Contratti di solidarietà: chiarimenti dal Ministero

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Sottoscrivere un contratto aziendale di solidarietà è possibile quando la stipula del contratto stesso è posta come strumento di salvaguardia dei livelli occupazionali e dunque alternativo al ricorso alle procedure di licenziamento collettivo. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali interviene con circolare n.32 del 19 dicembre 2014 per approfondire la deroga al limite dei 36 mesi nel quinquennio nei Contratti di solidarietà così come modificato dal decreto 10 ottobre 2014.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il decreto 10 ottobre 2014 n.85145 ha modificato l’art.7 decreto n. 46448 del 10 luglio 2009 rendendo possibile sottoscrivere un contratto aziendale di solidarietà con il ricorso all’integrazione salariale in favore dei lavoratori coinvolti nella riduzione oraria, superando il limite dei 36 mesi di integrazione salariale fruibile in un quinquennio, quando la stipula del contratto stesso è posta come strumento di salvaguardia dei livelli occupazionali e dunque alternativo al ricorso alle procedure di licenziamento collettivo. Si può così gestire in modo non traumatico gli esuberi di personale con il ricorso a una procedura di mobilità attuata con la non opposizione al licenziamento.

Il Ministero è intervenuto con circolare n.32 del 19 dicembre 2014 per meglio specificare l’operatività di questa nuova norma ritenendo che sia possibile per le aziende, che presentano esuberi di personale gestibile con il prepensionamento, procedere nella presentazione di un programma di ristrutturazione o riorganizzazione alla presenza di crisi. Questo consentirebbe di essere inseriti nella graduatoria per l’accesso alle risorse previste e alla stipulazione di contratti di solidarietà con relativa richiesta d’integrazione salariale anche per quei lavoratori che, avendone o maturandone i requisiti in corso di riduzione oraria, potrebbero accedere all’esodo per prepensionamento.

Nel momento in cui si rendono nuovamente disponibili le risorse finanziarie, la società può estrarre dal bacino dei lavoratori in solidarietà solo i lavoratori in esubero prepensionabili e inserirli invece nel programma di cassa integrazione per riorganizzazione o ristrutturazione in presenza di crisi, che dovrebbe concretamente prendere avvio solo in quel momento, e consentire ai lavoratori di optare per l’anticipazione della liquidazione della pensione di vecchiaia.

Tale modo di agire consentirebbe alle aziende di gestire gli esuberi prima con un sistema di riduzione dell’orario di lavoro non discriminatorio e poi con una gestione degli esuberi non traumatica in quanto lascia libero il lavoratore di optare per la liquidazione anticipata della pensione di anzianità o di vecchiaia.

Fonte: Ipsoa.it

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