Collaborazioni coordinate continuative: nuova applicazione

0
140

Cambiano le regole per le collaborazioni coordinate continuative avviate a partire dall’entrata in vigore de Jobs Act, o meglio del suo decreto attuativo n.81/2015 sul Codice dei Contratti. Il provvedimento ha mandato definitivamente in pensione il contratto a progetto, per i rapporti di lavoro avviati a partire dal 25 giugno 2015. I contratti già in essere continueranno ad essere validi fino al 31 dicembre 2015, o fino alla loro naturale scadenza se precedente a tale data.

Contratti a progetto addio
Dal 1° primo gennaio 2016, tutti i contratti a progetto dovranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, nel caso in cui si tratti di:

“Prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

In sostanza, per le collaborazioni avviate dopo il 25 giugno 2015, l’art.52 del Dlgs. n.81/2015:

non possono essere stipulati contratti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto;
i contratti di lavoro autonomo, non sono più soggetti alla legge 92/2012 (Riforma del Lavoro Fornero) e alle sue limitazioni;
possono essere stipulati contratti di collaborazione coordinata e continuativa non a carattere subordinato.

Co.Co.Co.
Quella regolato dai contratti di tipo co.co.co. è una tipologia di lavoro a metà strada il lavoro autonomo e quello subordinato: il collaboratore lavora in piena autonomia all’interno dell’azienda senza vincolo di subordinazione, ma in rapporto con il committente è di tipo coordinato e continuativo. Per evitare che questa tipologia di rapporto di lavoro mascheri in realtà un vincolo di subordinazione, sono state previste delle limitazioni e dei vincoli che il datore di lavoro deve obbligatoriamente rispettare. Più in particolare la presunzione di subordinazione si applica se la prestazione di lavoro:

– è esclusivamente personale, ovvero il lavoratore autonomo non ha collaboratori e non può farsi sostituire;
– è continuativa, prevede una durata e non è riferita a singole opere;
– è effettuata secondo modalità di esecuzione decise dal committente, dunque il collaboratore lavora in azienda con orari di lavoro prestabiliti.

Deroghe al co.co.pro.
Il decreto ha previsto quattro deroghe, per cui la presunzione di lavoro subordinato non si applica a:

– collaborazioni per le quali gli accordi collettivi stipulati dalle confederazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore (qui, ad esempio, sono compresi i call center);
collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali;
– attività dei componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dei partecipanti a collegi e commissioni;
– prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 289/2002.

Incentivi
Alle imprese che nel corso del 2015 trasformino collaborazioni coordinate e continuative, anche a progetto o con titolari di partita IVA, in contratti a tempo indeterminato il Jobs Act ha previsto l’estinzione automatica di tutte le eventuali violazioni previste dagli obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso, a patto che le violazioni non siano state già accertate prima dell’assunzione. La sanatoria si applica alle seguenti condizioni:

il lavoratore che viene assunto sottoscrive atti di conciliazione, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, in una delle sedi di cui all’articolo 2113, comma 4, del codice civile, e all’articolo 76 del decreto legislativo 276 del 2003 (quindi DTL, direzioni territoriali del lavoro, enti bilaterali, ministero del Lavoro, consigli provinciali dei Consulenti del Lavoro);
nei 12 mesi successivi all’assunzione, il datore di lavoro non può decidere il licenziamento, salvo che per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo.
Questo vale nel settore privato, nella Pubblica Amministrazione il divieto di stipulare contratti a progetto scatterà a partire dal 1° gennaio 2017.

Fonte: pmi.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here