Congedi parentali e contrattazione collettiva

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La lavoratrice madre, oltre alla tutela contro i licenziamenti, gode di una serie di protezioni a garanzia non solo della salute propria e del figlio, ma della stessa funzione della maternità. Le tutele un tempo riservate soltanto alle madri si sono moltiplicate e sono state estese anche al padre lavoratore, nonché ai casi di adozione e affidamento. Analizziamo le previsioni di legge in materia di congedi parentali e le previsioni di importanti contratti collettivi.

Molte sono le tutele e le garanzie protezioni a garanzia della maternità . Nell’evoluzione dell’ordinamento le tutele si sono moltiplicate e sono state estese anche al padre lavoratore, nonché ai casi di adozione e affidamento, con una normativa analitica e complessa, ora raccolta in un testo unico (D.Lgs.26 marzo 2001, n.151), diviso in sedici capi e con quattro allegati. Il D.Lgs. n.151/2001 è stato recentemente modificato e integrato dal D.Lgs.23 aprile 2003, n.115.

In materia di congedi parentali, la legge prevede a tutela della lavoratrice madre:

• l’obbligo di astensione dal lavoro disciplinato dal capo III (artt.16-21) (c.d. congedo di maternità );
• il diritto di astenersi dal lavoro, trascorso il periodo di congedo per maternità (art.32) (c.d. congedo parentale);
• il diritto di percepire l’indennità di maternità durante i periodi di congedo (art.22 ss. e art.34).

Inoltre, in considerazione della riconosciuta importanza del ruolo di entrambi i genitori nell’educazione dei figli, si è riconosciuto al padre lavoratore il diritto all’astensione dal lavoro, in caso di morte o grave infermità della madre ovvero di abbandono o di affidamento esclusivo del bambino (c.d. congedo di paternità) (art. 28 ss.), nonché il diritto di astenersi dal lavoro dopo la nascita dal figlio, per un periodo che può arrivare fino sette mesi nell’arco dei primi otto anni di vita del bambino (art.32) (c.d. congedo parentale). Infine, anche nei confronti del padre lavoratore vige il divieto di licenziamento nel periodo di astensione obbligatoria (art.54, comma 7).

La giurisprudenza in materia di congedi parentali del padre lavoratore è ancora scarsa, ma si è precisato che il padre lavoratore che ha diritto ai congedi può scegliere quando fruirne, nell’ambito dei primi otto anni di vita del bambino, salvo l’obbligo di preavvisare il datore di lavoro, e la legge non subordina la fruizione del diritto ai congedi alle necessità dell’impresa.

La legge prevede poi, a favore sia della lavoratrice madre sia – in alcuni più limitati casi – del lavoratore padre, il diritto di assentarsi dal lavoro (permessi) e il diritto a riposi giornalieri. In particolare:

• l’art.14 che prevede per la lavoratrice permessi retribuiti per i controlli prenatali;
• gli art.39 e 41 che prevedono per la lavoratrice, e nel caso di parti plurimi anche per il lavoratore padre, riposi giornalieri;
• l’art.40 che disciplina gli altri casi in cui il padre può fruire dei riposi giornalieri;
• l’art.42 che prevede e disciplina i riposi e i permessi nel caso che il figlio abbia un handicap grave;
• l’art.47 che disciplina i permessi che spettano alternativamente ai genitori per la malattia del figlio.

Di fronte ad una normativa di fonte legale così vasta e complessa, i contratti collettivi, di regola, si sono limitati a recepire le previsioni legali approfondendo esclusivamente alcuni profili di dettaglio che la stessa legge rimette alla disciplina contrattuale. Si pensi, ad esempio all’art.32, comma 3, D.Lgs.151/2001 secondo cui spetta alla contrattazione collettiva stabilire le modalità e i termini del preavviso che la lavoratrice o il lavoratore devono dare al datore per usufruire dei congedi parentali.

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