Congedo di paternità

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Al fine di favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’intero della coppia, la Legge di Riforma del Mercato del Lavoro ha previsto che i lavoratori di sesso maschile, entro i primi 5 mesi di vita del bambino, avranno il diritto di richiedere tre giorni consecutivi di assenza dal lavoro senza decurtazione di stipendio.

Il congedo di paternità è il diritto del lavoratore di assentarsi dal lavoro con il congedo di maternità per l’astensione obbligatoria che altrimenti sarebbe spettata alla madre.

Nella seduta del 23 marzo 2012 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, il disegno di Legge di Riforma del Mercato del Lavoro, presentato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Con la nuova riforma i papà, entro i primi 5 mesi di vita del bambino, avranno il diritto di richiedere tre giorni consecutivi di assenza dal lavoro senza decurtazione di stipendio. Agli oneri derivanti da tali interventi, si provvederà con l’utilizzo parziale delle risorse di cui al fondo per il finanziamento di interventi a favore dell’incremento dell’occupazione giovanile e delle donne (comma 27, art.24, L.214/11).

Si tratta di un piccolo, ma importante primo passo verso un riconoscimento anche al lavoratore padre del doppio ruolo che ricopre sia all’interno dell’ambiente lavorativo che all’ interno della famiglia. La previsione di tale istituto è diretta a favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia, in linea con quanto previsto in altri paesi e con la Direttiva 2010/18/EU.

Tale direttiva stabilisce importanti cambiamenti mirati a migliorare la conciliazione tra vita professionale e vita familiare dei genitori. Innalza, ad esempio, la durata del congedo parentale per la nascita o l’adozione di un figlio. Chiarisce che si applica a tutti i dipendenti di ambo i sessi, indipendentemente dalla forma del loro contratto di lavoro.

Per di più, riconosce ai genitori che ritornano al lavoro dopo aver fruito del congedo parentale, la possibilità di chiedere un periodo di adattamento delle condizioni di lavoro. Conferisce una maggiore protezione non solo contro il licenziamento ma, anche contro ogni trattamento sfavorevole legato alla fruizione del congedo parentale.

Il congedo parentale minimo, da usufruire fino a quando il bambino abbia un’età non superiore ad otto anni, passa da tre a quattro mesi e rimane il principio della non trasferibilità che anzi viene ulteriormente specificato con il divieto di trasferire almeno uno dei quattro mesi, proprio al fine di incoraggiare una più equa ripartizione del congedo tra i due genitori.

Il Parlamento Europeo ha approvato la proposta della Commissione Europea sull’introduzione del congedo di paternità nella legislazione europea in materia di congedo parentale.

La norma si propone di garantire ai padri il diritto a un permesso lavorativo di almeno due settimane durante il congedo di maternità, totalmente retribuito dal datore di lavoro nel caso di lavoratori dipendenti, oppure garantito dall’ente previdenziale di riferimento nel caso di lavoratori autonomi.

Nel nostro ordinamento tale direttiva non è stata recepita immediatamente. Nel 2010 è stato presentato in Parlamento il disegno di legge Mosca-Saltamartini che prevedeva quattro giorni obbligatori di congedo di paternità entro i primi tre mesi dalla nascita del figlio, con l’obiettivo di aumentare il ruolo attivo del padre nella cura della famiglia. Il disegno di legge è stato congelato e l’unica novità è stata apportata dal Decreto Legislativo emanato il 18 luglio 2011 che riconosce al padre lavoratore dipendente un congedo parentale facoltativo anche nel caso in cui la madre sia disoccupata o casalinga.

L’altra fonte di riferimento è l’articolo 28 del T.U delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53 che elenca tutti i motivi ammessi per la richiesta del congedo di paternità. Il trattamento economico, normativo e previdenziale è identico a quello spettante nel caso del congedo di maternità.

Tale diritto è riconosciuto al padre lavoratore in caso di grave infermità, morte o abbandono della lavoratrice e di affidamento esclusivo del bambino. Il diritto al congedo di paternità in sostituzione del congedo di maternità spetta anche nei casi in cui la madre non sia una lavoratrice, in quanto il diritto a fruire del diritto spetta al padre come lavoratore. L’indennità percepita coincide con quella del congedo di maternità obbligatorio, pari all’80% della retribuzione lavorativa.

E’ invece già previsto nel nostro ordinamento il congedo parentale facoltativo, ovvero la facoltà per entrambi i coniugi di stare a casa fino al compimento degli 8 anni da parte del bambino per periodi di tempo anche lunghi (per i padri tra 6 e 7 mesi), ma con decurtazioni dello stipendio (indennità fino al 30% concessa agli uomini solo fino ai 3 anni di vita dei figli) e copertura previdenziale totale fino al terzo anno di età del figlio, mentre fino all’ottavo anno la retribuzione spetta soltanto a chi percepisce salari al di sotto di una certa soglia. Il congedo può essere usufruito dai genitori congiuntamente anche nel periodo di maternità obbligatoria.

Nel nostro paese il congedo parentale facoltativo è raramente utilizzato: secondo un’indagine svolta da Adecco nel 2010, su 100 aziende italiane emerge che il 62% delle imprese intervistate non ha ricevuto alcuna richiesta di congedo da parte dei lavoratori.

Tra coloro che hanno richiesto il permesso vi sono soprattutto operai e impiegati, mentre nel management la percentuale è minima: soltanto il 3% dei quadri e nessun dirigente. Il congedo di paternità obbligatorio in altri Paesi europei, soprattutto nel nord d’Europa, esiste già da molti anni, decenni.

Ad esempio in Svezia i padri hanno da tempo diritto ad astenersi dal lavoro per ben 30 giorni per stare vicini ai propri figli neonati e alle neo mamme; in Norvegia è previsto un cumulo tra padre e madre per il periodo di assenza dal lavoro viene condiviso e cumulato da entrambi i genitori e può arrivare fino a un massimo di 12 mesi.

Sotto la spinta del diritto comunitario e sulla base di modelli quali la Svezia e la Norvegia, pertanto, il nuovo Governo ha adottato tale provvedimento che potrebbe aprire la strada ad una lenta presa di coscienza sul ruolo del padre nella cura del bambino.

Fonte: Giulio Bruno – Il Quotidiano Ipsoa

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