Collaborazioni a progetto post riforma tra autonomia e subordinazione

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La stipula del contratto di collaborazione a progetto è subordinata all’individuazione di un “risultato finale” che sia idoneo a realizzare uno specifico e circoscritto interesse del committente. Il Ministero del Lavoro così interpreta, con la circolare n.29 dell’11 dicembre 2012, la previsione normativa per cui il progetto deve essere “funzionalmente collegato ad un determinato risultato finale”. L’articolo 1, commi da 23 a 27 della legge 28 giugno 2012, n.92/2012 sostituisce l’intero comma 1 dell’articolo 61 del D.lgs.n.276/2003 dal quale viene eliminata la possibilità di ricondurre i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, ad un programma di lavoro o fase di esso.

Rimane unicamente la possibilità di collegare quei rapporti ad uno o più progetti specifici, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Il progetto non può essere semplicemente indicato ma deve necessariamente rappresentare l’attività richiesta al collaboratore, dalla quale ci si attende il raggiungimento di un determinato risultato “obiettivamente verificabile”.

Il progetto non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente, così come non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi, che possono essere individuati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Al collaboratore deve, in ogni caso, essere lasciato un margine di autonomia anche operativa, nello svolgimento dei compiti derivanti dal contratto. Peraltro, il Ministero indica al personale di vigilanza una serie di attività che mal si prestano ad essere inquadrate nell’ambito del lavoro a progetto, fra esse gli addetti alle pulizie, commessi, baristi e camerieri, muratori, segretari, addetti a call-center in bound. In presenza di tali attività gli ispettori ricondurranno i relativi rapporti di collaborazione nell’ambito del lavoro subordinato, adottando i conseguenti provvedimenti amministrativi.

Quanto ai nuovi criteri di determinazione del corrispettivo da erogare al collaboratore, la circolare sottolinea che spetta alla contrattazione collettiva determinare il compenso minimo, in mancanza del quale si assume come riferimento la retribuzione minima tabellare dei contratti collettivi applicati nel settore di riferimento per profili analoghi.

Particolare attenzione pone la circolare in commento alla presunzione di subordinazione di cui al comma 1 dell’articolo 69 del D.lgs.n.276/2003 che, come noto, è stato interpretato dall’articolo 1, comma 24 della legge n.92/2012 nel senso che l’individuazione di uno specifico progetto costituisce elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Pare opportuno ricordare che l’articolo 69,comma 1 del D.Lgs. n. 276/2003 sancisce il divieto di instaurare rapporti di collaborazione coordinata e continuativa “atipici” se non nei casi espressamente consentiti ed in tal senso dispone che, detti rapporti se:
“instaurati senza l’individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso ….. sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto”.

Secondo la riforma, si tratta di presunzione assoluta, mentre è relativa la presunzione del secondo comma dello stesso articolo 69, che considera subordinati i rapporti di collaborazione a progetto la cui prestazione è svolta “con modalità analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente”. Ne deriva, secondo il Ministero del Lavoro, che il collaboratore può anche svolgere le medesime attività dei lavoratori dipendenti, purché le svolga con modalità organizzative radicalmente diverse.

La nuova disciplina si applica ai contratti stipulati dopo l’entrata in vigore della riforma, mentre restano ferme la previgenti disposizioni per i contratti in essere a tale data.

Fonte: Alfredo Casotti e Maria Rosa Gheido – Il Quotidiano Ipsoa

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