Contratto a tutele crescenti e ammortizzatori sociali: approvati i decreti attuativi

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato, ieri, i decreti attuativi delle legge delega n.183/2014 (Jobs act) in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti e ai nuovi ammortizzatori sociali. Approvato anche in via preliminare il decreto legislativo sul riordino delle tipologie contrattuali.

Dopo circa quattro ore di riunione a Palazzo Chigi è arrivato il via libera ai decreti legislativi sul Jobs act e precisamente al decreto sul contratto a tutele crescenti e a quello sugli ammortizzatori sociali.

Su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, è stato approvato anche, in via preliminare, un decreto legislativo che contiene il testo organico semplificato delle tipologie contrattuali e la revisione della disciplina delle mansioni. I punti salienti si possono riassumere nel divieto, a partire dal 1° gennaio 2016, di stipulare contratti di collaborazioni a progetto e la cancellazione del contratto di associazione in partecipazione.
Si riassumono di seguito, le novità dei due decreti attuativi del Jobs act.

Il contratto a tutele crescenti si applica ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato dopo l’entrata in vigore del decreto, per i quali stabilisce una nuova disciplina dei licenziamenti individuali e collettivi (per i lavoratori assunti prima dell’entrata in vigore del decreto restano valide le norme precedenti). I provvedimenti confermati sono i seguenti:

– Licenziamenti individuali: viene limitato ai casi in cui sia dimostrata l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, il diritto al reintegro ai licenziamenti discriminatori, nulli e intimati in forma orale, nonché ai licenziamenti disciplinari ingiustificati. Nel caso in cui il giudice preveda il reintegro del lavoratore, non ci sarà la possibilità, per le imprese, di evitare la riassunzione pagando un maxi-indennizzo.

– Risarcimento del danno. È previsto che il giudice condanni il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata la nullità e l’inefficacia, stabilendo a tal fine un’indennità commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto quanto percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative. In ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato, altresì, per il medesimo periodo, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Il giudice condannerà il datore di lavoro al pagamento di un’indennità, non assoggettata a contribuzione previdenziale, pari a due mensilità dell’ultima retribuzione per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro, in tutti i casi di indennizzo per i licenziamenti ingiustificati di tipo economico e per parte di quelli disciplinari.

– Licenziamenti collettivi: la disciplina del Jobs act si estende anche ai casi di crisi aziendali prevedendo che per i licenziamenti collettivi intimati in forma orale è previsto il reintegro, per quelli che presentano un vizio di procedura o di applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori da mettere in uscita scatta l’indennizzo sulla base di due mensilità per anno, con un minimo di 4 mensilità.

– contratto di ricollocazione: vale a dire un voucher con quale ci si rivolge all’agenzia per trovare un nuovo posto di lavoro. In caso di gravi malattie, inoltre “i lavoratori del settore pubblico e privato hanno diritto di trasformare il rapporto di lavoro indeterminato in part time”.

Non ci sono modifiche sostanziali anche per il decreto relativo ai nuovi ammortizzatori sociali che decorreranno a partire dal 1° maggio 2015 quindi per gli eventi che si verificheranno successivamente a tale data,e sono di seguito sintetizzati:

– Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI): avrà la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato, con esclusione dei dipendenti pubblici e degli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che hanno cumulato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni di lavoro ed almeno 18 giornate effettive di lavoro negli ultimi 12 mesi. La base retributiva della Naspi sono gli ultimi 4 anni di impiego (anche non continuativo) rapportati alle settimane contributive e moltiplicati per il coefficiente 4.33.

– Assegno di disoccupazione (ASDI: introdotto in via sperimentale, avrà la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori che abbiano fruito per l’intera sua durata NASpI, senza trovare occupazione e si trovino in una condizione economica di bisogno.
Nel primo anno di applicazione gli interventi saranno prioritariamente riservati ai lavoratori appartenenti a nuclei familiari con minorenni e quindi ai lavoratori in età vicina al pensionamento, ma che non abbiano maturato i requisiti per i trattamenti di quiescenza.

– Indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto (DIS-COLL) riconosciuta appunto, ai collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, non pensionati e privi di partita IVA, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. Il suo importo è rapportato al reddito e diminuisce del 3% a partire dal quarto mese di erogazione. La durata della prestazione è pari alla metà delle mensilità contributive versate e non può eccedere i 6 mesi. Anche questa indennità è condizionata alla partecipazione ad iniziative di politiche attive.

Fonte: Ipsoa.it

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