ma i problemi restano e, per la maggioranza, restano a carico dei datori di lavoro.

DIMISSIONI E PREAVVISO 
Dimissioni con preavviso lavorato

Il lavoratore: Compila il modulo delle dimissioni volontarie, lo valida su internet, lo stampa, lo firma e lo consegna al datore di lavoro.
La consegna deve avvenire prima del decorso del periodo di preavviso (prima della data indicata nel modulo stesso).
La data decorrenza delle dimissioni da indicare sul modulo è quella del primo giorno da cui decorre il preavviso.

Il datore di lavoro: Alla risoluzione del rapporto di lavoro, avrà tempo 5 giorni per comunicare telematicamente (al sistema CO) la risoluzione del rapporto di lavoro.

Esempio: Periodo di preavviso = 30 giorni.
Recesso dal rapporto = 7 maggio 2008.
Periodo di preavviso = dal 7 aprile al 6 maggio.
Lavoratore = Per la validità del periodo di preavviso consegna al datore di lavoro il modulo delle dimissioni entro il 6 aprile 2008.
Datore di lavoro = Entro il 12 maggio (se il preavviso non è interrotto per una ragione prevista dalla legge) deve comunicare al sistema CO la risoluzione del rapporto di lavoro.

Si riduce il campo di applicazione 
Le recenti istruzioni ministeriali hanno chiarito il campo di applicazione della nuova procedura. Le dimissioni volontarie, ha spiegato il ministero, si applicano a tutti i casi di recesso unilaterale del lavoratore previsti dall’art. 2118 cc, nel rispetto del preavviso, la cui obbligatorietà non viene meno, rendendo nulle le dimissioni rassegnate con modalità diverse. Nessuna eccezione è contemplata, né riguardo alla natura giuridica, né in riferimento al settore economico di appartenenza del datore di lavoro.

La disciplina, invece, non si applica:
– nei confronti dei rapporti di lavoro marittimo, (regolati da Legge speciale del Codice della navigazione);
– agli accordi di risoluzione consensuale bilaterali (disciplinati dalle norme generali sui contratti), che prevedono la libera manifestazione del consenso;
– nei casi di recesso unilaterale dal lavoratore durante il periodo di prova, previsto dalla contrattazione collettiva che regola il rapporto di lavoro;
– nei casi di cosiddette dimissioni per giusta causa ex art.2119 c.c;
– le cd dimissioni incentivate laddove frutto di un accordo tra lavoratore e datore di lavoro e quindi configurino una risoluzione consensuale del rapporto;
– in caso di collocamento di quiescenza e di collocamento in pensione;
– alle cessazioni di contratto, in quanto la cessazione del rapporto non avviene con atto unilaterale, ma con accordo trilaterale;
– agli stage e tirocini in quanto non costituiscono rapporti di lavoro autonomo né subordinato;
– alle prestazioni di lavoro accessorio ai sensi dell’art. 70 dlgs n.276/2003;
– alle prestazioni di lavoro occasionale svolte in regime di piena autonomia ex art.2222 cc;
– in caso di dimissioni di componenti di organi di amministrazione e di controllo di società e partecipanti a collegi e commissioni purché si configurino come rapporti di lavoro autonomi e non come collaborazioni coordinate e continuative;
– ai rapporti di impiego pubblico non privatizzati e dunque non contrattualizzati (art.3 del dlgs n.165/2001).

Fonte: Daniele Cirioli – www.italiaoggi.it

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