Contestazione disciplinare, da indicare sempre i fatti in concreto

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Nulla la contestazione dell’addebito disciplinare se non sono indicati in concreto i fatti disciplinarmente rilevanti. Poiché la contestazione dell’addebito ha lo scopo di consentire al lavoratore incolpato l’immediata difesa e deve, conseguentemente, rivestire il carattere della connessa specificità, ancorché senza l’osservanza di schemi prestabiliti e rigidi, è però pur sempre necessario che siano fornite al lavoratore le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti addebitati, rispettando i principi di correttezza e garanzia del contraddittorio.

Deve considerarsi nulla la contestazione dell’addebito disciplinare se nel medesimo non siano indicati quali siano in concreto i fatti disciplinarmente rilevanti.

Con una interessante sentenza, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha affermato un importante principio in tema di contestazioni disciplinari, in particolare ribadendo che poiché la contestazione dell’addebito ha lo scopo di consentire al lavoratore incolpato l’immediata difesa e deve, conseguentemente, rivestire il carattere della connessa specificità, ancorché senza l’osservanza di schemi prestabiliti e rigidi, è però pur sempre necessario che siano fornite al lavoratore le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti addebitati, rispettando i principi di correttezza e garanzia del contraddittorio.

Ne consegue pertanto che deve considerarsi nulla la contestazione dell’addebito disciplinare se nel medesimo non siano indicati quali siano in concreto i fatti disciplinarmente rilevanti.
Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato da un operaio contro la Fiat Group Automobiles s.p.a. di cui era dipendente.

In breve, i fatti.
M.P., premesso di avere lavorato dal 1985 alle dipendenze della Fiat Group Automobiles s.p.a., con qualifica da ultimo di Tecnical Zone Manager (TMZ) ed inquadramento nel sesto livello del C.C.N.L. Metalmeccanici fino al 21/4/12, ricorreva davanti al giudice del lavoro denunciando che, previa contestazione di addebito del 20/4/12, era stato licenziato senza preavviso.

Questi adiva quindi il Tribunale per sentir dichiarare Ia illegittimità del licenziamento intimatogli attesa Ia genericità della contestazione e l’insussistenza dell’addebito e conseguentemente per ottenere Ia reintegra nel posto di lavoro ex art.18 L. n.300/1970.

Il Tribunale, riconoscendo Ia illegittimità della contestazione disciplinare perché “priva degli elementi temporali di luogo, di persone ed oggetto idonei a circostanziare i fatti addebitati”, ordinava Ia reintegra del lavoratore nel posto di lavoro.

La società si opponeva.
Venivano acquisiti i verbali istruttori di altro giudizio incardinato presso il Tribunale, ove si discuteva della legittimità del successive licenziamento irrogato in data 7/3/13 ed era escusso un teste.
II Tribunale accoglieva il ricorso in opposizione, revocando l’ordinanza.

Proponeva reclamo il lavoratore deducendo la nullità della sentenza, per quanto qui di interesse, in relazione alia illegittimità per genericità e difetto di specificità della contestazione di addebito. La Corte d’appello, in riforma della sentenza del Tribunale, dichiarava, ritenendo generica la relativa contestazione disciplinare, illegittimo il licenziamento intimato in data 27.4.12 al lavoratore, condannando la Fiat Group Automobiles s.p.a. a corrispondergli le retribuzioni maturate dal licenziamento in oggetto sino al successivo licenziamento, detratto l’eventuale aliunde perceptum, oltre agli accessori di legge. Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la società, in particolare dolendosi del fatto che la lettera di contestazione del 20.4.12 era adeguatamente specifica, consentendo al lavoratore di difendersi compiutamente; evidenziava che secondo il consolidato orientamento di legittimità la specificità della contestazione disciplinare è diretta essenzialmente allo scopo di consentire al lavoratore una immediata difesa, che nella specie era assolutamente possibile posto che dal contenuto della lettera di contestazione emergevano chiaramente i fatti dei quali il lavoratore era chiamato a rispondere: aver abusato del suo ruolo e della sua funzione attribuita dall’azienda per raggiungere, verosimilmente nel 2010, con i titolari della s.n.c. officina Autoriparazioni V., un illecito accordo in pregiudizio degli interessi della Fiat Group Automobiles s.p.a. attraverso il quale aveva percepito indebiti importi per somme comprese tra i 5 e gli 8 mila euro, anche attraverso la dazione di merce ottenuta da costoro senza versamento del corrispettivo.

Nell’ambito di tale lettera di contestazione erano quindi oggettivate, nei loro nuclei essenziali e strutturali:

– le condotte addebitate (aver raggiunto un illecito accordo contrario agli interessi economici e di immagine di FIAT GROUP AUTOMOBILES s.p.a. al fine di perseguire un personale indebito vantaggio);
– identificati i soggetti con cui tale accordo era intervenuto (titolari della Officina Autoriparazioni V.);
– descritto il contenuto dell’accordo stesso (l’utilizzo da parte del P. del ruolo di Technical Zone Manager e degli accrediti personali sul sistema informatico che regola le garanzie in FIAT GROUP AUTOMOBILES s.p.a. al fine di creare a favore dell”Officina in questione le condizioni per ottenere liquidazione di interventi a fronte di riparazioni asseritamente effettuate sulla base di garanzie manipolate ovvero utilizzando ricambi non originali);
– indicato il periodo in cui detta intesa era stata raggiunta (verosimilmente nel 2010); riportata l’entità dell’illecito vantaggio economico tratto dal P. (tra i 5 e gli 8 mila euro oltre a dazione di merce senza versare il corrispettivo).

La specificità dell’addebito, che riguardava l’esistenza dell’illecito accordo con i soggetti chiaramente individuati, attuato con le descritte modalità anche per quanta riguarda i codici utilizzati dal P. per permettere la consumazione della fattispecie illecita, con pregiudizio degli interessi aziendali, aveva del resto consentito al lavoratore di prendere posizione rispetto agli addebiti, negando in luce l’esistenza dell’accordo, e dunque il fatto materiale che costituiva ulteriori risvolti sopra riportati, che afferivano, come detto, alle modalità attuative dell’illecito e al profitto tratto dal lavoratore infedele.

La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando un principio di diritto già presente nella giurisprudenza della Corte, ma che per la sua importanza dev’essere ricordato in questa sede.

Sul punto, ricordano gli Ermellini che in tema di sanzioni disciplinari a carico dei lavoratori subordinati, Ia contestazione dell’addebito ha lo scopo di consentire al lavoratore incolpato l’immediata difesa e deve, conseguentemente, rivestire il carattere della connessa specificità, ancorché senza l’osservanza di schemi prestabiliti e rigidi, purché siano fornite al lavoratore le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti addebitati, rispettando i principi di correttezza e garanzia del contraddittorio.

Nella specie, hanno osservato i Supremi Giudici, Ia lettera di contestazione individuava, anche con precisione, un fatto teoricamente censurabile disciplinarmente, ma restava confinata in tale categoria teorica (esistenza di un accordo attraverso il quale il dipendente avrebbe tratto illeciti profitti), senza tuttavia indicare quali fossero in concreto i fatti disciplinarmente rilevanti, effettivamente compiuti ed addebitati al lavoratore, che infatti non può ritenersi essersi compiutamente difeso attraverso la generica negazione dell’addebito.

Risulta dunque condivisibile per la Cassazione Ia sentenza di appello che aveva ritenuto che nella contestazione era per un verso chiaramente delineata la fattispecie illecita astratta di una truffa ai danni del datore di lavoro, mediante accordo con l’officina V., il cui contenuto pure era stato specificato (creare in favore dell’Officina in questione le condizioni per poter ottenere Ia liquidazione di interventi su riparazioni effettuate su garanzie manipolate o con ricambi non originali); per altro verso la Corte d’appello aveva chiarito che Ia contestazione non precisava, nemmeno a titolo esemplificativo, gli episodi relativi alle procedure di garanzia asseritamente truccate e/o alle riparazioni effettuate con ricambi non originali, difettando quindi di qualsiasi effettivo elemento (ad es. il numero di procedura degli interventi in garanzia, il modello del veicolo, l’oggetto dell’intervento, etc.), necessario a concretizzare, dal punto di vista spaziale e temporale, gli illeciti di cui si riteneva responsabile il lavoratore, impedendo cosi a quest’ultimo di difendersi adeguatamente.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso della società.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’esegesi della S.C., in tema di contestazioni disciplinari, poiché la contestazione dell’addebito ha lo scopo di consentire al lavoratore incolpato l’immediata difesa e deve, conseguentemente, rivestire il carattere della connessa specificità, ancorché senza l’osservanza di schemi prestabiliti e rigidi, è però pur sempre necessario che siano fornite al lavoratore le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti addebitati, rispettando i principi di correttezza e garanzia del contraddittorio.

Ne consegue pertanto che deve considerarsi nulla la contestazione dell’addebito disciplinare se nel medesimo non siano indicati quali siano in concreto i fatti disciplinarmente rilevanti.

Fonte: Ipsoa.it

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