Come cercare di bruciare qualche tappa ed entrare prima nel mondo del lavoro

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Dopo aver sentito diverse persone arrivare alla mia stessa conclusione, mi sono decisa a scriverla. Secondo me, esiste un buon consiglio (sopra tutti gli altri) per sperare di entrare in tempi (più) brevi nel mercato del lavoro: capire presto quello che si vorrebbe fare. Prima si individua l’obiettivo e prima si risolve una buona parte della questione. Banale dite? Non esattamente. Troppi giovani italiani, certamente sconfortati dal deprimente scenario che offre loro ormai da anni il mondo lavorativo, arrivano a scegliere l’università un po’ per tentativi (quando non addirittura per esclusione) e non sono pochi quelli che anche a 25, 26 anni non hanno le idee chiare su quella che vorrebbero fosse la loro professione.

Molto spesso l’idea di non riuscire, di fallire in quello che si preannuncia un percorso ostico, spinge i giovani a mollare in partenza. A non tentare nemmeno di realizzare quel sogno che già dal principio sembra così grande. Troppo grande.

Errore fatale. Perché è vero che è difficile non cedere alle perplessità,  vincere i mille dubbi e le ritrosie dettate dall’immancabile pensiero che si presenta quando si cerca di intraprendere la strada verso il lavoro desiderato. Il primo ostacolo da superare è sempre lo stesso, ovvero andare oltre l’immancabile domanda: ma perché mai dovrebbero dare una possibilità proprio a me? Eppure, fateci caso, tutte le storie di persone che sono riuscite a fare presto il lavoro che desideravano hanno una cosa in comune: in ogni caso, si tratta di gente che ha individuato subito il percorso che avrebbe voluto fare. Anche Nadia Urbinati, docente alla Columbia University, ha spiegato nel film-documentario Per la mia strada come mai i giovani americani entrano nel mercato del lavoro prima rispetto agli italiani: una grande differenza (anche se certamente non è l’unica), è che

gli americani stabiliscono presto il loro obiettivo. E da quel momento tutto ciò che fanno — università, master, primi impieghi – si inserisce nell’ottica del conseguimento del loro scopo. Per loro non è una navigazione a vista. C’è anzi una rotta stabilita, studiata sulla carta con precisione e inseguita scientemente dalla maggior parte di quei giovani.

Serve stabilire lo scopo che si vuole ottenere e avere la determinazione necessaria per fare tutto il percorso che appunto porta a raggiungere quello scopo. Capirlo il prima possibile fa la differenza. Potrà sembrare un consiglio banale, ma riflettiamoci solo un secondo: quanti ragazzi non hanno idea di quello che vorrebbero fare nella vita? Quanti si trovano alla sbaraglio,  in un mondo senza dubbio non semplice, ma in cui forse ancora più che un tempo servirebbe una dose di lucidità in più circa i propri obiettivi?  Per aiutarci, raccontateci le vostre storie: quanti di voi hanno realizzato presto quello che avrebbero voluto fare “da grandi”? Quanti invece si ritrovano a fare dei lavori, o in generale delle esperienze, in cui non si riconoscono o che comunque non li soddisfano?

Fonte: Corriere.it

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