Congedi per «motivi familiari»: disciplina

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Un nostro dipendete ha chiesto la sospensione dal lavoro per un mese. Vi sono degli adempimenti da effettuare, in particolare bisogna fare delle comunicazioni all’ufficio di collocamento (e se si vi sono termini da rispettare)?

Premesso che dal quesito non si rilevano i motivi della richiesta né il contratto collettivo di lavoro applicato, richiamiamo i punti principali della normativa in materia di congedi per «motivi familiari», escludendo dall’analisi, i rimanenti eventi di natura giuridica eterogenea il cui comune denominatore è rappresentato dal conseguente diritto del lavoratore a sospendere per periodi di tempo più o meno lunghi l’esecuzione della prestazione lavorativa.

La lavoratrice e il lavoratore possono richiedere un periodo di congedo, continuativo o frazionato, di durata non superiore a due anni nell’arco della vita lavorativa, per gravi motivi relativi alla situazione personale, della propria famiglia anagrafica, dei soggetti obbligati agli alimenti di cui all’art.433 del codice civile anche se non conviventi, nonchè dei portatori di handicap, parenti o affini entro il terzo grado, anche se non conviventi (art.4, comma 2, L. n.53/2000 e art.2, D.M. n.278/2000).

I gravi motivi che rendono possibile il congedo sono i seguenti:
• le necessità familiari derivanti dal decesso di una delle persone sopra indicate;
• le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o nell’assistenza delle stesse persone;
• le situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo;
• le situazioni, riferite ai soggetti di cui sopra ad esclusione del richiedente, derivanti da patologie acute o croniche che:

• determinano una temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale; • richiedono assistenza continuativa, frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali o la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario; • sono relative all’infanzia e all’età evolutiva ed a quelle per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.

Si ricorda che durante il congedo, il dipendente:
• ha diritto alla conservazione del posto di lavoro;
• non ha diritto alla retribuzione;
• non può svolgere altra attività lavorativa.

La legge demanda la disciplina del procedimento per la richiesta e la concessione (anche parziale o dilazionata nel tempo) o il diniego del congedo per «gravi e documentati» motivi familiari, ai contratti collettivi. Il congedo per gravi motivi può, inoltre, essere richiesto per il decesso del coniuge o di un parente entro secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la famiglia anagrafica del dipendente, per il quale il richiedente non abbia la possibilità di utilizzare permessi retribuiti nello stesso anno.

Il datore di lavoro è tenuto a comunicare alla Direzione provinciale del lavoro, entro cinque giorni dalla concessione del congedo, l’elenco dei nominativi dei dipendenti che ne fruiscono, mentre, ad avviso di chi scrive, nessuna comunicazione andrà effettuata al Centro per l’impiego, in quanto la sospensione concordata, non rientra tra gli «eventi modificativi» del rapporto giuridicamente rilevanti ai fini degli obblighi di comunicazione al collocamento.
Si precisa infine che, la contrattazione collettiva può prevedere ulteriori cause di sospensione rispetto a quelle individuate dalla legge, ma, anche in tal caso, nessuna comunicazione andrà effettuata al Centro per l’impiego.

Fonte: Massimiliano Tavella – www.shop.wki.it

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