Contratti a termine: limiti alla stipula per le PMI del settore cemento

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Il recente rinnovo del c.c.n.l. per le pmi esercenti la produzione di cemento, calce, gesso e malte ha provveduto ad aggiornare la disciplina del contratto a tempo determinato senza tener conto peraltro della più recente evoluzione della legislazione in materia. Ne conseguono difficoltà applicative anche alla luce della circolare diffusa a fine luglio dal Ministero del lavoro.

Con il rinnovo del c.c.n.l. 5 novembre 2010, siglato con due accordi separati il 14 luglio 2014 (Confapi) e il 15 luglio 2014 (Confimi), le parti hanno aggiornato anche la disciplina contrattuale del rapporto a tempo determinato senza tener conto, peraltro, delle più recenti modifiche apportate al D.Lgs. n.368/2001. Alcune clausole risultano perciò allo stato inoperanti in quanto superate dall’evoluzione legislativa, altre presentano difficoltà di applicazione sul piano pratico anche in considerazione di un parziale contrasto con gli orientamenti interpretativi recentemente formulati dal Ministero del lavoro.

Ci riferiamo in particolare alla clausola contenuta nel rinnovo Confimi che fissa un limite specifico (12%) alle assunzioni effettuate per determinati motivi, tra i quali l’avvio di nuove attività.

Il coordinamento di questa disposizione riferita a casi specifici con il limite (20%) stabilito a tratto generale dal legislatore appare difficoltoso, mentre sembra senz’altro contrastare con il disposto di legge, secondo l’interpretazione fornita dal Ministero del lavoro (circ. n.182014), l’estensione del vincolo numerico alle assunzioni in fase di avvio di nuove attività.

La corretta applicazione della disposizione assume rilevanza anche sotto il profilo sanzionatorio, considerato che secondo il parere ministeriale la sanzione amministrativa prevista per l’inosservanza del limite legale può essere applicata anche nel caso di superamento dei differenti limiti percentuali stabiliti dal contratto collettivo.
Nei prospetti che seguono il quadro della vigente disciplina risultante dalle fonti legali e contrattuali nel settore cemento pmi.

Contratto a termine – Criteri generali

06082014TAB1

Limiti quantitativi
La stipulazione di contratti a tempo determinato è soggetta a limitazioni di carattere quantitativo, stabilite dalla legge e, nei casi previsti, dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

06082014TAB2

Prolungamento della durata

Proroga del contratto
Il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale sia inferiore a 3 anni. Le proroghe sono ammesse fino ad un massimo di cinque volte, nell’arco dei complessivi 36 mesi, indipendentemente dal numero dei rinnovi, a condizione che si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato a tempo determinato. Con esclusivo riferimento a tale ipotesi la durata complessiva del rapporto a termine (durata originaria e proroghe successive) non può comunque essere superiore a 3 anni.

Prosecuzione di fatto del rapporto
Se il rapporto continua dopo la scadenza del termine originario o successivamente prorogato, il lavoratore ha diritto ad una maggiorazione retributiva per ogni giorno di prosecuzione del rapporto; superato il limite massimo, il contratto si considera a tempo indeterminato.

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Successione di contratti con lo stesso lavoratore

Successione di contratti senza soluzione di continuità
Qualora non vi sia alcuna soluzione di continuità tra due assunzioni successive a termine, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato dalla data di stipulazione del primo contratto.

Intervallo minimo tra due contratti successivi
Scaduto un contratto a termine, il lavoratore non può essere nuovamente assunto a tempo determinato prima che sia trascorso un determinato intervallo temporale. Qualora l’intervallo minimo non venga rispettato, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato. L’obbligo di rispettare un intervallo minimo, nonché il divieto di effettuare due assunzioni successive senza soluzione di continuità, non trovano applicazione nei casi stabiliti dalla legge.

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Successione di contratti per mansioni equivalenti

Durata massima complessiva
Qualora la durata complessiva del rapporto fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, considerando tutti i contratti a termine (anche in forma di somministrazione di lavoro) stipulati per lo svolgimento di mansioni equivalenti, abbia superato i 36 mesi (comprensivi di proroghe e rinnovi, nel rispetto degli intervalli minimi tra due contratti successivi e indipendentemente dall’ampiezza dei periodi di interruzione tra un contratto e l’altro), il rapporto medesimo si considera a tempo indeterminato a decorrere dal superamento del predetto termine di 36 mesi. Tale durata massima complessiva può essere superata con la stipulazione, per una sola volta, di un ulteriore contratto a termine tra gli stessi soggetti, a condizione che la formalizzazione avvenga presso la DPL e con l’assistenza di un rappresentante sindacale.

Sono esclusi da limitazioni temporali i contratti per mansioni equivalenti stipulati per lo svolgimento delle attività di carattere stagionale, definite dal D.P.R. n.1525/1963.

Fonte: Ipsoa.it

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