Conciliazione tra lavoro e famiglia

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La legge 8 marzo 2000 n.53 (riforma dei congedi parentali), riformata e confluita successivamente nel Dlgs.151/01 (Testo Unico sulla maternità e paternità), ha riconosciuto alle lavoratrici madri e ai padri lavoratori, che svolgono l’importante e impegnativo compito di genitori, non soltanto permessi, congedi, retribuiti e non, e indennità di varia natura, ma anche la possibilità (attraverso le organizzazioni sindacali) di concordare con il datore di lavoro un orario di lavoro flessibile al fine di far conciliare, da un lato, l’interesse aziendale consistente nella prestazione lavorativa e, dall’altro, quello del dipendente relativo alla gestione della propria vita familiare (cura dei figli).

Poiché la riorganizzazione aziendale dell’orario di lavoro ha dei costi, a volte non indifferenti, il legislatore ha disposto che vengano concessi dei contributi alle aziende da porre a carico del Fondo per le politiche della famiglia al fine di coprire in tutto o in parte gli oneri sostenuti dal datore di lavoro.

Via preferenziale è stata riconosciuta alle aziende di piccole dimensioni (inferiori a 50 dipendenti), a favore delle quali sarà erogato il 50% dei fondi disponibili per la scadenza considerata.

È proprio in queste piccole imprese che la norma incontra le maggiori difficoltà di attuazione, dato che la flessibilità del lavoro può essere effettuata soltanto con sostanziali modifiche organizzative comportanti spese impegnative per le casse aziendali.

Riceve, invece, maggiori consensi, poiché di più facile attuazione e meno onerosa, l’incentivazione per recuperare i costi sopportati dall’azienda per i corsi di riqualificazione e aggiornamento professionale a favore dei dipendenti che rientrano al lavoro dopo un lungo periodo di congedo.

Beneficiari 
I soggetti che possono beneficiare dell’agevolazione contributiva sono le imprese di diritto privato, individuali o collettive e le cooperative, anche a partecipazione pubblica, totale o parziale che applicano gli accordi contrattuali stipulati con le organizzazioni sindacali dei lavoratori che prevedono azioni positive per la flessibilità dell’orario di lavoro volta a conciliare il tempo per la vita familiare e quello destinato al lavoro delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri.

I consorzi, i gruppi di imprese e le associazioni temporanee tra imprese possono richiedere il finanziamento di progetti anche per i dipendenti delle aziende consorziate o partecipanti (comunicato Pres. Cons. Ministri 9 febbraio 2008 in Gu n.34/2008).

L’art.1, comma 1254, della legge finanziaria 2007 ha incluso tra i soggetti beneficiari anche le aziende sanitarie locali e le aziende ospedaliere. Restano invece escluse le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici.

Inoltre con specifico riferimento all’azione di sostituzione (lett. c), possono essere ammessi al finanziamento anche il titolare di impresa (inteso come colui che esercita sia individualmente che collettivamente l’attività di impresa), i lavoratori autonomi, inclusi i liberi professionisti e i lavoratori a progetto (a condizione che vi sia l’assenso esplicito del committente sulla sostituzione e sul sostituto).

Le aziende che hanno già ottenuto il finanziamento possono inoltrare un nuovo progetto purché contenga elementi nuovi rispetto a quello presentato in precedenza. Inoltre è richiesto che il vecchio sia stato concluso in ogni sua parte compresa la visita ispettiva e l’autorizzazione al pagamento del saldo. Medesimo discorso vale per coloro che hanno presentato il progetto poi respinto, purché siano state corrette le parti che hanno motivato il rigetto.

Agevolazione 
Consiste in un contributo a carico del Fondo per le politiche della famiglia a favore delle aziende che attuano progetti riferibili sostanzialmente a diverse tipologie d’azione tutte comunque accomunate dalla medesima finalità di facilitare la conciliazione tra gli impegni aziendali e le esigenze di lavoro e quelli connessi alla cura dei familiari. Più precisamente si tratta di:

1. progetti articolati per consentire alla lavoratrice madre o al lavoratore padre di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e dell’organizzazione del lavoro. Tra queste forme di possibilità vi rientrano ad esempio il part time reversibile, il telelavoro, l’orario flessibile anche su turni, la banca delle ore, ecc. In merito al part time reversibile il Consiglio dei Ministri (comunicato 9 febbraio 2008) ha precisato che la figura del sostituto che integra le ore non lavorate dal soggetto cui è concesso l’orario ridotto per motivi di conciliazione deve avere un inquadramento contrattuale compatibile con le mansioni che è chiamato a svolgere e corrispondente ai compiti precedentemente attribuiti al soggetto sostituito. Non rientra tra le azioni ammissibili la sostituzione di una lavoratrice assente per maternità, paternità o per congedo parentale oppure per altre assenze tutelate dal legislatore (come i congedi e i riposi previsti dalla legge 104/92);

2. programmi di formazione per il reinserimento dei lavoratori dopo un periodo di congedo.
Il Consiglio dei Ministri precisa che il periodo di congedo fruito dal lavoratore deve essere riconducibile a esigenze di conciliazione e deve essersi protratto per almeno 60 giorni;

3. progetti che consentono la sostituzione del titolare di impresa o del lavoratore autonomo che benefici del periodo di astensione obbligatoria o dei congedi parentali, con altro imprenditore o lavoratore autonomo (o lavoratori a progetto).
La sostituzione può essere totale o parziale, sia con riferimento all’attività da svolgere sia con riferimento al progetto;

4. interventi e azioni volti a favorire la sostituzione di personale in part time, il reinserimento di soggetti al rientro da congedi, una diversa articolazione della prestazione lavorativa e la formazione dei lavoratori in modo da qualificare l’azienda come luogo di promozione di azioni adatte a rendere migliori e più efficaci le forme di conciliazione già applicate e/o ad introdurre nuove soluzioni per la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura della famiglia.

Il Consiglio dei Ministri (comunicato 9 febbraio 2008) ritiene che non possa essere finanziata con i fondi della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro la costruzione di nuovi asili nido aziendali.

In merito all’azione positiva di cui alla lettera a), il comunicato ha chiarito che la nuova formulazione intende attribuire priorità ai genitori che hanno bambini fino a 12 anni di età (15 anni, in caso di affidamento e adozione) oppure figli disabili di qualsiasi età a carico.

Inoltre in merito all’intervento indicato alla lettera d), il Consiglio dei Ministri precisa che a seguito dell’inserimento di questa nuova lettera le tipologie di intervento sono estese anche, ad esempio, alla realizzazione di azioni sperimentali volte a favorire l’accesso a servizi, ritenuti espressamente utili dai lavoratori con esigenze di conciliazione, in forma di voucher o per facilitare la gestione di momenti critici relativi alla disponibilità di servizi per l’infanzia e per gli anziani oppure per facilitare la gestione delle emergenze (quali la malattia dei figli o altri imprevisti).

Per poter essere ammessi agli incentivi, i progetti devono avere ad oggetto una delle predette azioni e devono essere attuate in applicazione degli accordi collettivi.

Questi ultimi, stipulati con le organizzazioni sindacali più rappresentative, devono individuare il contenuto del relativo progetto e non limitarsi a un generico consenso all’attuazione del progetto stesso (circ. Minlavoro 14/02).

Per l’azione di sostituzione prevista dalla lettera c) in luogo dell’accordo sindacale è richiesto l’intesa datoriale tra il soggetto proponente e l’associazione datoriale di appartenenza. Se il soggetto proponente è un libero professionista l’intesa va siglata con il consiglio dell’ordine di appartenenza.

Se invece si tratta di lavoratore a progetto l’accordo deve essere preso con l’associazione sindacale firmataria del contratto collettivo applicato. Infine se il lavoratore autonomo non è iscritto ad alcun albo professionale è necessario allegare alla domanda la dichiarazione della Consigliera di parità competente per territorio.

Il Ministero del Lavoro precisa che l’elenco delle azioni dirette ad attuare la flessibilità non è tassativo, ma meramente esemplificativo. Pertanto devono essere considerate utili al fine di ottenere il contributo tutti i progetti o programmi che prevedono forme di flessibilità atti a favorire e agevolare la conciliazione del tempo di vita familiare e di lavoro dei soggetti interessati.

Assumono titolo preferenziale nell’assegnazione dei contributi, i programmi di formazione che oltre all’aggiornamento professionale sono destinati a prevedere il rientro della lavoratrice o del lavoratore nella medesima unità produttiva, con le mansioni precedentemente svolte e per un congruo periodo di tempo.

Procedura 
Per poter usufruire dei contributi le aziende devono presentare apposita domanda (utilizzando il modulo reperibile sul sito: http://www.politichefamiglia.it), tramite raccomandata con ricevuta di ritorno oppure consegna a mano, a:

Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per le politiche della famiglia
Via della Mercede, 9 – 00187 Roma

entro una delle seguenti date: 10 febbraio, 10 giugno e 10 ottobre di ciascun anno. La prossima scadenza è il 10 giugno 2008.

Il termine per la presentazione della domanda è rappresentato dalla data del timbro postale di partenza del plico.

Oltre al modulo di domanda, deve essere compilato utilizzando il fac-simile messo a disposizione dal Governo anche il piano finanziario 2008.

I progetti devono essere inviati in originale, corredati da due copie cartacee (una del modulo di domanda l’altra del piano finanziario), nonché di una copia in formato elettronico elaborabile (quindi non in formato.pdf), completa del piano dei costi. I file possono essere inviati anche tramite e-mail all’indirizzo: segreteriadipfamiglia@governo.it.

Alla domanda devono essere allegati:
• l’accordo sindacale contenente le azioni da attuare;
• la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che non è stato contemporaneamente chiesto il finanziamento come azione positiva ex art.44 Dlgs 198/06;
• una copia del Ccnl applicato in azienda;
• il certificato della Cciaa ovvero visura camerale;
• una copia dell’atto costitutivo o dello statuto;
• la documentazione attestante la regolarità contributiva e assicurativa (Durc);
• le coordinate bancarie, con i codice Iban;
• il codice fiscale e la partita Iva;
• la dichiarazione di autenticità delle informazioni rese.

In caso di attuazione di un’azione per sostituzione (di cui alla lett. c dell’art.9 legge 53/00) è necessario allegare oltre ai documenti sopra ricordati anche: l’intesa datoriale (in luogo dell’accordo sindacale), la dichiarazione dei redditi, i parametri di riferimento per il compenso del sostituto e la dichiarazione attestante lo stato di famiglia.

I suddetti allegati rappresentano un requisito fondamentale per fruire del beneficio. Infatti le richieste di finanziamento che non sono corredate dalla predetta documentazione non verranno accolte e ammesse alla valutazione.

Criteri di ammissione. Una volta presentati i progetti, spetta a un’apposita commissione valutarli e ammetterli al beneficio ogni quadrimestre. L’elenco dei progetti ammessi al beneficio viene pubblicato anche sul sito del Ministero del Lavoro.

I progetti vengono ammessi secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande fino a concorrenza della somma stanziata pari ad 1/3 dell’intera quota annuale disponibile (ossia l’importo annuale viene suddiviso per i tre quadrimestri).

Quelli esclusi dal criterio cronologico per esaurimento dei fondi (stanziati per il quadrimestre) possono essere ripresentati nel quadrimestre successivo.

Il fondo può finanziare anche solo una quota parte del progetto presentato.

I progetti possono essere articolati in più fasi temporali nel limite massimo complessivo di 24 mesi purché supportati dai relativi preventivi di spesa.

Il comunicato ha inoltre precisato che la durata dei programmi di formazione al rientro (lett. b) deve essere proporzionata alle effettive esigenze in relazione alle mansioni svolte e alla posizione ricoperta in azienda, nonché alla durata del congedo stesso, che non può essere inferiore a 60 giorni. Inoltre l’estensione del congedo parentale cui riferire la sostituzione (lett. c) non può eccedere i 12 mesi. La durata massima dell’azione di 24 mesi deve quindi intendersi esclusivamente riferita ai soli casi in cui vi sia la necessità di coprire un congedo parentale frazionato, sempre nel predetto limite dei 12 mesi.

Si ricorda inoltre che le aziende a cui è stato concesso il beneficio sono tenute a comunicare al Ministero del Lavoro la data in cui hanno inizio le attività progettuali.

Erogazione. I contributi vengono erogati in due quote:
• la prima pari al 25% del contributo ammesso al finanziamento viene corrisposta all’azienda all’atto dell’ammissione stessa;
• il restante 75%, a saldo, viene corrisposto a conclusione di tutte le azioni programmate.

Si ricorda che condizione indispensabile per poter ottenere la parte restante del finanziamento è che il progetto sia concretamente e completamente realizzato.

A tal fine la Presidenza del Consiglio dei Ministri precisa che la corresponsione del saldo è subordinata alla verifica dell’attuazione del progetto da parte dei servizi ispettivi ministeriali. Relativamente all’anzidetta verifica ispettiva la circolare 4/03 dispone che le aziende interessate mantengano la contabilità relativa al progetto separata da quella aziendale generale (ad esempio devono essere installate linee telefoniche appositamente dedicate).

Fonte: Alberto Rozza – www.finanziamentiecredito.it

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