Conciliazione monocratica: le conseguenze dell’accordo per il datore e per il lavoratore

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In caso di esito positivo dell’accordo, ai sensi del comma 4, art.11, D.Lgs. n.124/2004, il procedimento ispettivo si conclude col versamento dei contributi previdenziali ed assicurativi, da determinarsi secondo le norma in vigore, riferite alle somme concordate in sede conciliativa , in relazione al periodo lavorativo riconosciuto da entrambe le parti, nonché col pagamento delle somme dovute al lavoratore.

Premesso quanto sopra è d’obbligo specificare che la conciliazione monocratica produce effetti non solo tra le parti ma anche nei confronti degli organi ispettivi e degli istituti previdenziali ed assistenziali.

In pratica, per il datore di lavoro si ha un c.d. “effetto premiale” che gli permetterà di non essere più oggetto di accertamento ispettivo ma soprattutto di non soffrire di eventuali conseguenze sanzionatorie.

Per cui, ad esempio, a seguito del riconoscimento di un rapporto di lavoro “in nero” non sarà quindi possibile applicare la maxisanzione né applicare alcuna altra sanzione neanche di tipo fiscale e, inoltre, nessun altro Ente potrà rimettere in discussione quanto concordato dalle parti e sottoscritto dal Funzionario ministeriale.

Dalla lettura della norma, emerge però che i vantaggi sopra evidenziati per il datore di lavoro si hanno esclusivamente a patto che lo stesso:

– versi al lavoratore le somme concordate e risultanti dal verbale di conciliazione;
– versi i contributi previdenziali ed assistenziali agli Istituti.

Se anche uno solo dei suddetti requisiti non è soddisfatto la conciliazione si intende non conclusasi con esito positivo ed il procedimento ispettivo comincia.

Inoltre, come chiarito dalla circolare del Ministero del Lavoro n.36/2009, proprio perché il comma 4, art.11, D.lgs. n.124/2004 prevede il versamento dei contributi quale condizione per poter definire conclusa positivamente una conciliazione monocratica, è necessario che la stessa si concluda con il riconoscimento di un periodo di lavoro intercorso tra le parti.

Tuttavia poiché il versamento di contributi deriva anche dal riconoscimento di un maggior orario di lavoro svolto (per esempio in caso di un rapporto di lavoro full-time in luogo di uno part-time, o in caso di riconoscimento di orario di lavoro straordinario o supplementare) o di una diversa qualificazione del rapporto di lavoro (per esempio nel caso di un contratto di collaborazione a progetto riconosciuto come lavoro subordinato dalle parti, o di un’associazione in partecipazione che invece è riconosciuta come co.co.pro, ecc.), chi scrive ritiene che si possa ritenere conclusa con esito positivo anche una conciliazione monocratica da cui scaturisca, per qualsiasi motivazione, una differenza contributiva da versare.

A quanto sopra occorre aggiungere che, ai sensi dell’art.11, comma 3, D.Lgs. n.124/2004, in caso di accordo, al verbale sottoscritto dalle parti non trovano applicazione le disposizioni di cui all’art.2113, commi 1, 2 e 3, c.c..

Quanto al lavoratore, lo stesso ha il vantaggio dell’immediata soddisfazione economica e del riconoscimento del rapporto di lavoro o del maggior orario di lavoro o quant’altro, nonché del versamento dei contributi e dei premi connessi.

I contributi previdenziali ed assistenziali
Con riferimento ai contributi e premi derivanti dall’accordo concluso in sede conciliativa, è richiesto che gli stessi debbano essere determinati secondo le norme in vigore anche con riguardo al rispetto dei minimali contributivi stabiliti dalla legge.

Qualora l’accordo si determini su parametri retributivi inferiori ai minimali contrattuali, ai fini previdenziali il computo degli oneri contributivi e assicurativi va sempre comunque calcolato con riferimento ai minimali di legge.

In relazione, invece, al momento dell’insorgenza dell’obbligo, l’INPS e l’INAIL hanno specificato che lo stesso coincide con il termine indicato nel verbale di conciliazione per il pagamento delle somme dovute al lavoratore.

Quanto sopra implica che il versamento dei contributi e dei premi deve avvenire entro il sedicesimo giorno successivo al versamento al lavoratore delle somme concordate e, in tal caso, al datore di lavoro saranno applicabili le sole sanzioni civili legate al mancato versamento dei contributi e dei premi come nell’ipotesi di omissione contributiva.

L’esecutività del verbale
L’art.38, legge n.183/2010 (Collegato Lavoro 2010) ha introdotto il comma 3-bis all’art.11 del D.Lgs. n.124/2004 il quale recita: «Il verbale di cui al comma 3 è dichiarato esecutivo con decreto del giudice competente, su istanza della parte interessata».

In definitiva il nuovo comma 3-bis, ha eliminato i dubbi in merito alle conseguenze del mancato rispetto dell’accordo fatto in sede di conciliazione monocratica, per cui ognuna delle due parti potrà richiedere che il verbale sia dichiarato esecutivo con decreto del giudice competente con le conseguenze che ne derivano.

Le considerazioni contenute nel presente contributo sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.

Fonte: Rossella Schiavone – il Quotidiano IPSOA

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