Congedo straordinario, le nuove regole

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L’articolo 4 del decreto legislativo 18 luglio 2011, n.119 ha sostituito l’intero testo del comma 5 dell’articolo 42 del decreto legislativo del 26 marzo 2001, n.151, cambiando le regole per la richiesta del congedo straordinario indennizzato per l’assistenza ad un familiare con disabilità grave. Con la circolare n. 32 del 6 marzo 2012 l’INPS fornisce alcuni chiarimenti, sottolineando in particolare la tassatività dell’ordine di priorità delle persone che possono richiedere il congedo.

Il precedente testo del comma 5 dell’articolo 42 prevedeva che i beneficiari del congedo retribuito fossero i genitori ovvero i fratelli e le sorelle della persona con disabilità grave in caso di scomparsa di entrambi i genitori medesimi. La norma è stata oggetto di numerosi interventi da parte della Corte Costituzionale (sentenze n.133/2005, n.158/2007 e n.19/2009) che hanno modificato ed ampliato il novero dei soggetti che possono fruire del congedo indennizzato con l’estensione ai fratelli e alle sorelle conviventi, nonché al coniuge convivente e ai figli, anch’essi in quanto conviventi. conviventi.

Il decreto legislativo n.119/2011, in attuazione dell’art.23, comma 1, della legge 4 novembre 2010, n.183, ha recepito l’orientamento della Consulta ed ha identificato i soggetti aventi diritto a fruire del congedo straordinario retribuito per assistere un familiare in situazione di disabilità grave, indicando il seguente, tassativo, ordine di priorità:

1.il coniuge convivente;
2.i genitori, anche adottivi o affidatari del disabile, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente;
3.i figli conviventi con i genitori disabili, qualora il coniuge convivente, il padre e la madre, anche adottivi, del disabile siano deceduti, mancanti ovvero affetti da patologie invalidanti;
4.i fratelli o le sorelle conviventi con il disabile, qualora il coniuge convivente, i genitori ovvero i figli della persona da assistere siano deceduti, mancanti o affetti da patologie invalidanti.
Stante la tassatività dell’elencazione è di tutta evidenza che la presenza nel nucleo familiare del disabile di un congiunto appartenente al grado più elevato di priorità esclude necessariamente tutti i beneficiari di grado inferiore.

Con l’espressione “mancanti” deve intendersi non solo una situazione di assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto) ma anche ogni altra condizione ad essa assimilabile (divorzio, separazione legale, abbandono), debitamente certificata con provvedimento rilasciato dall’autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità ovvero comprovata mediante dichiarazione sostitutiva di certificazione resa ai sensi dell’art.46 del D.P.R.28 dicembre 2000, n.445 (come precisato dall’Inps nella circolare n. 45 del 1° marzo 2011).

Le condizioni per fruire del congedo straordinario retribuito sono analoghe a quelle richieste per la fruizione dei permessi ex art.33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è pertanto necessario:

il riconoscimento della condizione di disabilità grave del soggetto da assistere da parte della competente Commissione medica Asl, di cui all’art.4, comma 1, della legge n.104/1992, integrata dal medico Inps, ai sensi dell’art.20, comma 1 del decreto legge 1° luglio 2009, n.78, convertito nella legge 3 agosto 2009, n.102;
il soggetto da assistere non deve essere ricoverato a tempo pieno presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria e continuativa. In tal caso è possibile fruire del congedo straordinario solo se presenza del soggetto che presta assistenza sia richiesta dalla struttura sanitaria presso la quale è ricoverata la persona disabile.
Pur con il ricovero a tempo pieno è possibile fruire del congedo straordinario in caso di :

a) ricovero a tempo pieno di un minore per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare;
b) ricovero in stato vegetativo persistente e/o in situazione terminale;
c) interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie certificate (Inps, messaggio n.14480 del 28 maggio 2010).

Con la circolare n.32 l’Inps sottolinea che vale per il congedo straordinario quanto disposto per i permessi ex legge n. 104/92 per quanto riguarda il “referente unico”. Pertanto, qualora una persona sia già titolare del diritto ai permessi mensili, un eventuale periodo di congedo straordinario può essere riconosciuto solo a favore di quella persona. E’ quindi escluso il diritto alla fruizione alternativa del beneficio da parte di più familiari, con l’unica eccezione dei genitori

Il congedo straordinario non può superare la durata complessiva di due anni, con riferimento alla persona gravemente disabile da assistere, vale a dire che questo è il periodo massimo utilizzabile per prestare assistenza nei confronti di uno stesso soggetto disabile. Purtuttavia, detto limite è altresì riferito al beneficio individuale fruibile dal dipendente che assiste. Questo l’esempio portato dall’Inps nella circolare n. 28/2012 indirizzata al proprio personale dipendente:

“un dipendente padre che abbia fruito di 6 mesi di congedo non retribuito per assistere un familiare di terzo grado, ai sensi dell’art.4 della legge n.53/2000, può eventualmente richiedere, per assistere il proprio figlio disabile, un periodo massimo di congedo retribuito, ai sensi dell’art.42, comma 5 ter, del d.lgs. n.151/2001, pari a diciotto mesi, fino a concorrenza, quindi, del limite individuale di due anni di assenza fruibile da ciascun lavoratore dipendente per prestare assistenza alle condizioni previste dalla normativa vigente. Nell’esempio rappresentato, per assistere lo stesso figlio disabile, la dipendente madre potrà eventualmente fruire del congedo retribuito, di cui al citato articolo del d.lgs. n.151/2001, per un periodo massimo di 6 mesi, fino a concorrenza dei due anni di assistenza a ciascun disabile garantita dalle disposizioni di legge vigenti. Si evidenzia che la predetta dipendente potrà eventualmente richiedere ulteriori diciotto mesi a titolo di congedo retribuito, ex art.42 del d.lgs. n.151/2001, per assistere il proprio genitore convivente in condizione di disabilità grave, in assenza del coniuge e dei genitori di quest’ultimo, raggiungendo così il limite individuale di due anni di assenza nell’arco della vita lavorativa”.

Durante il periodo di congedo il lavoratore ha diritto a percepire una indennità corrispondente all’ultima retribuzione percepita prima dell’inizio del congedo con esclusivo riferimento alle voci fisse e continuative. Viene altresì riconosciuto l’accredito figurativo del periodo di assistenza prestato, entro il tetto massimo complessivo di € 43.579,06 annui, rivalutato, a decorrere dall’anno 2011, sulla base delle variazioni dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

Per l’anno 2012 l’importo è stabilito in euro € 45.472,00. Pertanto, l’indennità economica massima annua erogabile per i dipendenti iscritti all’AGO, è pari a € 36.813,47, mentre il limite mensile e quello giornaliero ammontano, rispettivamente, a € 3.067,79 e a € 102,26. Durante il periodo di congedo con naturano ferie, tredicesima e trattamento di fine rapporto.

Sul congedo straordinario si è espressa anche la Funzione pubblica con la circolare n. 1/2012.

Fonte: Alfredo Casotti e Maria Rosa GheidoIl Quotidiano Ipsoa 19/03/2012