Contratto a tempo determinato: le novità

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L’aggravamento della crisi occupazionale che attanaglia il nostro Paese ha determinato vari interventi sulla disciplina del contratti di lavoro a tempo determinato. Dopo la Riforma Fornero e si sono succeduti ulteriori provvedimenti che hanno apportato alcuni correttivi alle misure precedenti riducendo, gli intervalli minimi tra un contratto e l’altro, e consentendo la proroga del contratto acausale, introdotto dalla citata legge 92/2012. Con il D.L. n.34/2014 sono state apportate ulteriori rilevanti modifiche alla disciplina. La prima sostanziale novità concerne proprio la giustificazione del termine che può mancare, non solo per il primo contratto stipulato fra le parti, bensì in generale, in tutti i contratti a tempo determinato.

Il contratto di lavoro a tempo determinato è disciplinato dal decreto legislativo 6 settembre 2001, n.368, che abroga le precedenti norme di riferimento, fra cui la legge n.230/62, l’articolo 23 della legge n.56/87, l’articolo 8-bis della legge n.79/83, così come tutte le disposizioni di legge comunque incompatibili con la nuova normativa.
La legge 28 giugno 2012, n.92, di riforma del mercato del lavoro è intervenuta rendendo più stringenti i limiti temporali di utilizzo del contratto ma introducendo, nel contempo, la possibilità di una prima stipula fuori dal contesto dell’obbligatorietà dei motivi che consentono l’apposizione del termine.

Fonte: Ipsoa.it

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