Cessione di azienda: chi subentra risponde di tutti gli obblighi a favore del lavoratore

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La Corte di Cassazione ha affermato un principio inedito in tema di prescrizione di crediti di lavoro, in particolare statuendo che il cessionario di azienda acquista gli obblighi gravanti sul cedente in favore del lavoratore; ne consegue che egli risponde di tutti quelli non già estinti per prescrizione.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra un’azienda ed un lavoratore.
In breve, i fatti.

Il Tribunale accoglieva parzialmente la domanda con la quale il sig. A.V., premesso di aver lavorato ininterrottamente per quasi venti anni presso un Camping in qualità di persona di fiducia addetta al servizio camping, prima alle dipendenze di P.F. e suo figlio M., socio di fatto, poi alle dipendenze del solo P.M. quale affittuario dell’intera azienda ed infine della s.r.l. CGG, chiedeva la condanna di P.M. sia come socio di fatto ed erede di P.F. sia in proprio come affittuario e cessionario dell’azienda, nonché della società CGG, in solido tra loro, al pagamento della somma di oltre 390 milioni di lire per diverse voci retributive dovute e non corrisposte.

Si costituiva in giudizio il P. eccependo in via preliminare, per quanto qui di interesse, la prescrizione quinquennale per il periodo anteriore al mese di aprile 1993.

Il Tribunale dichiarava prescritti eventuali crediti precedenti al mese di aprile 1993.
Avverso tale sentenza proponeva appello l’A. La Corte d’appello confermava la statuizione di primo grado nella parte in cui riteneva prescritti i crediti di lavoro maturati prima dell’aprile 1993.

Contro la sentenza proponeva ricorso per Cassazione il lavoratore, lamentandosi che la sentenza, pur riconoscendo l’esistenza di un unico ed ininterrotto rapporto di lavoro subordinato dal 1978 al 1997 e che la prescrizione non maturava nella specie in corso del rapporto, gli aveva riconosciuto le somme di cui sopra solo per il periodo aprile 1993-dicembre 1994, ritenendo di fatto prescritti i crediti maturati dal 1978 al 1993.

La Cassazione ha, sul punto, accolto il ricorso del lavoratore, affermando un principio già in precedenza affermato nella giurisprudenza della S.C., ma che, per la sua rilevanza, va qui ribadito perché assume una particolare importanza per gli operatori.

In particolare, evidenziano gli Ermellini come la Corte d’appello aveva correttamente ritenuto che la prova dell’intervenuta prescrizione gravasse sul datore di lavoro e che la prescrizione nella specie non decorresse in costanza di rapporto di lavoro; che questo si svolse ininterrottamente presso il camping GG – che “mantenne la propria identità aziendale pur nel succedersi delle gestioni da parte di soggetti diversi”- dal 1978 sino al 1997; che essendosi verificato un trasferimento di azienda nell’aprile 1993 “nessuna prescrizione era intervenuta in favore dei cessionari dell’azienda”; quindi ha erroneamente distinto, ai fini della prescrizione, il momento precedente rispetto a quello successivo al trasferimento d’azienda – distinzione che nella specie poteva rilevare solo nei confronti degli eredi di P.F. non titolari del rapporto di lavoro (P.G. ed A. ), e responsabili dei soli crediti gravanti sul defunto P.F., ma non già di P.M. e poi della società Golden Garden, cessionari dell’azienda, con le conseguenze di cui all’art.2112, comma 2, c.c., concludendo pertanto erroneamente che anche nei confronti di tali ultimi due soggetti fosse maturata la prescrizione dei crediti precedenti l’aprile 1993.

La Corte territoriale non si sarebbe pertanto attenuta al principio di diritto più volte affermato dalla Cassazione secondo cui il cessionario di azienda acquista gli obblighi gravanti sul cedente in favore del lavoratore (a norma dell’art. 2112, comma 1, cod.civ.), conseguendone che egli risponde di tutti quelli non già estinti per prescrizione.
Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’interpretazione offerta dalla Corte di Cassazione, il cessionario acquista gli obblighi del cedente (ossia, il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda), salvo quelli prescritti.

Fonte: Ipsoa.it

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