Controlli a distanza dei lavoratori: chiarimenti dai consulenti del lavoro

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Con la legge attuativa del Jobs Act, restano i vincoli sull’installazione delle apparecchiature per controllare l’attività lavorativa, ma arrivano delle nuove regole che disciplinano il controllo a distanza su impianti e strumenti. La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro spiega quali sono i limiti e le opportunità nella circolare n.20 dell’8 ottobre 2015.

Con la riforma dei controlli a distanza sarà possibile in azienda installare apparecchiature in grado di controllare i dipendenti?

È questo il quesito a cui risponde La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro nella circolare n.20 dell’8 ottobre 2015 partendo dal presupposto che internet e tecnologia hanno cambiato il mondo con un nuovo modo di vivere, di relazionarsi, di interagire, mutando e influenzando usi e costumi, economia e società, valori e rapporti. Il sistema normativo generale ha stentato ad adeguarsi a questo nuovo scenario della comunicazione di massa, mostrando delle clamorose resistenze in fase di adattamento delle normative vigenti.

In ambito lavoristico, l’intervento di riforma operato dall’art.23 del D.Lgs. n.151/2015, agisce sulla disciplina prevista dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, che nel titolo riservato alla tutela della libertà e della dignità del lavoratore, fissa i princìpi in materia di installazione di impianti audiovisivi per il controllo a distanza dell’attività lavorativa.

Nella sua formulazione originaria, l’articolo disponeva dichiaratamente il divieto del controllo a distanza dell’attività dei lavoratori principio che viene confermato nella nuova normativa che importa comunque una disciplina del controllo a distanza su impianti e strumenti.

Viene esclusa la possibilità di controllare la sola prestazione lavorativa del dipendente: la dignità e la riservatezza del lavoratore permangono quali diritti la cui tutela è primaria, da contemperare con le esigenze produttive ed organizzative o della sicurezza del lavoro.

Da qui il nuovo art.4 in cui si dispone che “gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale”.

Si tratta in pratica dei controlli così detti difensivi, diretti all’accertamento di comportamenti illeciti diversi dal mero inadempimento della prestazione lavorativa. La legittimità di questi controlli ha avuto ormai da tempo l’avallo della giurisprudenza, quando i comportamenti illeciti da accertare riguardano la tutela di beni estranei alla prestazione lavorativa.

Il presupposto per garantire la legittimità dell’installazione è comunque subordinata al preventivo raggiungimento di un accordo in sede sindacale e, soltanto in caso di mancato raggiungimento dell’accordo, grazie all’autorizzazione amministrativa rilasciata dalla direzione territoriale del lavoro su istanza del datore di lavoro.

Sono previste due ipotesi eccezionali:
– gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa,
– gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.

Entrambi non soggiacciono al regime generale che impone in via preventiva all’installazione sindacale o in subordine l’autorizzazione amministrativa, in quanto di per sé legittime, ricorrendone i requisiti di legge.

La possibilità di controllo dell’attività lavorativa come precedentemente specificata comporta però la possibilità dell’acquisizione di informazioni sull’attività stessa da parte del datore di lavoro che sarà tenuto a garantire l’utilizzabilità delle informazioni “nel rispetto di quanto disposto del “Codice della privacy”. Al lavoratore deve essere data adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e della effettuazione dei controlli.

Fonte: Ipsoa.it

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