Cos’è lo stage?

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Stage (in lingua francese stàʒ) indica un’esperienza in azienda di durata molto variabile, allo scopo principale di apprendimento e formazione. Spesso il termine viene erroneamente pronunciato con la dizione in lingua inglese (stéιdʒ), ma questo, sebbene sia molto comune, non è corretto poiché in inglese “stage” significa letteralmente “palcoscenico”.

Nel paesi anglofoni è, infatti, chiamato internship ed è una modalità di assunzione riservata esclusivamente a studenti delle scuole superiori o universitari.

Gli stagisti sono studenti delle scuole superiori, dell’università o persone che intendono reinserirsi in un’attività lavorativa, cambiare lavoro o comunque acquisire competenze professionali.

Nel caso dello studente, lo stage può avere una funzione di orientamento nella scelta della facoltà universitaria, per capire se gli piace il lavoro che dovrà svolgere in futuro.

Possono offrire stage: aziende private, enti pubblici, organizzazioni no-profit.

Se lo stage è obbligatorio, è meglio detto tirocinio o praticantato. Come in Francia, la retribuzione degli stage (obbligatori e no) è facoltativa e può essere anche una frazione, di solito un 30% del salario del lavoratore che svolge analoghe mansioni.

In Francia, dove lo stagista viene nettamente distinto dal lavoratore, i contratti sono determinati dalla “concertazione” fra le organizzazioni industriali e tre associazioni di studenti (non sindacali) con la mediazione del Governo.

Per gli stage (obbligatori e no) il pagamento di una somma per la prestazione lavorativa è facoltativo, mentre (diversamente dall’Italia) sono obbligatori i contributi previdenziali. In Italia, la copertura assicurativa antinfortunistica è l’unico onere di quelli a carico del datore di lavoro per i contratti di lavoro dipendente.

In Italia, il contratto di stage specifica gli obiettivi formativi che il periodo di stage si prefigge, la durata del rapporto, il nome del tutor interno all’azienda che seguirà lo stagista, la modalità con cui lo stage verrà condotto dall’azienda (cioè i compiti che l’azienda affiderà allo stagista e il modo con cui lo stagista verrà seguito nella loro espletazione), gli orari giornalieri in cui lo stagista sarà a disposizione dell’azienda, l’eventuale rimborso mensile previsto o le agevolazioni a cui lo stagista avrà diritto.

Secondo la legislazione italiana, lo stage non è in alcun modo considerabile come un rapporto di lavoro subordinato, e questo spiega il motivo per cui non è obbligatoria la retribuzione degli stagisti (anzi, per legge essa è vietata e i soldi eventualmente percepiti dallo stagista vengono concessi a puro titolo di rimborso spese) e l’inesistenza dei minimi contrattuali. Lo stagista non matura né ferie né permessi, né ha diritto a periodi di malattia. Periodi brevi di ferie o permessi possono essere concessi dal tutor previa richiesta dell’interessato. Non esiste nessun preavviso di fine rapporto da parte di ciascuno dei contraenti (cioè lo stage può essere terminato senza preavviso e senza motivazione sia da parte dell’azienda che da parte dello stagista), diversamente dai contratti di lavoro in cui il lavoratore che si licenzia o che viene licenziato deve dare o ricevere un preavviso di licenziamento secondo contratto, salvo diverse disposizioni contrattuali (vedasi, ad esempio, l’art.25 lettera B del CCNL Metalmeccanico relativo ai casi in cui è ammesso il licenziamento senza preavviso). Inoltre lo stagista non ha diritto ai contributi previdenziali, ma solo al versamento dei contributi assicurativi contro gli infortuni sul lavoro.

Lo stage in Italia ha una durata massima di 6 mesi rinnovabili. In taluni casi, è possibile che la durata sia elevata a 12 mesi.

Esistono numerosi casi in cui i principi che regolano il rapporto di stage e che lo vedono esclusivamente come periodo di formazione all’interno dell’azienda (come prescriverebbe sia la legge sia il contratto di stage) vengono disattesi dall’azienda stessa, che tende ad approfittare degli stagisti utilizzandoli come manodopera a basso costo per lavoretti dequalificanti. Ciò spiega il motivo per cui molti stagisti si vedono insoddisfatti e tendono a terminare il rapporto appena trovata un’occupazione più stabile e meglio garantita come diritti.

Da parte dei lavoratori disoccupati è un modo per ottenere un’occupazione temporanea, in quanto per l’impresa è ancora più economica dei co.co.pro.

Nelle imprese con più di 20 dipendenti, il numero di stagisti non può superare il 10% del personale dipendente.

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