CIGS e verifiche ispettive: uniformità nei controlli

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Il Ministero del Lavoro ha uniformato l’attività ispettiva in merito alle modalità di effettuazione delle verifiche in azienda per l’approvazione e la proroga dei programmi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale. Cosa è cambiato a seguito delle istruzioni ministeriali?

Gli accertamenti ispettivi
Il D.M. n.218 del 10 giugno 2000, regolamenta il procedimento per la concessione del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria e l’art. 3, comma 5 prevede che, nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale, la domanda di concessione e proroga del trattamento straordinario di integrazione salariale va presentata, oltre che al competente ufficio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – telematicamente e tramite la procedura denominata “CIGS on line” secondo quanto disposto dalla circolare n.39/2009 dello stesso Ministero del Lavoro – anche al Servizio Ispezione del Lavoro delle Direzioni Territoriali del Lavoro territorialmente competenti in base all’ubicazione delle unità aziendali interessate dall’intervento stesso.

Stante l’art.4 del citato DM n.218/2000, il Servizio Ispezione delle DTL interessate, decorso almeno un trimestre dall’inizio del trattamento straordinario di integrazione salariale, effettua gli accertamenti di propria competenza e ne trasmette gli esiti, prima della scadenza del primo semestre, al competente ufficio del Ministero del lavoro.
Inoltre, decorsi i primi dodici mesi dall’inizio del trattamento straordinario di integrazione salariale, il Servizio ispezione, entro venti giorni dalla presentazione di ciascuna domanda di proroga, svolge una verifica intesa ad accertare la regolare attuazione del programma da parte dell’impresa.

In merito alla fissazione della cadenza temporale, stabilita dal Decreto Ministeriale, con cui devono essere esperiti gli accertamenti da parte del personale ispettivo da parte delle DTL, il Ministero del Lavoro, con circolare n.64 del 20 settembre 2000, ha chiarito che il primo accesso dell’organo ispettivo deve avvenire non prima che siano trascorsi tre mesi dall’inizio dell’intervento CIGS ma gli esiti degli accertamenti devono, tuttavia, essere trasmessi al competente ufficio ministeriale antecedentemente alla scadenza del primo semestre di fruizione della CIGS.

La tempistica, continua la circolare del 2000, è stata individuata in quanto è stato constatato come, in occasione della presentazione della prima istanza di intervento, le verifiche ispettive – svolte, sovente, pressoché all’inizio della realizzazione del piano – sostanzialmente non possano che riferire quanto dichiarato dall’impresa nella propria richiesta.

La norma ha, invece, lo scopo di consentire al servizio ispettivo di poter verificare l’effettivo e concreto inizio dell’attuazione del programma aziendale, stante il lasso di tempo trascorso dalla decorrenza dell’intervento straordinario di integrazione salariale, così da permettere, in fase istruttoria, una più circostanziata valutazione del programma stesso.

Analogamente nella medesima circolare viene ricordato che dopo i primi dodici mesi, gli accertamenti a conferma della regolare attuazione del programma devono essere svolti, entro venti giorni dalla presentazione, da parte dell’azienda, dell’eventuale domanda di proroga dell’intervento.

Le istruzioni ministeriali
Al fine di uniformare l’attività ispettiva volta a verificare la sussistenza dei criteri, stabiliti dal D.M. n.31444 del 20 agosto 2002, per l’approvazione dei programmi presentati dalle imprese che richiedono l’intervento straordinario di integrazione salariale per riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato la nota prot. n.9761 del 17 marzo 2014.

I programmi di riorganizzazione aziendale
Per quanto concerne i programmi di riorganizzazione aziendale, viene posto l’accento sul fatto che gli ispettori sono tenuti a verificare che il programma di interventi siano volti a fronteggiare inefficienze della struttura gestionale per squilibri tra apparato produttivo, commerciale, amministrativo, come richiesto dall’art.1 del DM n.31444/2002.

I programmi di ristrutturazione aziendale
Per quanto concerne, invece, i programmi di ristrutturazione aziendale, gli accertamenti devono essere finalizzati a verificare che il programma medesimo sia volto all’attuazione di interventi sui processi produttivi, ovverointerventi di razionalizzazione, rinnovo, aggiornamento tecnologico, la cui preminenza – in termini percentuali – rispetto al complesso degli investimenti previsti, deve riguardare impianti fissi ed attrezzature direttamente impegnate nel processo produttivo, cosìcome richiesto dall’art.4 del citato decreto ministeriale.

Gli investimenti previsti
Poiché l’approvazione del programma di ristrutturazione e di riorganizzazione richiede, tra le altre cose, che l’ammontare degli investimenti previsti, relativi alle unità aziendali interessate all’intervento, debba essere superiore all’ammontare degli investimenti effettuati nel biennio precedente, la circolare richiede agli ispettori di effettuare tale verifica – sia con riferimento agli investimenti della stessa tipologia, che a quelli di diversa tipologia rispetto a quelli programmati – confrontando la media annuale degli investimenti effettuati nel biennio precedente e la media annuale degli investimenti programmati.

La formazione
Continua la nota ministeriale ricordando che altro requisito indispensabile per l’approvazione è la programmazione di attività formative che coinvolgano almeno il 30% dei lavoratori sospesi (vedi D.M. n.31444/2002), per cui gli ispettori devono soffermarsi e verificare:

– la coerenza del tipo di formazione svolta con il programma presentato e con gli altri investimenti effettuati;
– la ricollegabilità tra la formazione effettuata e le sospensioni.
Tale accertamento merita particolare attenzione soprattutto quando la formazione:
– è svolta sul luogo di lavoro;
– coinvolga un numero elevato di lavoratori fino al 100%.

Infatti la formazione svolta sul luogo di lavoro e con l’utilizzo dei mezzi di produzione è quella che più facilmente può prestarsi a pratiche elusive.

La verifica, nel caso di specie, per il Ministero del Lavoro, va fatta controllando sia le presenze dei lavoratori in azienda che le ore dedicate alla formazione (attraverso verifica del LUL o dei badge) e comparandole con quelle conguagliate a titolo di CIGS, per accertare se il lavoratore per quelle ore possa ritenersi effettivamente sospeso e posto in CIGS.

Importante è quindi la verifica della sospensione dell’attività produttiva e la sussistenza, in concomitanza, del percorso di formazione per apprendimento ed aggiornamento dei lavoratori.

Altra situazione da verificare è che l’intervento a carattere sperimentale della formazione on the job in costanza di rapporto di lavoro (prorogato solo fino al 31.12.2012) non venga utilizzato impropriamente.

Quindi, in definitiva, specifica il Ministero, il controllo ispettivo non può limitarsi ad una verifica esclusivamente documentale ma presuppone sempre l’accesso sul luogo dì lavoro, con l’acquisizione delle dichiarazioni dei lavoratori coinvolti dai processi formativi perché è fondamentale verificare la presenza di una serie di requisiti tra cui, in via generale:

– l’effettiva sospensione dei lavoratori dalle ordinarie attività lavorative;
– l’effettiva esigenza delle sospensioni dal lavoro e la loro concreta attuazione;
– il collegamento della formazione con il programma di ristrutturazione/riorganizzazione;
– il numero dei lavoratori coinvolti nel fattività formativa.

Più in particolare, viene giustificata la formazione sul luogo di lavoro quando:

– il lavoratore è adibito a compiti o mansioni differenti da quelli cui è ordinariamente impiegato o agli stessi compiti o mansioni ma con l’utilizzo di nuove apparecchiature;
– sussiste un progetto formativo che prevede una parte teorica ed un’applicazione pratica, fra loro collegate e connesse, ove previsto, alle nuove mansioni o all’utilizzo di nuove apparecchiature;
– sussiste l’idoneità dei soggetti che svolgono il ruolo di formatore;
– l’assistenza, durante la formazione, di un tutor (che sia un lavoratore già esperto nei nuovi compiti o mansioni o nell’utilizzo delle nuove tecnologie), di un istruttore o altra figura.

Le considerazioni contenute nel presente contributo sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.

Fonte: Ipsoa.it

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