Cause di invalidità civile: spese liquidate sulle somme dovute per due anni

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In tema di liquidazione delle spese nelle cause di invalidità civile, ai fini della determinazione del valore della causa per la liquidazione delle spese di giudizio, nelle controversie relative a prestazioni assistenziali va applicato il criterio previsto per le cause relative a rendite temporanee e vitalizie; per cui, se il titolo è controverso, il valore si determina in base all’ammontare delle somme dovute per due anni.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato da una donna riconosciuta invalida civile nei confronti dell’INPS.
La ricorrente, premesso di essere stata riconosciuta invalida nella misura del 100% dalla commissione medica competente nella visita di revisione, adiva il giudice del lavoro chiedendo l’accertamento del diritto alla pensione di inabilità e la condanna dell’INPS al pagamento dei ratei scaduti, oltre accessori.

L’INPS dichiarava che la prestazione era in corso di liquidazione unitamente agli arretrati.
Il Tribunale, in accoglimento delle conformi conclusioni delle parti, dichiarava cessata Ia materia del contendere e (in base alla soccombenza virtuale) condannava l’INPS al rimborso delle spese processuali.

La statuizione sulle spese era impugnata dalla donna per violazione dei minimi inderogabili di tariffa, assumendosi dall’appellante che in ragione del valore della causa – ottenuto moltiplicando il rateo mensile (di euro 133,87) per tredici mensilita e quindi per dieci anni – lo scaglione tariffario di riferimento era compreso tra euro 25.900,01 e euro 51.700,00; in base a tale scaglione l’importo minimo degli onorari ammontava a euro 585,00 al quale doveva aggiungersi il rimborso delle spese generali nella misura forfettizzata del 12%.

La Corte di Appello rigettava la domanda.
Il giudice di appello dichiarava infatti di dissentire dall’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, secondo la quale nelle controversie in materia di invalidità, il valore della causa si determina in base al criterio (art.13 cod. proc. civ.) per le cause relative a rendite temporanee e vitalizie e cioè cumulando, fino ad un massimo di dieci, le annualità domandate, e riteneva, invece, in adesione ad una risalente pronuncia della Cassazione, che l’assenza di un pregresso rapporto assicurativo e la finalità di soddisfacimento di elementari bisogni di vita inducevano ad assimilare la prestazione in controversia alle prestazioni alimentari periodiche, con la conseguenza che, pertanto, nella specie, trattandosi di causa di “particolare semplicità”, gli onorari potevano essere ridotti “fino alla meta dei minimi”.

Contro tale sentenza veniva proponeva ricorso per cassazione.
La Sezione Lavoro, investita dalla decisione, con ordinanza interlocutoria n.10351 depositata il 13 maggio 2014, rilevato il contrasto tra due indirizzi giurisprudenziali riguardanti la determinazione del valore della causa ai fini della liquidazione delle spese di lite nelle controversie relative a prestazioni assistenziali e previdenziali, rimetteva gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

In particolare la Sezione Lavoro, dopo aver esaminato i detti due indirizzi, aveva affermato che “per concludere quindi sul punto, con il patrocinare l’applicabilità del disposto dell’art.13 c.p.c., comma 2, anche alle prestazioni assistenziali e previdenziali si finisce per non attribuire nell’esame di dette prestazioni alcun significativo e distintivo rilievo alla natura ben diversa delle rendite temporanee e vitalizie, costituenti figure contrattuali proprie del rapporto tra privati, aventi tra l’altro natura aleatoria; figure, quindi, del tutto estranee all’area giuslavoristica e specificamente di quella della previdenza ed assistenza, incentrata invece sul generale, ineludibile dovere di solidarietà collettiva ex art.38 Cost. in presenza di una situazione, effettiva o presunta di bisogno.”

La Sezione, infine, aveva altresì rilevato che la questione di diritto “deve considerarsi di massima particolare importanza in considerazioni delle notevoli dimensioni del contenzioso previdenziale ed assistenziale e delle ricadute in termini di oneri finanziari a carico degli enti pubblici erogatori delle prestazioni, derivanti dall’opzione per l’uno o per l’altro degli indirizzi giurisprudenziali in precedenza indicati.”

La causa era stata, quindi, rimessa a queste Sezioni Unite.
Con la sentenza qui commentata, la Sezioni Unite risolvono la questione, confermando il più recente indirizzo espresso dalla stessa Cassazione, puntualizzando però che ai fini della determinazione del valore della causa per Ia liquidazione delle spese di giudizio, nelle controversie relative a prestazioni assistenziali va applicato il criterio previsto dall’art.13, comma primo, c.p.c., per cui, se il titolo è controverso, il valore si determina in base all’ammontare delle somme dovute per due anni.

I Supremi Giudici giungono a tale soluzione, in particolare osservando che seppure, è vero che nel tempo a livello legislativo vi e stata una progressiva integrazione fra le due figure, con la estensione della solidarietà anche a soggetti non facenti parte del sistema previdenziale, l’assistenza e la previdenza, in definitiva, sono rimaste pur sempre concettualmente separate e tale separazione, all’interno del sistema di sicurezza sociale, trova fondamento proprio nell’art.38 Cost.

Invero, ed in sostanza, soltanto le prestazioni di assistenza sociale sono fondate e parametrate totalmente ed esclusivamente sullo stato di bisogno e sulla necessita di assicurare “i mezzi necessari per vivere”, laddove le prestazioni previdenziali da un lato presuppongono un rapporto assicurativo, che e assente nelle prime, e dall’altro sono strutturate e finalizzate in funzione di una tutela piu ampia e diversamente strutturata, prevista per i lavoratori assicurati.

A ben vedere, quindi, soltanto le prime hanno totalmente e propriamente una natura alimentare, di guisa che alla stesse non può di certo disconoscersi Ia piena assimilabilità alle prestazioni alimentari al fine, che qui interessa, della scelta del criterio per Ia determinazione del valore della causa per Ia liquidazione delle spese.

Viceversa tale piena assimilabilità non può essere riconosciuta alle prestazioni previdenziali, pur obbligatorie, le quali, seppure certamente partecipino in parte di una natura alimentare, sono pero strutturate e parametrate in funzione diversa e più ampia.

Fonte: Ipsoa.it

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