Contratto a tutele crescenti: vecchi e nuovi assunti, doppio regime

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I datori di lavoro dovranno gestire due diverse tipologie di contratto di lavoro a tempo indeterminato: quello a tutele crescenti per i neoassunti e quello a tutela piena, che continuerà a trovare applicazione per tutti i rapporti di lavoro preesistenti. Tra le principali divergenze e caratteristiche, la riduzione della tutela reale in favore di indennizzi risarcitori legati all’anzianità di servizio e la necessità per i datori di lavoro, in particolare quelli che a seguito di assunzioni superino la soglia dei 15 dipendenti, di gestire per lungo tempo due diversi regimi giuridici in ordine alle conseguenze dei licenziamenti illegittimi. Nella tavola sinottica i regimi applicabili in ragione della data di assunzione.

Dal 7 marzo 2015 sono entrate in vigore le norme deldecreto legislativo n.23 del 2015 di attuazione della delega conferita all’Esecutivo dall’art.1, comma 7 della legge 10 dicembre 2014, n.183, in materia di contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Dato che tali disposizioni del decreto delegato trovano applicazione con esclusivo riferimento ai contratti di lavoro stipulati dopo la sua entrata in vigore, i datori di lavoro italiani si troveranno, nei prossimi decenni (fino al pensionamento dell’ultimo dei dipendenti assunti entro il 28/02/2015) a gestire due diverse tipologie di rapporto di lavoro a tempo indeterminato: quello “ a tutele crescenti” che sta nascendo e quello “a tutela piena ab origine” che continuerà a trovare applicazione per tutti i rapporti di lavoro preesistenti.

Prima di riportare una tabella di sintesi che dà conto delle differenze tra i due regimi, si ritiene necessario rammentare la platea dei destinatari delle nuove norme. Secondo l’articolo 1 del decreto delegato:

· il diverso regime di tutela previsto dal decreto delegato in caso di licenziamento illegittimo si applica per i lavoratori “che rivestono la qualifica di operai, impiegati o quadri, assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a decorrere dalla data di entrata in vigore del … decreto”. Nonostante le plurime affermazioni di segno opposto da parte del Governo, la formulazione della norma rende – ad avviso di chi scrive – inevitabile l’applicazione della disciplina a tutti i lavoratori inquadrati come sopra, indipendentemente dalla circostanza che il datore di lavoro sia un privato o un’amministrazione pubblica. D’altra parte, qualora il Governo intendesse effettivamente limitare l’operatività delle norme al solo lavoro privato, dovrà (come peraltro ha già ipotizzato) inserire una norma esonerativa all’interno dei provvedimenti di riforma della PA attualmente all’ esame del Parlamento;
· si specifica inoltre che le nuove norme si applicano anche ai contratti a tempo indeterminato derivanti dalla conversione di precedenti contratti a termine o di apprendistato;
· infine, con un previsione di dubbia legittimità, il comma 3 dispone che – qualora a seguito di assunzioni a tempo indeterminato successive all’entrata in vigore del decreto, un datore di lavoro raggiunga il requisito occupazione previsto per l’applicazione dell’art. 18, commi 8 e 9 dello Statuto dei Lavoratori – il licenziamento dei lavoratori sarà sempre disciplinato dalle nuove norme del decreto in commento, indipendentemente dalla data di assunzione del lavoratore licenziato.

Tabella di raffronto: regime vecchi e nuovi assunti

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Fonte: Ipsoa.it

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