Contratto di solidarietà: no al riscatto parziale nei fondi pensione

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I lavoratori con contratto di solidarietà non possono esercitare la facoltà di riscatto parziale della posizione individuale maturata nei fondi pensione. Lo chiarisce la Covip in una risposta a quesito posto da una società istitutrice di fondi pensione aperti e piani individuali pensionistici.

La Commissione di Vigilanza sui fondi pensione, nel rispondere ad uno specifico quesito posto da una società istitutrice di fondi pensione aperti e piani individuali pensionistici, ha chiarito come si atteggi la fattispecie del riscatto parziale ex articolo 14, comma 2, lett. b) del decreto 252/2005 nei confronti dei lavoratori con contratto di solidarietà.

La richiesta di chiarimenti riguardava, in particolare, la situazione di alcuni aderenti ai quali è stato ridotto l’orario di lavoro, nella misura del 90 per cento, per effetto di un contratto di solidarietà ai sensi di cui agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n.726.

Cosa prevede la normativa
La disciplina del riscatto è contemplata all’art.14 del dlgs 5 dicembre 2005, n.252 recante “Permanenza nella forma pensionistica complementare e cessazione dei requisiti di partecipazione e portabilità”, in cui si prevede che gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari “stabiliscono le modalità di esercizio relative alla partecipazione alle forme medesime, alla portabilità delle posizioni individuali e della contribuzione, nonché al riscatto parziale o totale delle posizioni individuali, secondo quanto disposto”. Traducendo in concreto gli statuti e regolamenti stabiliscono:

a) il trasferimento ad altra forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore acceda in relazione alla nuova attività
b) il riscatto parziale, nella misura del 50 per cento della posizione individuale maturata, nei casi di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, ovvero in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria
c) il riscatto totale della posizione individuale maturata per i casi di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo e a seguito di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi. Tale facoltà non può essere esercitata nel quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari; in questi casi si applicano le previsioni di cui al comma 4 dell’articolo 11 (vale a dire l’anticipo della prestazione pensionistica).

Per le forme di previdenza su base collettiva (Schema di Statuto dei fondi pensione negoziali e Schema Regolamento fondi pensione aperti di cui alla Deliberazione Covip del 31 ottobre 2006) si prevede poi la possibilità di riscattare l’intera posizione individuale maturata qualora vengano meno i requisiti di partecipazione al Fondo stabiliti dalle fonti che dispongono l’adesione su base collettiva (è il caso del cambiamento di occupazione).

L’ipotesi del collocamento in solidarietà, osserva la Covip, non è espressamente contemplata dalla norma tra le causali che danno titolo al riscatto parziale della posizione.

Le precedenti pronunce della Covip
La Autorità di Vigilanza richiama allora due precedenti pronunce interpretative, partendo dagli Orientamenti del 28 novembre 2008. In tale Orientamento viene infatti meglio esplicitata la possibilità di riscatto parziale della posizione individuale dell’iscritto in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.

L’Autorità di Vigilanza nell’incipit del Provvedimento ha precisato che la necessità di fornire chiarimenti sorgeva dalla richiesta proveniente da più di un organismo previdenziale di chiarire quali sono i presupposti per l’erogazione della predetta tipologia di riscatto, tenuto conto dell’ampiezza delle situazioni di cassa integrazione guadagni in astratto ipotizzabili, sia in termini di sospensione del rapporto di lavoro che di mera riduzione dell’orario, e della gravità delle altre situazioni che, al pari della cassa integrazione guadagni, danno titolo a beneficiare del riscatto parziale.

Ciò, anche alla luce del generale sfavore, nell’ambito della previdenza complementare, verso il riscatto della posizione individuale in quanto prestazione residuale ammessa in ipotesi particolari, differenziate anche sotto il profilo fiscale. Prima di procedere nell’interpretazione la Covip ha esplicitato la ratio legis del riscatto parziale, individuando come fattore comune a tutte le ipotesi contemplate nell’art.14 2° comma (inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, procedura di mobilità e cassa integrazione guadagni) il verificarsi della cessazione del rapporto di lavoro.

Oltre che in base al dato letterale, tale interpretazione sembra, infatti, corretta avuto riguardo ai criteri di razionalità del sistema della previdenza complementare e di logicità del predetto complesso normativo, atteso che trova in tal modo giustificazione la previsione, da parte del legislatore, di un medesimo meccanismo di tutela (riscatto parziale agevolato fiscalmente con aliquota del 15 per cento) per fattispecie potenzialmente alquanto variegate, le quali vengono in tal modo ricondotte a criteri omogenei.

Il riscatto di cui alla predetta norma è, quindi, ammissibile ogniqualvolta intervenga la cessazione del rapporto di lavoro e questa sia stata preceduta dall’assoggettamento del lavoratore interessato ad una procedura di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria, indipendentemente dalla durata della procedura medesima (sottolinea la Covip, analogamente a quanto avviene con i contratti di solidarietà). Considerata la ratio della norma e le fattispecie ivi considerate l’Autorità di Vigilanza ha ritenuto debba essere consentito il riscatto per la predetta causale anche nel caso in cui, pur non intervenendo la cessazione del rapporto di lavoro, si determini, per effetto della cassa integrazione guadagni, una perdurante situazione di sospensione totale dell’attività lavorativa.

Secondo i predetti Orientamenti, per legittimare il diritto al riscatto della posizione la sospensione totale dell’attività lavorativa deve comunque perdurare per un arco di tempo significativo che, in analogia con le altre causali, è stato identificato in un periodo non inferiore a 12 mesi, affinché detta situazione possa risultare commisurabile alle altre fattispecie contemplate dalla norma.

Viene poi richiamata la Risposta a quesito dell’ottobre 2013 nella ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro ex art. 4 della legge n.92 del 2012 (c.d. esodo incentivato). In tale pronuncia la Covip osserva che le due fattispecie dell’esodoincentivato, di cui alla legge n.92 del 2012, e della mobilità, di cui alla legge n.223 del 1991, sono entrambe volte a tutelare il lavoratore a fronte dell’esigenza del datore di lavoro di gestire le eccedenze di personale senza ricorrere a licenziamenti collettivi. La Autorità di Vigilanza rinviene nei due casi forti analogie, oltre ad avere infatti il medesimo presupposto, entrambe le fattispecie comportano la cessazione del rapporto di lavoro e l’erogazione di una prestazione a sostegno del reddito da parte dell’INPS.

Si rileva, poi, che sussistono nell’ordinamento altre fattispecie analoghe alla mobilità e all’esodo incentivato. Vengono in particolare in rilievo le prestazioni erogate dal Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito dei dipendenti del settore del credito (c.d. Fondo esuberi) istituito con DM n. 158 del 2000 che, alla cessazione del rapporto di lavoro dei predetti dipendenti, eroga loro un assegno per un determinato periodo di tempo, allo scopo di sostenerne il reddito prima del pensionamento. Utile elemento di riflessione è rappresentato poi, prosegue la Covip, dal richiamo all’ Orientamento dell’Agenzia delle Entrate che in più di una occasione (Risoluzioni n. 399/E del 2008 e n. 30/E del 2004) ha ritenuto applicabile il regime fiscale previsto per i riscatti della posizione individuale per mobilità a coloro che chiedano il riscatto a seguito dell’accesso al predetto Fondo esuberi.

Il punto di approdo del ragionamento condotto è che può quindi ritenersi che anche gli iscritti ai fondi pensione che si trovino nelle condizioni disciplinate dall’art.4 della legge n.92 del 2012 possano esercitare la facoltà di riscatto parziale prevista dall’art.14, comma 2 lett. b), del d.lgs. n.252 del 2005.

La risposta della Covip
La Covip osserva allora come la fattispecie dei contratti di solidarietà non è assimilabile né alle situazioni di cassa integrazione guadagni indicate nei citati Orientamenti, né a quella di mobilità, in quanto nei contratti di solidarietà l’attività lavorativa dei dipendenti interessati non è totalmente sospesa, ma perdura, sebbene con riduzione di orario (nel caso rappresentato del 90 per cento).

Non ricorre, quindi, prosegue l’Autorità di Vigilanza, la ratio, sottesa all’ art.14, comma 2, lett.b), individuabile nella tutela dell’iscritto in presenza di particolari situazioni di cessazione del rapporto di lavoro ovvero di totale sospensione dell’attività lavorativa.

Fonte: Ipsoa.it

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