Controllo del lavoratore nell’era tecnologica, nuove modalità

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Con l’avvento della tecnologia e le novità introdotte dal Jobs Act, il datore di lavoro ha, oggi, accresciuto il potere di controllo nei confronti del lavoratore e della sua attività. Gran parte dei processi aziendali si svolgono, infatti, proprio su reti e strumenti tecnologici che il datore di lavoro, e i suoi amministratori di sistema, possono agevolmente controllare. Se prima il controllo dei lavoratori era limitato a un periodo di tempo o a una zona dell’azienda attraverso telecamere o cimici, oggi, invece, il controllo tramite l’elettronica non ha limiti né di spazio, né di tempo.

Le modalità di controllo si evolvono, quasi naturalmente, di pari passo con le tecnologie. Ciò lo si nota anche nel delicato ambito del controllo effettuato dal datore di lavoro nei confronti del lavoratore, sia quando lo stesso opera all’interno dei locali dell’azienda, sia quando svolge le sue mansioni al di fuori dei muri aziendali.

Evoluzione normativa e modalità di controllo
Il tema del controllo del lavoratore per il diritto (ma anche per la tecnologia) è un tema tipicamente sviluppatosi negli anni Settanta. Lo Statuto dei Lavoratori, tra le altre cose, cercò di limitare e disciplinare con cura, nell’articolo 4, modalità di controllo che già si erano diffuse dal secondo dopoguerra in avanti e che potevano intaccare direttamente la dignità dei lavoratori. Erano tre, allora, le modalità tipiche di controllo.

La prima era la raccolta di dossier, la compilazione di schede, la catalogazione d’informazioni che erano ottenute, solitamente, dalle forze dell’ordine o dalle parrocchie. Il caso clamoroso degli schedari della Fiat, rivelatosi davanti al Pretore di Torino durante una banale vertenza di lavoro, rese evidente come il controllo dell’informazione (in particolare dell’appartenenza politica, delle convinzioni religiose, delle abitudini familiari ed extra-familiari) potesse aiutare a controllare la “vita aziendale” in un periodo di grande immigrazione nelle aziende del nord e di preoccupante fermento sindacale.

Il secondo metodo di controllo era più “fisico” e strutturale: si pensi al posizionamento delle postazioni di lavoro di modo che tutti i dipendenti fossero visibili, o alla installazione di pareti di vetro che consentissero il controllo in tempo reale dei dipendenti o, ancora, all’inserimento di “spie” e “controllori” nell’organico affinché riferissero al titolare di determinati comportamenti in violazione del patrimonio aziendale o di problemi sorti sul posto di lavoro.

Il terzo modo di controllo, che apparve alla fine degli anni settanta e che era poco diffuso perché ancora molto costoso, ma che rappresentò il collante tra metodi obsoleti di controllo e un’idea più moderna di sorveglianza, fu operato attraverso la telecamera. Da telecamere che riprendevano in tempo reale, e non memorizzavano i dati, si passò a strumenti sempre più sofisticati che permettevano di custodire le informazioni per lungo tempo e di recuperarle in caso di necessità. Alle telecamere si affiancarono, negli anni ottanta, strumenti di controllo delle centraline telefoniche o dei telefoni aziendali e del chilometraggio delle vetture concesse in uso ai dipendenti.

Lo Statuto dei Lavoratori fu pensato anche per disciplinare simili tipi di controllo, al fine di evitare discriminazioni sul posto di lavoro e lesioni della dignità del soggetto controllato. Non si focalizzava su quegli strumenti ma prevedeva, con definizioni “aperte”, anche futuri metodi di controllo e tecnologie che sarebbero di lì a poco sopravvenute.

Cosa cambia con l’avvento della tecnologia
L’avvento della tecnologia, negli anni Novanta, mutò completamente il panorama e il tipo di controllo. Accanto ai metodi già citati, si iniziarono a compiere operazioni di verifica sul computer concesso al dipendente, sui primi telefoni cellulari e, dopo il duemila (con la diffusione di Internet su larga scala anche in Italia), sul traffico di rete.

La differenza tra la sorveglianza moderna (dall’avvento di Internet sino a oggi) rispetto a quella degli anni Settanta riguarda essenzialmente due aspetti: i) il potere invasivo, e ii) la difficoltà di separare il controllo dei dati correlati alla mansione lavorativa dalla captazione dei dati privati.

Il primo punto è semplice da comprendere: oggi il controllo si può fare su tutto. Sul computer e sul suo uso, sulle e-mail ricevute e inviate, sulla cronologia della navigazione dei siti web e sui siti web consultati, sui messaggi inviati e ricevuti sullo smartphone, sulle conversazioni in chat, sul posizionamento geografico del soggetto se ha attivato un GPS, e così via. Strumenti innovativi come i droni permetteranno anche di superare le barriere fisiche del controllo.

Il datore di lavoro ha quindi, oggi, un enorme potere di controllo che gli è fornito dalle tecnologie e dal fatto che gran parte delle attività aziendali dei dipendenti si svolgano proprio su quelle reti e tecnologie che lui, e i suoi amministratori di sistema, possono agevolmente controllare.

Se prima, quindi, una telecamera o una cimice o un controllore “fisico” avevano un potere di controllo comunque limitato (a un periodo di tempo, o a una zona dell’azienda), oggi il controllo tramite l’elettronica non ha limiti né di spazio né di tempo. Può essere attivato in tempo reale (mentre il dipendente lavora), può essere differito (quando il lavoratore non è presente), può essere effettuato sugli strumenti usati durante il giorno e poi restituiti.

Il secondo aspetto è anch’esso molto importante per il diritto e per la privacy. Prima era facile separare il controllo di dati aziendali da quello dei dati privati. Oggi l’informatica, e l’uso del computer come strumento personale quotidiano spesso anche in azienda, rendono difficile una tale separazione. In estrema sintesi: i controlli di oggi tendono a “pescare a strascico” ogni informazione, ed è poi nella diligenza di chi controlla separare dati correlati alle mansioni aziendali da dati chiaramente personali. Si ricordi che, ad esempio, la navigazione su siti web può rivelare aspetti intimi (politici, sanitari, sessuali) del dipendente semplicemente visionando il tenore del sito cui si è collegato.

Considerazioni conclusive
In un quadro tecnologico così mutato, il diritto fatica a disciplinare ogni aspetto, soprattutto quando diverse norme si sovrappongono. Verso la fine degli anni novanta l’avvento, anche in Italia, di una normativa sulla privacy (che lasciava intatta la disciplina dello Statuto dei Lavoratori) ha rafforzato la tutela del dipendente ma ha, al contempo, creato un po’ di conflitto con una giurisprudenza sui “controlli difensivi” che si stava delineando e che consentiva al datore di lavoro azioni specifiche di controllo al fine di tutelare il patrimonio aziendale.

Le recenti riforme, poi, dello Statuto dei Lavoratori occorse con il Jobs Act, hanno ulteriormente modificato il quadro, creando all’interprete diversi problemi di coordinamento tra le disposizioni. Appare quindi opportuno affrontare nel dettaglio, con metodo e gradualmente, sia gli aspetti tecnici dei controlli più moderni sia la disciplina dello Statuto dei Lavoratori, della normativa sulla privacy e la giurisprudenza in tema di potere di controllo del datore di lavoro.

Fonte: Ipsoa.it

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