Congedo di maternità, cosa cambia se il parto è prematuro?

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L’analisi della recente sentenza della Corte Costituzionale, che sancisce l’illegittimità del TU maternità nella parte in cui non consente in caso di parto prematuro con ricovero del neonato, che la madre lavoratrice possa usufruire del congedo obbligatorio dalla data di ingresso del bambino nella casa familiare, offre lo spunto per un riepilogo dell’attuale regolamentazione del congedo di maternità e paternità.

In data 7 aprile 2010 la Corte Costituzionale si è occupata della legittimità costituzionale dell’art.16 lett. c) del D.Lgs. n.151/2001 dichiarandone l’illegittimità nella parte in cui non consente, nell’ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica o privata, che la madre lavoratrice possa fruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizioni di salute attestate da documentazione medica, del congedo obbligatorio che le spetta, o di parte di esso, a far tempo dalla data d’ingresso del bambino nella casa familiare.

Questa decisione pone fine ad una questione oggetto già di diverse sentenze dei Giudici di merito che se ne sono occupati da tempo. In effetti, in passato la tutela obbligatoria della maternità copriva semplicemente i 2 mesi precedenti il parto ed i 3 successivi ed occorre arrivare al 1999 per vedere un primo riconoscimento di maggiori diritto per la madre in caso di parto pretermine.

E’ stata, infatti, la sentenza della Corte Costituzionale n.270 del 3 giugno 1999, a cambiare le cose; la stessa, nel valutare la vecchia legge che tutelava le lavoratrici madri – la Legge n.1204/1971 – ha riconosciuto il diritto della madre, in caso di parto prematuro, di recuperare i giorni non fruiti prima del parto a causa della nascita anticipata.

Tuttavia la citata sentenza, riconoscendo l’incongruenza della norma in vigore a tutelare il bambino nato prematuro nel momento in cui necessitava di cure a casa, al rientro dalle strutture ospedaliere, aveva evidenziato le diverse soluzioni applicabili con riferimento alla decorrenza del periodo di astensione:

spostare l’inizio al momento dell’ingresso del neonato nella casa familiare;
spostare l’inizio alla data presunta del termine fisiologico di una gravidanza normale.

Posto quanto sopra, la Corte aveva chiarito che la scelta fra le diverse possibili soluzioni spettava al legislatore ed aveva concluso limitandosi a riconoscere l’illegittimità costituzionale dell’art.4, primo comma, lettera c) della legge 30 dicembre 1971, n.1204 nella parte in cui non prevedeva per l’ipotesi di parto prematuro una decorrenza dei termini del periodo dell’astensione obbligatoria idonea ad assicurare una adeguata tutela della madre e del bambino.

A questo punto la scelta del legislatore, con la Legge n.53/2000 prima e con il D.Lgs. n.151/2001, sempre qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, è consistita nell’aggiungere i giorni non goduti prima del parto al congedo di maternità dopo il parto (vedi art.16, lett. d) del D.Lgs. n.151/2001).

Ma negli anni, i Giudici, sempre rifacendosi alla citata sentenza della Corte Costituzionale n. 270/1999, avevano più volte ritenuto che in caso di parto prematuro di oltre due mesi e conseguente permanenza in ospedale del bambino, l’intero periodo del congedo di maternità – pari a 5 mesi – andava fruito dalla data di dimissioni del bambino in ospedale ed ingresso nella casa familiare, mettendo in primo piano le esigenze di carattere relazionale ed affettivo tra madre e figlio che hanno un ruolo decisivo nello sviluppo del bambino.

E finalmente la Corte Costituzionale è tornata sull’argomento con la sentenza n.116 del 7.4.2011 riconoscendo al c.d. congedo obbligatorio non solo il fine di tutelare la donna nel periodo immediatamente conseguente al parto per consentirle di recuperare le energie necessari per riprendere il lavoro, ma anche la protezione dl rapporto madre-figlio che non attiene semplicemente ai bisogni biologici ma anche “alle esigenze di carattere relazionale ed affettivo collegate allo sviluppo della personalità del bambino”.

Con quest’ultima sentenza si è giunti finalmente a riconoscere come, in caso di parto prematuro, obbligare la donna a fruire dell’intero periodo di congedo dalla nascita del bambino – anche se questo è ricoverato in una struttura sanitaria – è in genere, salvo particolari problemi di salute che potrebbero essere connessi, eccessivo per la sola riprese delle forze della mamma che spesso è obbligata a riprendere il lavoro (per la conclusione dei 5 mesi di congedo di maternità) proprio quando il bambino, tornando a casa sarebbe più bisognoso di cure.

Con questa decisione della Corte Costituzionale, infatti, viene a cadere il rigido collegamento fra il congedo di maternità e la data di nascita permettendo alla madre, se lo desidera e compatibilmente con le sue condizioni di salute, di fruire dell’intero congedo o di parte dello stesso, a far data dell’ingresso del bambino nella casa familiare al termine della degenza ospedaliera.

Certo, adesso questa novità andrà raccordata con le norme sui riposi giornalieri fino all’anno del bambino e certamente farà nascere altre questioni di possibile discriminazione rispetto a quei bambini che, pur non nascendo prematuri, presentano dei problemi di salute gravi che ne obbligano il ricovero prolungato subito dopo la nascita, perché è indubbio che anche in tali casi il fine di proteggere il rapporto, che dovrebbe instaurarsi tra madre e figlio nel periodo immediatamente successivo alla nascita, rimane di fatto eluso.

Ma il primo passo è fatto ed adesso la strada dovrebbe essere in discesa. In definitiva al momento il congedo di maternità spetta:

a) durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, salvo la flessibilità;
b) ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto;
c) durante i tre mesi dopo il parto salvo la flessibilità;
d) durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto;
e) in caso di parto prematuro e successivo ricovero del neonato in una struttura sanitaria, previa richiesta della madre e compatibilmente con le sue condizioni di salute attestate da dichiarazione medica, durante i mesi successivi all’ingresso del bambino nella casa familiare per l’intero congedo spettante o per parte di esso.

Chiaramente la sentenza della Corte Costituzionale n.116/2011 ha ricadute anche sul congedo di paternità atteso che ai sensi dell’art.28, D.Lgs. n.151/2001, il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Per il resto non resta che attendere le indicazioni applicative degli enti preposti.

Le considerazioni contenute nel presente contributo sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.

Fonte: Rossella Schiavone – Il Quotidiano Ipsoa – Ipsoa Editore

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