DDL Jobs Act: focus sul contratto di lavoro “a tutele progressive”

0
54

La Commissione Lavoro del Senato riprende oggi l’esame del Disegno di Legge Jobs act che – nelle intenzioni del Governo – dovrebbe dare la scossa ad un mercato del lavoro ormai in caduta libera. Fari accessi sul nuovo contratto di lavoro “a tutele progressive”.

Nello scorso luglio l’iter del Disegno di Legge con il quale il Governo intende completare la propria strategia di intervento sul mercato del lavoro era stato sospeso a causa dell’ingorgo parlamentare causato dai numerosi decreti legge in scadenza, la cui approvazione ha impegnato le Camere sino all’inizio della pausa estiva dei lavori.
Oggi, la Commissione Lavoro del Senato riprende i lavori per dare corpo all’auspicio del Governo di completarli entro il correntemese di settembre.

Rinviando agli articoli già apparsi sul Quotidiano per l’illustrazione del testo del disegno di legge, rammentiamo in questa sede che il DDL contiene 5 deleghe al Governo in materia di:

1) ammortizzatori sociali;
2) servizi e politiche attive per il lavoro;
3) semplificazione delle procedure e degli adempimenti per la costituzione e la gestione dei rapporti di lavoro;
4) riordino delle forme contrattuali;
5) maternità e conciliazione.

Il DDL si conclude con un articolo 6, recante disposizioni comune per l’esercizio delle predette deleghe.
In questa sede, ci occupiamo della delega per il riordino della materia contrattuale per fare il punto sullo stato dell’arte ed integrarlo con le presumibili direttrici di intervento che verranno seguite nell’elaborazione dei decreti delegati. Rammentando – comunque – che l’impianto normativo prefigurato dal disegno di legge in commento non sarà completato prima del 2015 e che è molto probabile che una parte del disegno complessivo troverà (o meno) risorse ed integrazioni normative nell’ambito della Legge di Stabilità 2015 che il Governo si accinge – nelle prossime settimane – a predisporre e sottoporre all’esame parlamentare.

La delega al Governo per il riordino delle forme contrattuali
L’articolo4 del disegno di legge dispone che: “Allo scopo di rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione, nonché di riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo, il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti misure per il riordino e la semplificazione delle tipologie contrattuali esistenti, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi che tengano altresì conto degli obiettivi indicati dagli orientamenti annuali dell’Unione europea in materia di occupabilità:

a) individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, anche in funzione di eventuali interventi di semplificazione delle medesime tipologie contrattuali;
b) redazione di un testo organico di disciplina delle tipologie contrattuali dei rapporti di lavoro, semplificate secondo quanto indicato alla lettera a), che possa anche prevedere la introduzione, eventualmente in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti;
c) introduzione, eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
d) previsione della possibilità di estendere il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attività lavorative discontinue e occasionali, in tutti i settori produttivi, attraverso la elevazione dei limiti di reddito attualmente previsti e assicurando la piena tracciabilità dei buoni lavoro acquistati;
e) abrogazione di tutte le disposizioni che disciplinano le singole forme contrattuali, incompatibili con il testo di cui alla lettera b), al fine di eliminare duplicazioni normative e difficoltà interpretative e applicative.”
I contenuti sostanziali della delega sul lavoro e le possibili direttrici di sviluppo della normativa
In premessa, va segnalato che – a prescindere dall’incertezza legata al fatto che la discussione parlamentare è pienamente in corso – il giudizio di merito sul “progetto” tratteggiato dalla delega deve essere posticipato, all’entrata in vigore dei decreti delegati che daranno corpo e sostanza ai principi e criteri direttivi della delega stessa.

E, in questa logica, una prima riflessione, per certi versi metagiuridica, è quella relativa ai “tempi”. Tempi di entrata in vigore delle misure, e tempi di “durata” delle misure stesse.

Innanzitutto, va ribadito che le misure meramente tratteggiate nel testo in commento inizieranno a produrre i loro primi effetti tra non meno di un anno da oggi. In secondo luogo, come specificheremo poco sotto, la natura “eventuale” e “sperimentale” di alcune delle misure rischia di rendere l’odierno DDL una sorta di “libro dei sogni”. O, quantomeno, per riprendere un concetto recentemente esposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, c’è il rischio che la norme in questione siano affette da quella “annunciate” che – allo stato – ha caratterizzato una parte non indifferente dell’operato del Governo.

Nel dettaglio, i principi e criteri direttivi appaiono generici e, peraltro, mirano all’inserimento, nei futuri decreti delegati, di elementi metagiuridici. Ci riferiamo, in particolare, alla delega sub lett. a) che prevede il conferimento al Governo di compiti di “ricerca” invece che di normazione (“individuare ed analizzare tutte le forme contrattuali”): compiti che, con tutta evidenza:

1) non necessitano di delega legislativa per essere posti in essere;
2) possono essere svolti in poche ore dagli Uffici del Ministero del Lavoro.

Quanto, poi, agli aspetti più concreti e giuridici:

1) l’introduzione del contratto unico a tempo indeterminato con tutele progressive, indicato dal Governo come “l’obiettivo a tendere” dell’intera riforma, nel DDL è indicato come: a) eventuale; b) e sperimentale;
2) gli interventi di semplificazione delle molteplici forme contrattuali di impiego oggi vigenti, sono indicati come meramente “eventuali”, con la conseguenza che è lecito dubitare che il contratto sperimentale di cui al punto precedente potrà essere effettivamente efficace, in quanto sostitutivo delle altre modalità di assunzione;

Quanto, poi, all’altro elemento “fondante” delle politiche del lavoro impostate dal Governo, anche il “compenso orario minimo” universale per il lavoro subordinato è indicato come una possibilità sperimentale. Anche se in questo caso la “prudenza normativa ed economica” è d’obbligo, sia perché il compenso dovrebbe essere applicato a “contratti” ad oggi ignoti, sia perchè la “sperimentalità consentirà alle imprese (che quei salari minimi dovranno pagare) di aver posto altra “distanza temporale” tra loro e la crisi economica attualmente ancora non superata.

La prospettiva del contratto unico
Tralasciando le forti perplessità sistemiche di cui sopra, va comunque approfondito il possibile sviluppo di quello che viene indicato il contratto di lavoro del futuro: il contratto unico a tutele progressive.

I criteri direttivi indicati dall’articolo 4 sulla questione sono abbastanza scarni e devono quindi essere integrati con quanto emerso nella discussione parlamentare precedente all’estate e le recenti prese di posizione del Ministro del Lavoro e di alcuni dei responsabili delle politiche del lavoro delle forze politiche che compongono la maggioranza di Governo.

La questione si intreccia con il dibattito che ruota intorno alla riforma dello Statuto dei Lavoratori e del suo articolo 18 sulla tutela dai licenziamenti ingiustificati oltre che – da un punto di vista “pratico” – con la disciplina del contratto a termine recentemente innovata dal D. L.34/14.

Quanto a quest’ultimo aspetto, con coincidenza temporale che si assume non casuale, il contratto a tutele progressive dovrebbe prevedere l’assunzionea tempo indeterminato ma con la sospensione delle garanzie contro il licenziamento per la durata di tre anni (ossia la stessa durata dei contratti a termine acausali introdotti dal citato decreto 34/14).
Al termine di tale triennio, il lavoratore proseguirà il proprio rapporto a tempo indeterminato “acquisendo” le tutele generali dello Statuto dei Lavoratori, ivi comprese quelle previste dall’articolo 18 sul licenziamento. Tuttavia, non è chiaro, alla data odierna, se le tutele saranno quelle dell’odierno articolo 18 (quale modificato dalla Legge Fornero del 2012) o se si modificherà ulteriormente la norma, riducendo ulteriormente (o eliminando del tutto) i casi di reintegra sul posto di lavoro, per sostituirli completamente con delle forme di indennizzo economico.
I fautori di tale seconda ipotesi, prevedono poi che – stante la volontà di pervenire comunque a forme di stabilizzazione dei rapporti di lavoro dotate di una certa effettività – si potrebbe prevedere una disciplina ex ante del valore degli indennizzi che ne quantifichi l’importo in misura crescente al crescere dell’anzianità del lavoratore alla data del licenziamento.

A questo punto, esaurite le “anticipazioni”, non resta che attendere gli sviluppi della discussione parlamentare, quantomeno per dipanare i dubbi sulla formulazione futura della delega.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here