DDL Jobs act: il futuro delle collaborazioni coordinate e continuative

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Il DDL Jobs act, in discussione al Senato (AS. 1428), si propone di rafforzare le tutele per le collaborazioni coordinate e continuative. Tra gli interventi, particolarmente significativo è quello che riconosce alle lavoratrici madri parasubordinate il diritto alla prestazione di maternità anche in assenza del versamento dei contributi da parte del committente.

In bilico fra abolizione e nuove tutele, le collaborazioni coordinate e continuative, a progetto, sono ancora una volta al centro dell’attenzione. Sembra, infatti, che insieme all’articolo18 della legge n.300 del 1970, il Governo intenda cancellare “ tutte le forme di co. co co, di precariato”. L’intenzione sarebbe di per sé apprezzabile, se non fosse che viene da chiedersi: con che cosa le sostituiamo?

Se l’esperienza serve a qualche cosa, non è che dopo la stretta operata dalla riforma Fornero (legge n.92/2012) sulle false partite IVA e le collaborazione prive di un effettivo progetto ci sia stata una corsa alla conversione in rapporti di lavoro subordinato. Per ottenere questo serve un incentivo più appetibile di quanto possa essere un contratto di lavoro a tutele crescenti, ma di costo uguale a quello di un normale contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Nemmeno può essere dimenticato che fin dal 2003, con interventi successivi e via via più stringenti, si è cercato di scoraggiare il ricorso improprio ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa privi dei caratteri di autonomia che devono, invece, contraddistinguerli.

Gli interventi nel DDL Jobs act
Al di là, quindi, di ciò che il futuro potrebbe riservare a queste tipologie contrattuali, vediamo gli interventi che il Disegno di legge in discussione al Senato (AS 1428) dedica ai collaboratori coordinati e continuativi con il condivisibile intento di fornire loro maggiori tutele.

Maternità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro
Un primo intervento, del tutto apprezzabile, lo si rinviene nell’articolo 5 del richiamato disegno di legge che delega il Governo a rivedere le misure intese a tutelare la maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, con la previsione di estendere, eventualmente anche in modo graduale, le prestazioni di maternità a tutte le categorie di donne lavoratrici.

Per quanto attiene le collaboratrici coordinate e continuative, con o senza progetto, già ora è prevista una tutela normativa ed economica in caso di maternità.

Sotto l’aspetto normativo sono previsti divieti di rendere la prestazione alla stregua di quanto avviene per le lavoratrici subordinate, mentre per gli aspetti economici, pur essendo prevista l’indennità di maternità per i mesi di astensione obbligatoria dal lavoro, il diritto alla prestazione è condizionato dal possesso del requisito contributivo (almeno tre mesi di contribuzione nei dodici mesi precedenti) e l’accredito contributivo è, a sua volta condizionato dall’effettivo versamento dei contributi da parte del committente. In aggiunta, l’accredito della mensilità richiede un versamento contributivo “minimo” calcolato sul minimale reddituale della Gestione previdenziale dei commercianti. E particolarmente significativa, pertanto, la lettera b) dell’articolo 5 riconosce alle lavoratrici madri “parasubordinate” il diritto alla prestazione di maternità anche in assenza del versamento dei contributi da parte del committente, riconoscendo quindi a loro favore il cosiddetto principio di automaticità della prestazione che è proprio del lavoro subordinato.

Compenso orario minimo
L’articolo 4 del Disegno di legge, che è senza dubbio il più controverso e per il quale si parla in queste ultime ore di un ulteriore intervento emendativo da parte del Governo, introduce alla lettera e), anche in via sperimentale, il criterio del “compenso orario minimo” applicabile secondo il testo originario, ai rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato.

In sede di discussione in Commissione Lavoro del Senato, la previsione è stata estesa ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, previa consultazione delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

L’intervento del “compenso minino” è stato, però, limitato ai settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Fonte: Ipsoa.it

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