Da giugno pensioni in pagamento al primo del mese

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Dal prossimo mese di giugno tutte le pensioni potrebbe essere pagate il primo di ogni mese e non più in date differenti in relazione alla prestazione e al fondo di gestione: questa una delle proposte annunciate dal Presidente dell’INPS, Tito Boeri. L’obiettivo è quello di fare in modo che l’INPS assurga ad un ruolo di “autorevolezza propositiva” in materia pensionistica e, più in generale, di sicurezza sociale. Particolare attenzione viene rivolta alla fascia di età 55-65 anni con l’introduzione di un reddito minimo garantito in caso di perdita di lavoro, una maggiore flessibilità del pensionamento e la possibilità di accedere in via anticipata alla pensione integrativa in caso di cessazione dell’attività lavorativa.

Il tema previdenziale torna ad essere centrale nel dibattito politico sia in considerazione delle numerose novità che stanno caratterizzando l’anno in corso (tfr in busta paga, innalzamento tassazione rendimenti fondi pensione, prossimo avvio “busta arancione”) che per la annunciata volontà da parte del Governo, ribadita anche nel recente question time in Parlamento del Ministro Poletti, di riconsiderare l’argomento nella prossima Legge di Stabilità per apportare correttivi alla riforma Fornero in particolare con riferimento alla flessibilità del pensionamento.

Sicuramente contribuisce a tenere “viva” l’attenzione l’attivismo del professor Tito Boeri, neo presidente dell’Inps, che ha più volte ribadito la propria idea di volere valorizzare il grande know how dell’Ente previdenziale per fare in modo che esso assurga ad un ruolo di “autorevolezza propositiva” in materia pensionistica e più in generale di sicurezza sociale così come accade per la Banca d’Italia per la politica economica.

Dopo avere improntato la propria linea d’azione alla massima trasparenza (nella propria lettera di insediamento il 2 marzo aveva paragonato l’Inps ad un “salvadanaio di vetro”) e posto in pista in continuità con la precedente gestione l’operazione “La mia pensione” da maggio, ha annunciato in più di una intervista e incontro con la stampa il proposito di presentare nel prossimo mese di giugno una serie di proposte articolate e supportate da simulazioni al Governo, ribadendo in ogni modo correttamente come si tratti di un contributo tecnico dal momento che le scelte politiche competono al”Esecutivo e al Parlamento.

Ma quali dovrebbero essere i diversi profili, stando a quanto fin qui rappresentato?

L’asse previdenza-assistenza
Il punto di partenza, peraltro in sintonia con le preoccupazioni espresse più volte dallo stesso Ministro Poletti, è la riflessione sul problema sociale legato alle persone nella fascia di età 55-65 anni che una volta perso il lavoro si trovano progressivamente in condizioni di povertà.

Secondo i numeri esternati in una recente intervista “si calcola che non più di uno su dieci riesce a trovare un’occupazione”. La proposta sarebbe quella, di profilo assistenziale, di introdurre un reddito minimo garantito.

Opinioni contrarie sul tema sono state già espresse sempre in una intervista dall’ex Ministro del Lavoro Elsa Fornero, più favorevole a perseguire piuttosto la via delle politiche attive del lavoro a beneficio di tali soggetti.

Va evidenziato come sullo stesso punto insistano anche le considerazioni espresse sempre da Boeri sulla opportunità di valutare una maggiore flessibilità del pensionamento con la previsione di una decurtazione del trattamenti di quiescenza anche per favorire l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani per attenuare il conflitto generazionale (al momento la riforma Fornero prevede che in caso di “pensione anticipata” prima dei 62 anni accompagnati dal requisito contributivo incrementati dell’indicizzazione alla speranza di vita vi siano riduzioni dell’1 per cento fino ai 60 anni e del 2 per cento prima dei 60 anni). Su questo punto lo stesso Governo ha in corso più di una riflessione con una serie di ipotesi in fase di approfondimento come la ripresa della possibilità del “prestito previdenziale” già vagliata all’epoca dal Ministro Giovannini. Tra le altre possibilità oggetto di dibattito vi è quella di reintrodurre il sistema delle quote (si ipotizza quota 100) con dosi di flessibilità (il meccanismo prevederebbe incentivi dai 67 ai 70 anni e penalità decrescenti dai 60 ai 65 anni) .
Considerando poi il “combinato disposto previdenza obbligatoria/previdenza complementare” vanno sicuramente ricordate con la stessa finalità anche le previsioni introdotte dall’art.15 del disegno di legge concorrenza che ha appena avviato l’iter parlamentare.

In primo luogo si modifica il regime delle prestazioni con la nuova formulazione dell’art 11 comma 4 del dlgs 252/2005 in base al quale sarà possibile accedere in via anticipata alla pensione integrativa in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi (nella versione attuale sono 48 mesi), con un anticipo massimo di dieci anni rispetto ai requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza (al momento sono cinque anni).

Ulteriore innovazione si prevede ancora in materia di riscatto con la estensione anche alle forme di previdenza complementare individuale della possibilità del riscatto per cessazione dei requisiti di partecipazione. Sempre in materia di previdenza complementare merita attenzione anche la recentissima proposta del Mefop nella propria ultima Newsletter che auspica, sul modello di quanto proposto nel disegno di legge sulla concorrenza, ulteriore iniezioni di flessibilizzazione. Nello schema delineato essa riguarderebbe le anticipazioni, da concedere dopo quattro anni invece che dopo otto. La prestazione anticipata, poi, potrebbe essere erogata fino a dieci anni prima dell’età pensionabile, anche senza necessità di inoccupazione, in modo da offrire una prestazione che accompagni la «staffetta intergenerazionale» e la riduzione dell’orario di lavoro nell’ultima fase della vita lavorativa.

Il tema del “contributivo”
Altro tema oggetto di riflessione è poi legato al tema dell’eventuale ricalcolo delle pensioni con il metodo di calcolo contributivo. Il movimento d’opinione sempre in maggiore diffusione è che vi sia una necessità di armonizzazione tra i diversi regimi differenziati alla luce di un gran numero di trattamenti in cui c’è corrispondenza tra i contributi versati e le prestazioni erogate. Testimonianza empirica è rappresentata dalle schede di approfondimento pubblicate periodicamente nella sezione Porte Aperte del sito dell’Inps attivata proprio dalla Presidenza Boeri (fino ad ora sono stati analizzati il Fondo Speciale Ferrovie dello Stato , il Fondo Speciale dirigenti ex Inpdai, il Fondo Speciale per il Trasporto Aereo e il Fondo per le Pensioni del Personale Addetto ai Pubblici Servizi di Telefonia).

Come emerge dal 2 Rapporto sul “Bilancio del sistema previdenziale italiano”presentato il 15 aprile da Itinerari Previdenziali alle Commissioni Parlamentari e al Governo il totale delle prestazioni eccede le entrate contributive con quota di finanziamento a carico della fiscalità generale pari a 25,360 miliardi (disavanzo annuale). Come ha sottolineato il professor Boeri vanno in ogni modo evitati il più possibile interventi sulle pensioni in essere, da prendere eventualmente in considerazione se dovessero esserci esigenze finanziarie all’interno del sistema previdenziale , “per questioni di equità e non per fare cassa”.

E, viene sottolineato, solo per pensioni molto alte. La ipotesi sembra in ogni modo già smentita dal Governo sia nelle dichiarazioni del Ministro del Lavoro che del nuovo commissario per la revisione e riduzione della spesa pubblica Yoram Gutgeld. Va in ogni modo ricordato come dal punto d vista giuridico appare molto problematico porre in essere interventi su prestazioni che derivano comunque da una “promessa previdenziale” fatta dallo Stato al cittadino percipiente. Per contemperare l’equità con il sostegno previdenziali ai giovani particolarmente esposti al rischio previdenziale causa carriere precarie e bassa crescita economica (nel contributivo a differenza che nel retributivo non esiste l’istituto della “integrazione al minimo”) molto interessante era la proposte Amato-Marè. Una possibile soluzione potrebbe essere, secondo la proposta, l’introduzione di un fondo comune di equità previdenziale finanziato da tutti i contribuenti, con quota crescente al crescere del reddito, che possa assicurare una pensione minima fissa per tutti. La particolarità della proposta è quella però di determinare un nesso eziologico, di causa effetto , tra contributi e pensione.

Il contributo di solidarietà verrebbe applicato infatti esclusivamente sui trattamenti previdenziali che hanno un importo non coerente rispetto ai contributi versati nel corso della carriera (e sono allora derivanti dal metodo retributivo). Il “quantum” dell’assegno previdenziale verrebbe allora messo a confronto con la rendita che lo stesso beneficiario avrebbe invece ottenuto se la sua pensione fosse stata calcolata con il metodo contributivo per verificarne la congruità.

Last but not least tra le proposte in divenire vi è quella di pagare dal prossimo mese di giugno tutte le prestazioni il primo di ogni mese e non più come adesso in date differenti in relazione alla prestazione e al fondo di gestione.

Fonte: Ipsoa.it

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