Contributo ingresso mobilità e concordato: le condizioni per l’esonero

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L’esonero dal pagamento del contributo di mobilità spetta solo se la procedura per il licenziamento collettivo del personale sia stato avviata dal commissario giudiziale, dopo il decreto di ammissione dell’impresa al concordato preventivo: lo stabilisce la sentenza n. 13625/2014 della Corte di Cassazione.

Il caso trae origine dalla richiesta con cui una s.r.l. chiedeva al Tribunale di essere ammessa al concordato preventivo con cessione di beni ai creditori, contestualmente avviando la procedura dimobilità.

Il Tribunale ammetteva la società alla procedura per concordato preventivo e nominava il commissario giudiziale, successivamente omologando il concordato con cessione dei beni e nominando il liquidatore giudiziale.

A distanza di qualche tempo, veniva notificato alla società un verbale di accertamento dell’INPS nel quale veniva contestato il mancato versamento della tassa d’ingresso alla mobilità per 44 dipendenti, a motivo del fatto che l’esonero dal contributo di cui alla legge n.223/1991 non era applicabile perché, all’epoca della richiesta della procedura di mobilità, non era stato ancora nominato il commissario giudiziale, né tantomeno omologato il concordato preventivo.

L’opposizione proposta dalla s.r.l. veniva respinta dal Tribunale, ma la decisione veniva parzialmente riformata dalla Corte d’Appello. Riteneva la Corte che dalla data del decreto di ammissione al concordato e nomina del commissario giudiziale la società fosse formalmente nelle condizioni di poter essere esonerata dal contributo di mobilità, sussistendo sia il requisito della cessazione dell’attività, sia la nomina del commissario giudiziale.

Osservava poi che la domanda di esonero, già precedentemente presentata dal liquidatore sociale, era stata fatta propria sia dal liquidatore giudiziale che dal commissario giudiziale, che avevano chiesto al Giudice delegato l’autorizzazione ad opporsi all’accertamento ispettivo INPS.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’INPS, in particolare addebitando alla Corte d’Appello di non avere considerato che il beneficio dell’esonero dal pagamento del contributo di ingresso alla mobilità spetta solo nell’ipotesi in cui la messa in mobilità sia disposta dal commissario giudiziale o dal liquidatore giudiziale
organi della procedura concorsuale e non, come nel caso, dal liquidatore della società.
La Corte ha accolto il ricorso.

Interessante il percorso seguito dalla Cassazione per pervenire a tale soluzione.
In particolare, rilevano gli Ermellini che la procedura di concordato preventivo inizia con l’emissione del decreto del Tribunale, che la dichiara aperta e nomina il giudice delegato e il commissario giudiziale, e non già con il deposito del ricorso per l’ammissione alla procedura. Da qui, dunque, si spiega la ragione per la quale, secondo i giudici di legittimità, deve affermarsi il principio di cui in massima.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Secondo l’interpretazione offerta dalla Suprema Corte, il beneficio dell’esonero dal pagamento del contributo di mobilitànon spetta nel caso in cui l’atto con il quale viene avviata la procedura per il licenziamento collettivo del personale sia stato adottato non dal commissario giudiziale, successivamente al decreto di ammissione dell’impresa alla procedura concorsuale, ma dallo stesso imprenditore contestualmente al deposito dell’istanza di ammissione al concordato preventivo.

[blockquote style=”3″]Precedenti giurisprudenziali: Cass. civ., Sez. L, sentenza n.19422 del 18/12/2003
Riferimenti normativi: Legge 23/07/1991, n.223 artt.3 e 5; Legge 19/07/1993, n.236; d.l. 20/05/1993, n.148, art.7, co.8[/blockquote]

Fonte: Ipsoa.it

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