Contratto a tutele crescenti e Naspi: decisione finale al Governo

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Sul tavolo dei lavori del Consiglio dei Ministri l’approvazione dei decreti attuativi del Jobs Act su contratto a tutele crescenti e NASPI, passati al vaglio della Commissione Lavoro della Camera e del Senato non senza ipotesi di modifica in particolare su licenziamenti collettivi, indennità di licenziamento per giustificato motivo o giustificata causa e voucher di ricollocazione. Altri decreti candidati all’esame del Consiglio dei Ministri programmato per oggi 20 febbraio quello sull’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro e sul riordino delle tipologie contrattuali.

L’appuntamento in Consiglio dei Ministri in agenda per venerdì 20 febbraio si presenta denso di attese. Quali sono gli argomenti che dovrebbero essere posti all’ordine del giorno?

In questi giorni il ministro Poletti ha fornito alcune informazioni importanti alla stampa riguardanti sia i testi dei due decreti che sono stati passati al vaglio della Commissione Lavoro della Camera e del Senato – ammortizzatori sociali e contratto a tutele crescenti – che altri interventi, nel solco della strada tracciata dal Job Act, riguardanti l’agenzia per le ispezioni sul lavoro e la revisione delle forme contrattuali. Ma vediamo cosa si sta muovendo sul contratto a tutele crescenti.

Stando alle osservazioni formulate dalla Commissione Lavoro della Camera, tre sarebbero i punti di maggiore criticità sui quali il Governo ora dovrà confrontarsi (e sui quali anche il clima politico non sarebbe “disteso”).

Innanzitutto, la Commissione avrebbe dato l’indicazione di non inserire nel decreto le norme sui licenziamenti collettivi. «Abbiamo assunto la segnalazione fatta dai sindacati e dalle Commissioni parlamentari, il Consiglio dei ministri prenderà la sua decisione», questo quanto affermato dal Ministro Poletti rispondendo alla domanda tesa a capire il possibile orientamento del Governo in meno.

Oltre a questa prima istanza, la Commissione avrebbe richiesto di aumentare la misura minima e massima dell’indennità dovuta in caso di licenziamento per giustificato motivo o giustificata causa.

E, infine, si chiederebbe di assicurare la reintegrazione nel posto di lavoro nelle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo o giusta causa, in cui sussista una evidente sproporzione tra la sanzione del licenziamento e l’addebito disciplinare contestato.

Leggi anche: “Contratto a tutele crescenti e NASPI sì condizionato della Camera” “Contratto a tutele crescenti somministrazione e licenziamenti collettivi” Sul contratto a tutele crescenti si segnala la posizione espressa dai commercialisti (da CNDCEC e FNC) che proporrebbero l’applicazione delle norme anche nel caso dei trasferimenti di azienda. Jacono, consigliere CNDCEC, così motiva la proposta sulla quale il Ministro Poletti, in occasione di un convegno di sabato 14 febbraio tenutosi a Bologna, non sarebbe stato del tutto negativo: estendere le norme sul contratto a tutele crescente ai casi di trasferimento potrebbe “tranquillizzare” quegli investitori stranieri che oggi si ritrovano in un contesto normativo difficile sia da comprendere che da attuare. Si potrebbe così eliminare quell’incertezza della risoluzione dei rapporti di lavoro potrebbe tenere lontani gli investimenti nel nostro Paese. Sul versante NASPI, invece, le osservazioni formulate nel parere espresso dalla Commissione Lavoro al Senato sarebbero le seguenti: allargare la platea di coloro che potranno beneficiare del voucher di ricollocazione. Inoltre, si auspica l’allungamento della durata della Naspi (la nuova Assicurazione sociale per l’impiego) nel 2017 dal 18 a 24 mesi. E, ancora, la Commissione vorrebbe che si formalizzasse una norma che sancisca un passaggio che armonizzi la convivenza tra NASPI e periodo transitorio dell’indennità di mobilità. Infine, sarebbero stati chiesti chiarimenti circa la applicazione della norma che riconosce, in via transitoria per tutto l’anno in corso, l’ASPI anche ai lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali e, contestualmente, circa gli effetti della decadenza, in caso di perdita del beneficio (e cioè capire se vi è in tal caso un obbligo di restituzione dei ratei già percepiti). Sarebbe auspicabile anche rendere strutturale questo ultimo intervento per il quale, comunque, occorre trovare gli stanziamenti. Altro tema candidato al CDM di oggi riguarderebbe lo schema di decreto formulato sull’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, pensata per razionalizzare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, e che dovrebbe diventare operativa nel 2016. L’Agenzia dovrebbe integrare i servizi ispettivi oggi erogati da Ministero del Lavoro, Inps e Inail con contestuale soppressione delle attuali Direzioni interregionali e territoriali del lavoro. Il testo del decreto che ancora non e’ ufficiale avrebbe gia’ agitato gli animi fra i sindacati del pubblico impiego.

Sul riordino delle tipologie contrattuali, invece, si registrano in particolare le dichiarazioni rilasciate dal ministro Poletti a margine dell’incontro che l’ha visto protagonista con le parti sociali per un confronto sul Job Act mercoledi 18 febbraio. Quali sarebbero le intenzioni del Governo? Si riafferma l’idea di bloccare l’utilizzo dei contratti di collaborazione e di quelli a progetto. Ma non solo: l’abrogazione della normativa sul lavoro a progetto comporterebbe un ben piu’ ampio lavoro sulla linea di demarcazione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. «Pensiamo di fare una operazione che blocca la possibilità di fare nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna cercare di trovare una modalità di gestione della transizione», cosi’ le parole del Ministro del lavoro Poletti. “Una partita “molto delicata”, così l’avrebbe definita il Ministro che aggiunge “tirare una riga su questo contratto è molto complicato”. Sulle collaborazioni coordinate e continuative, invece, il Governo intende valutare “ogni specificità, sia per quelli pubblici che per quelli privati”. Non vi sarebbero, invece, modifiche all’orizzonte per il contratto di lavoro a chiamata e il lavoro in somministrazione. Mentre in bilico si profila il futuro per il contratto di associazione in partecipazione e il lavoro in coppia, mentre possibile sarebbe una revisione delle regole sulle Partita Iva. Altri punti “candidati” a rientrare nel decreto sul riordino delle tipologie contrattuali sono un ipotizzato intervento sul lavoro volto ad incidere sulla riduzione della durata massima dei contratti a termine acausali da 36 mesi a 24 mesi, da un lato, e una sorta di mini revisione sui contratti d’apprendistato. Sul lavoro a termine, tuttavia, sempre stando alle dichiarazioni ultime del Ministro, il tetto sui contratti a termine dovrebbe restare a 36 mesi. Ad ogni modo, il Ministro avrebbe espresso “gli orientamenti” del Dicastero che rappresenta, orientamenti che potrebbero non trovare spazio, in tutto o in parte, nell’intendimento del Governo dato che ancora non se ne è discusso in Consiglio dei Ministri. In chiusura, infine, si annota che sarebbero in fase di definizione anche i decreti sulla tutela della maternità e mansioni. Delusi e scettici i sindacati che dopo l’incontro con il Ministro avrebbero espresso le proprie perplessità riguardo ad una riforma che anziche’ in una riduzione della precarietà si tradurrebbe in una mera operazione di semplificazione dello status quo.

Fonte: Ipsoa.it

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