Contratto di apprendistato: nuove assunzioni e contratto di solidarietà difensivo

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È possibile assumere lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante per i quali non è previsto il ricorso al trattamento integrativo di solidarietà nel rispetto, ricorda l’interpello n.21 dell’11 agosto 2016 del Ministero del lavoro, delle percentuali tra apprendisti assunti e maestranze qualificate e specializzate. Il problema si correla senz’altro a quello più generale legato alla possibilità di assumere durante l’integrazione salariale straordinaria lavoratori in possesso di professionalità diverse rispetto a quelle possedute dai dipendenti in sospensione o riduzione di orario.

L’interpello del Ministero del Lavoro n.21 dell’11 agosto 2016 consente di affrontare, nuovamente, la compatibilità delle assunzioni effettuate durante la riduzione di orario, con la vigenza del contratto di solidarietà difensivo, oggi disciplinato dall’art.21 del D.Lgs. n.148/2015, ma che, nel nostro ordinamento, trova le proprie origini nel lontano 1984 attraverso il D.L. n.726, poi convertito nella legge n.863.

Contratto di solidarietà
Il contratto di solidarietà è l’unico tra gli ammortizzatori sociali che richiede il raggiungimento di un accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative nel settore a livello nazionale, territoriale, o con le “loro” RSA, o con le RSU (art.51 del D.Lgs. n.81/2015) con l’obiettivo, di fronte ad una situazione di crisi, di “limitare” in tutto o in parte il ricorso ai licenziamenti.

Di qui una serie di limiti (congruità della riduzione oraria non superiore al 60% rapportata all’orario giornaliero, settimanale o mensile, con punte del 70% per i singoli lavoratori ma correlate all’intera durata del contratto, modalità concordate di ricorso a riduzione delle integrazioni in presenza di un aumento della produzione con contestuale riduzione degli importi, essendo vietato il ricorso allo straordinario, se non per casi eccezionali, motivati e giustificati).

Di qui anche i controlli degli organi di vigilanza delle Direzioni del Lavoro richiesti dal comma 5 dell’art.21 (prima non erano previsti) a partire dai 3 mesi antecedenti la fine del contratto come puntualizzato, di recente, dalla circolare n.27 dell’8 agosto 2016 del Ministero del Lavoro.

Considerazioni
Fatta questa breve premessa, si entra nel merito della questione.
Le assunzioni di lavoratori per mansioni del tutto uguali od analoghe a quelle dei lavoratori in solidarietà non sono possibili in quanto si andrebbe “contro” il principio alla base di questo ammortizzatore straordinario che, seppur visto con favore dal Legislatore (se utilizzato nei primi 24 mesi del quinquennio mobile, viene computato per la metà del periodo concesso), costa molto più che in passato (9%, 12% o 15% rapportato alla retribuzione globale di fatto persa e in stretta correlazione al periodo di fruizione – primi 12 mesi, fino a 24 e fino a 36 – all’interno del predetto quinquennio).

Tale principio generale presenta, però, una eccezione (ma anche in passato era così).
Nuove assunzioni sono possibili nella misura in cui riguardino lavoratori in possesso di professionalità e qualifiche non presenti tra coloro che sono “in riduzione di orario”: ciò appare coerente e funzionale anche con la possibilità che le stesse possono anche essere funzionali, in relazione a nuove esigenze lavorative, al superamento delle difficoltà che hanno dato origine al contratto di solidarietà difensivo.

Il quesito al quale ha risposto il Ministero riguarda la possibilità di assumere lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante per i quali, è bene ricordarlo, non è previsto il ricorso al trattamento integrativo di solidarietà, essendo possibile limitatamente alla causale della crisi aziendale prevista dall’art.21, comma 1, lettera b).

La risposta è positiva nel rispetto, ricorda l’interpello n.21, delle percentuali tra apprendisti assunti e maestranze qualificate e specializzate (ad esempio, rapporto fino a 3 a 2 nelle imprese con un organico superiore alle 9 unità come previsto dall’art.42, comma 7, del D.Lgs. n.81/2015), “restando ferma la necessità che il datore di lavoro o i suoi dipendenti abbiano l’esperienza e le competenze necessarie a garantire che l’apprendista riceva una formazione adeguata rispetto alle finalità dell’apprendistato”.

L’assunzione di un apprendista con contratto professionalizzante (si ripete, per qualifiche o mansioni non disponibili tra il personale in integrazione) va correlato alle novità introdotte dal D.Lgs. n.81/2015 agli artt.44, comma 1 e 47, comma 4.

L’assunzione di un giovane di età compresa tra i 18 ed i 29 anni e 364 giorni è possibile non solo per l’acquisizione di una qualifica, ma anche di una qualificazione professionale: ciò significa che, a determinate condizioni e nell’ottica dell’interpello n.8/2007, è possibile assumere soggetti che, anche in sommatoria con precedenti contratti a termine o in somministrazione, non abbiano superato la metà del periodo formativo previsto (nella sostanza, 18 mesi, fatte salve le qualifiche riconducibili a profili dell’artigianato).

Ma, un discorso ancora più interessante (art.47, comma 4) può farsi con l’apprendistato, senza limiti di età (quindi possibile anche per gli “over 29”) per i lavoratori in mobilità o disoccupati, purchè fruitori questi ultimi (“conditio sine qua non”) di un trattamento di disoccupazione (NASPI, ASDI, DIS-COLL).

Qui, l’assunzione può avvenire per una qualificazione (ulteriore rispetto alla qualifica posseduta) o riqualificazione professionale (nuova qualifica): la tipologia contrattuale, rispetto a quella disciplinata dall’art.44, ha regole, in parte diverse, sia per la contribuzione riferita ai soli lavoratori in lista di mobilità, che per la normativa derogatoria, all’art.42, comma 4, in materia di licenziamenti individuali, che, infine, per la contribuzione ridotta nell’anno successivo al “consolidamento” del rapporto che, in tali casi, non è prevista (art.47, comma 7).

Fonte: Ipsoa.it

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