Cooperative di lavoro: Tfr e previdenza complementare

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La problematica anzidetta, infatti, nel passato era stata fatta oggetto di numerose dispute interpretative. In particolare, la questione si era presentata a proposito dell’intervento del fondo di garanzia del Tfr ex art.2, c.1, legge n.297/1982 e della relativa obbligazione contributiva, vivendo nella seconda metà degli anni ’90 rivolgimenti di non poco conto.

Com’è noto, nel passato la giurisprudenza maggioritaria, in particolare quella di legittimità, ha sempre teso a qualificare la prestazione fornita dal socio lavoratore di cooperativa quale adempimento del patto sociale, negando con ciò l’applicazione nei confronti del socio lavoratore medesimo di parte degli istituti tipici del lavoro subordinato (3).
Sotto l’aspetto retributivo, quale corollario del predetto presupposto di qualificazione del rapporto di lavoro nel senso associativo, la giurisprudenza ha teso a dichiarare inapplicabile nei confronti del socio di cooperativa il precetto in materia di retribuzione sufficiente di cui all’art.36 Cost.(4) e dunque a maggior ragione, si concretizzava l’insussistenza di un obbligo in capo alla cooperativa di riconoscere ai propri soci un istituto retributivo, riferito tipicamente al lavoro subordinato, qual’è quello del Tfr.

La stessa Corte costituzionale (5) investita del problema in ordine all’illegittimità costituzionale dell’art.2 della legge n.297/1982, nella parte in cui non avrebbe esteso ai soci di cooperativa di lavoro la tutela del fondo di garanzia per il Tfr, aveva avuto modo di dichiarare non fondata la questione, ribadendo che i compensi percepiti dai soci lavoratori derivano da un atto di autonomia privata quale «modo di ripartizione degli utili», ben potendo però la cooperativa ricomprendere a livello di clausola statutaria il diritto ad un compenso commisurato al Tfr ex art.2120 c.c. Tuttavia, anche qualora ciò fosse realizzato, rimarrebbe comunque un «diritto di socio, non un credito di lavoro in senso tecnico», non potendo cambiarne la natura nemmeno «il fatto dell'(indebito) versamento dei contributi all’Inps per il fondo di garanzia».
Successivamente a tale pronuncia il legislatore – allarmato dalle possibili conseguenze legate all’obbligo di ripetizione da parte dell’Inps dei contributi indebitamente versati dalle cooperative al fondo di garanzia – con l’art.24 della legge n.196/1997, aveva sancito che per i crediti dei soci delle cooperative di lavoro trovano applicazione le disposizioni di cui all’art.2, legge n.297/1982, e gli artt.1 e 2 del D.Lgs. n.80/1992, precisando che rimanevano comunque salvi e conservavano la loro efficacia ai fini delle relative prestazioni i contributi versati antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge medesima.
Ai fini dell’intervento del fondo di garanzia, e dunque dello stesso istituto del Tfr, con questa disposizione, veniva quindi sancita una sostanziale equiparazione tra la figura del socio lavoratore e quella del lavoratore subordinato genericamente inteso.

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Note:
(3) V. per tutti Miscione (a cura di) Il lavoro in cooperativa, Ipsoa, 1996, ed ivi ampi riferimenti di giurisprudenza: Fiorai, Il nuovo lavoro in cooperativa tra subordinazione e autonomia in Gior. dir. lav. rel. ind., n.94, 2002, 181 ss. ed ivi rif. bibliografici)
(4) Cass. 17 giugno 1988, n.4145, in Rgl,1989,94; Cass. 21 febbraio 1989, n.992, in Gcm, 1989, f.2
(5) Corte Cost. 20 luglio 1995, n.334, in Lav. giur., 1996, 235 con nota di Pizzoferrato

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