Contratto a tutele crescenti, licenziamenti collettivi: indennità vs reintegra

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Cambia, per i lavoratori soggetti al decreto legislativo sul contratto a tutele crescenti, la disciplina dei licenziamenti collettivi. In caso di violazione dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare e/o delle disposizioni relative alla procedura di intimazione dei licenziamenti si applicherà la tutela obbligatoria, ossia è prevista l’erogazione di una indennità. La reintegra nel posto di lavoro (tutela reale) rimarrà in caso di licenziamento intimato senza l’osservanza della forma scritta, in quanto, come per i licenziamenti individuali, questi licenziamenti sono nulli.

La nuova disciplina dei contatti di lavoro a tempo indeterminato, i cd contratti a tutele crescenti, si applica alle assunzioni effettuate dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della delega conferita al Governo dalla legge n.183/2014.

Nei confronti dei lavoratori assunti con le nuove regole cambia profondamente la disciplina dei licenziamenti, sia individuali che collettivi. Malgrado che, sia la Commissione lavoro della Camera che quella del Senato nell’esprimere parere favorevole al testo del decreto, avessero posto la condizione che in materia di licenziamenti collettivi si tornasse all’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 5, comma 3, della legge n.223 del 1991, il Governo ha infatti confermato che anche in questa materia si applica, seppur parzialmente, il nuovo regime delle tutele crescenti.

Licenziamenti collettivi: vecchia disciplina (articolo 5, comma 3, della legge n.223 del 1991)
Giova richiamare la disciplina fin qui applicata a norma del citato art.5, comma 3 che, come noto, disciplina i criteri di scelta da applicare in caso di licenziamento collettivo e stabilisce che l’individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire in relazione alle esigenze tecnico-produttive, ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati ovvero in mancanza di questi contratti nel rispetto dei seguenti criteri in concorso tra loro:

a) carichi di famiglia
b) anzianità
c) esigenze tecnico produttive ed organizzative.

In caso di violazione dei criteri di scelta, il comma 3 dell’articolo 5 della legge n.223/91, come modificato dalla legge n.92/2012, prevede l’applicazione del regime di cui al quarto comma dell’articolo 18 della legge n.300/1970 che sancisce il reintegro del lavoratore su ordine del giudice.

Ciò valeva anche in caso di violazione delle procedure per l’intimazione dei licenziamenti ai singoli lavoratori all’esito della procedura di licenziamento collettivo. Peraltro, giova evidenziare che è tale il licenziamento intimato dalle aziende che occupano più di 15 dipendenti a seguito di una riduzione o trasformazione di attività e che interessa almeno 5 licenziamenti nell’arco temporale di 120 giorni.

Licenziamenti collettivi: nuova disciplina (D. Lgs. tutele crescenti)
Per i lavoratori soggetti alla nuova disciplina del contratto di lavoro a tutele crescenti, la reintegra nel posto di lavoro (tutela reale) rimarrà in caso di licenziamento intimato senza l’osservanza della forma scritta in quanto, come per i licenziamenti individuali, questi licenziamenti sono nulli.

Si applicherà, invece, la tutela obbligatoria ossia l’erogazione di una indennità in caso di violazione dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare e/o delle disposizioni relative alla procedura di intimazione dei licenziamenti.

Il giudice nel dichiarare comunque estinto il rapporto di lavoro condannerà pertanto il datore di lavoro ad erogare ai lavoratori interessati una indennità pari a due mensilità, dell’ultima retribuzione utilizzata per il calcolo del TFR, per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità. Questo importo non è, per espressa previsione normativa, soggetto a contribuzione previdenziale.

La mancanza della forma scritta nell’intimazione dei licenziamenti comporta, invece, anche per i nuovi assunti l’applicazione del regime di cui all’articolo 2 dello stesso decreto delegato ossia la reintegra nel posto di lavoro e la condanna del datore al risarcimento del danno subito dal lavoratore, quantificato in misura pari alla retribuzione relativa al periodo che va dal licenziamento alla reintegra , con un minimo di 5 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del t.f.r.

Fonte: Ipsoa.it

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