Contratti di solidarietà, integrazione 2015: probabile spiraglio

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Dal 2015 per i contratti di solidarietà di tipo A, stipulati in un contesto aziendale ove sussiste il diritto alla cassa integrazione salariale straordinaria, è prevista l’integrazione del 60%. Né la legge di Stabilità 2015, nè il decreto Milleproroghe 2015 hanno prorogato la norma che stabiliva al 70% la misura dell’integrazione salariale spettante ai lavoratori coinvolti in contratti di solidarietà. Il rischio è destabilizzare un contratto il cui utilizzo è cresciuto in termini importanti nel corso degli ultimi anni, determinandone una perdita di attrattività per aziende e lavoratori. Si apre, tuttavia, uno spiraglio con un emendamento del Governo al Milleproroghe che ripristina la percentuale del 70%.

Il Legislatore non ha riproposto la norma dello scorso anno che prevedeva che in caso di un contratto di solidarietà (CDS di tipo A) stipulato in un contesto aziendale ove sussiste il diritto alla cassa integrazione salariale straordinaria (fuori, infatti, dalla previsione in oggetto restano i contratti di solidarietà utilizzabili nel caso di imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS), il lavoratore avrebbe diritto al 70% della retribuzione persa a seguito della riduzione del lavoro. Attualmente, dunque, spetta il 60%. Tale è la percentuale prevista dall’art.6, co.3, D.L. n.510/1996, conv. in L. n.608/1996.

Il trattamento corrisposto al lavoratore viene percepito al netto dell’aliquota del 5,84% (contributo apprendisti) e non si applica, diversamente da quanto accade nel caso di erogazione delle altre indennità salariali, alcun massimale o minimale.

In arrivo un emendamento del Governo al Milleroroghe 2015
Il Governo sembrerebbe intenzionato a presentare un al Milleproroghe 2015, i cui lavori di conversione sono in chiusura per la fine di febbraio. L’emendamento riporterebbe, per il 2015, al 70% la percentuale di integrazione salariale spettante ai lavoratori coinvolti in processi di solidarietà grazie alle risorse che sarebbero state reperite.
Uno spiraglio si apre così per tutti quei lavoratori che, ad oggi, sono invece “caduti” sotto l’applicazione della minore percentuale del 60%.

Quando si può ricorrere al contratto di solidarietà
Il contratto di solidarietà nasce, nell’intento del Legislatore, con l’obiettivo di sollevare temporaneamente il datore di lavoro dai costi della manodopera laddove egli versi in situazioni di crisi che si aprono, comunque, a soluzioni positive di ripresa. Si intende, così, salvaguardare i posti e le professionalità dei lavoratori, che mantengono un legame con l’impresa di cui sono dipendenti, in attesa della normale ripresa dell’attività lavorativa.

Va evidenziato che il contratto di solidarietà puo’ essere di tipo
– espansivo, volto cioè ad incrementare l’occupazione tramite riduzione dell’orario di lavoro del personale occupato
– difensivo, basato, invece, sulla riduzione (collettiva) dell’orario dei lavoratori occupati al fine di evitare il licenziamento (anche in misura parziale) dei lavoratori ritenuti “in eccedenza” (si punta al mantenimento dell’occupazione).

Come già accennato, la Legge distingue, poi, fra due tipologie di contratti di solidarietà:

· i contratti di solidarietà che si applicano alle imprese che sono soggette al campo di applicazione della CIGS (CDS ordinario)
· e quelli che, invece, riguardano le imprese alle quali non si applicano le norme sulla cassa (CDS speciale).

Inoltre, va annotato che il contratto di solidarietà può interessare tutti i lavoratori aventi, alla data di stipula un’anzianità aziendale di almeno 90 giorni. Restano esclusi – principalmente – i dirigenti e gli apprendisti.
A fronte della riduzione di orario, al lavoratore spetta un trattamento di CIGS per le ore di lavoro effettivamente lavorate, che è, attualmente, pari al 60% della retribuzione persa per la riduzione oraria (ridotta, come detto, del 5,84% pari alla aliquota contributiva a carico degli apprendisti).

Sul versante aziendale, invece, si richiede al datore di lavoro di retribuire il lavoratore in relazione al minor numero di ore lavorate. Egli avrà altresi’ diritto, se in regola con i requisiti di legge sull’accesso alle agevolazioni contributive, ad una riduzione del carico contributivo fissata nella misura del 35% a fronte della riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20% (con riferimento ai lavoratori interessati dalla riduzione).
La “solidarietà” opera, dunque, in casi di esubero di personale a fronte di un accordo sindacale che fissa i “parametri” della solidarietà. In particolare, il contratto di solidarietà si ritiene “congruo” , idoneo cioè a perseguire il suo scopo, quando la percentuale di riduzione di orario concordata tra le parti, parametrata su base settimanale, non superi il 60% dell’orario di lavoro contrattuale dei lavoratori coinvolti nel contratto di solidarietà.

Infine, una volta attivata e portata a termine la procedura sindacale finalizzata alla stipula del contratto, le domande per i contratti di solidarietà e le richieste di ammissione alla CIGS sono inoltrate ai competenti soggetti solo in via telematica, accedendo al sistema informatico on-line, denominato CIGSonline, disponibile sul sito del Ministero del lavoro. Esaminata la domanda e gli allegati documenti, sarà il Ministero del lavoro che, con decreto, sancirà l’ammissione dell’istante alla solidarietà. Sulla base del decreto, sarà infine l’Inps a procedere con l’erogazione del trattamento (o meglio, il datore di lavoro anticipa il trattamento per conto dell’Istituto e lo recupera effettuando il conguaglio attraverso l’Uniemens; restano fermi alcuni specifici casi in cui si ammette il pagamento diretto a cura dell’Inps).

Per quanto concerne, poi, il periodo di erogazione del trattamento, si annoti che il contratto di solidarietà non può avere una durata superiore a ventiquattro mesi; successivamente alla scadenza del predetto periodo, è il Ministero del lavoro che può prorogare il trattamento, fino ad un massimo di 24 mesi (36 mesi per i lavoratori occupati nel Mezzogiorno).

Gli interventi sull’integrazione salariale
La percentuale del 60% è stata oggetto già più volte, nel recente passato, di aumenti.
In particolare, ci si riferisce all’intervento, operante sugli anni 2009/2010, risalente al D.L. n.78/2009, conv. In L. n.102/2009 (D.M. 17/11/09; INPS, mag. 15/2/2011, n.3729; INPS, msg. 18/1/2013, n.1114; legge 24.12.2012, n.228), laddove fu disposto – in via sperimentale – l’incremento del 20% della integrazione salariale, portando così la percentuale all’80% (al netto della aliquota del 5,84%). A seguito di proroghe via via disposte nel corso degli anni, la percentuale dell’80% viene confermata fino al 2013; per poi scendere al 70% nel 2014 (L. n.147/2013, art.1, co. 186, Circ. INPS 29/1/2014, n.15). Per poi scomparire per il 2015, in quanto, come detto, il Legislatore non ne ha previsto la proroga ne’ in sede di legge di Stabilità ultima ne nel decreto Milleproroghe.

Effetti sull’utilizzo del contratto di solidarietà
Non sono mancate nelle settimane che ancora precedevano il varo definitivo della legge di Stabilità, voci nel panorama politico che richiedevano al Governo di ripensare alle conseguenze derivanti dalla mancata proroga dell’aumento della percentuale di integrazione. Cosa viene segnalato? Sostanzialmente si teme che il contratto di solidarietà, il cui utilizzo è cresciuto in termini importanti nel corso degli ultimi anni, perda di attrattività per i lavoratori. Il rischio consiste nel “destabilizzare” il contratto di solidarietà rendendolo di fatto meno remunerativo per tutti coloro che, come detto, rinunciano ad una parte del loro lavoro (e del loro salario) per salvaguardare l’occupazione.

Fonte: Ipsoa.it

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