Cassa Integrati ed Esodati, le nuove “professioni” del 2013

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In un momento in cui l’Italia, vive in uno stato di profonda instabilità politica che determina un’ulteriore aggravarsi della situazione economica, sperare di trovare un lavoro, sembra essere diventata più un’utopia che una realtà. Ma quello che spaventa di più chi invece ancora un lavoro lo ha o lo aveva, è lo spettro sempre più presente della possibilità di andare in cassa integrazione o di diventare un esodato.

La cassa integrazione guadagni è una prestazione che integra o sostituisce i lavoratori sospesi o che prestano attività ad orario ridotto, presso aziende che vivono un momento di crisi. Questo strumento permette alle società di evitare i licenziamenti ma non limita però la situazione di continua ansia a cui è sottoposto il lavoratore che vive ogni giorno con la paura di perdere il posto.

La cassa integrazione può essere ordinaria o straordinaria. E’ ordinaria quando la crisi dell’azienda dipende da eventi temporanei ed è certa la ripresa dell’attività produttiva. E’ straordinaria invece quando l’azienda deve far fronte a processi di riorganizzazione, ristrutturazione, riconversione o crisi aziendale. Quest’ultima è concessa per un periodo più lungo perché la situazione in cui versa l’azienda è molto grave.

I lavoratori che sono in questa condizione, nell’attesa di conoscere il loro destino, possono comunque darsi da fare; infatti, la legge non vieta che durante il periodo di passaggio, non si possa svolgere un altro lavoro sia autonomo sia subordinato. Ci sono però delle norme da rispettare. Bisogna, infatti, comunicare sia all’azienda che all’Inps la volontà di intraprendere un altro percorso lavorativo che deve essere sempre però a carattere temporaneo. Bisogna ricordarsi anche che la nuova occupazione non deve mai coincidere con l’orario di lavoro dal quale si è sospesi e per cui si percepisce l’integrazione salariale, e inoltre nel periodo in cui si svolge un’altra attività, non si percepisce né l’integrazione né sono versati i contributi da parte del datore di lavoro.

Molte possono essere le attività da svolgere sia in maniera dipendente che indipendente. Nel primo caso sono molto ricercati gli operatori di call center che garantiscono guadagni onesti e massima flessibilità per gli orari lavorativi. Invece tra le professioni più in voga nell’ambito delle attività indipendenti, ci sono tutte quelle emergenti come ad esempio: editore di contenuti, correttore di bozze, addetto elaborazioni dati, addetto alla ricerche sul web, tutor online, assistente legale, contabile, addetto alle trascrizioni mediche, ecc. Tutti questi lavori anche se in minima parte assicurano una sorta di tranquillità a chi vive con la paura costante di rimanere senza una retribuzione.

Gli esodati invece, altra categoria a rischio in Italia, sono quei lavoratori che hanno perso il lavoro e che sono troppo grandi per reinventarsi nuovamente nel mercato e troppo giovani per andare in pensione. La loro condizione è ancora più critica rispetto ai giovani disoccupati, perché hanno famiglie e figli da mantenere, oltre che mutui da pagare. Questa soluzione è stata negli ultimi tempi la più usata dalle aziende italiane per cercare di far quadrare i conti di spese sempre più alte e d’introiti sempre più bassi, che invece di agevolare la situazione non hanno fatto altro che creare nuove criticità tra gli italiani, e non solo. Un vero e proprio “popolo” questo, caratterizzato da numeri vertiginosi che il governo Monti ha ipotizzato possano arrivare a ricoprire le 350mila unità e che lo stesso governo deve prendersi a carico; poiché molto spesso queste persone sono uscite dall’azienda per fare un favore all’azienda stessa, e gli accordi firmati, che all’inizio sembravano vantaggiosi, si sono rivelati l’inizio della fine.

Lo spostamento in avanti dell’età pensionabile ha generato una serie concatenata di problemi, che ricadono sui cittadini. La soluzione di pagare un’indennità transitoria più lunga della neonata Aspi, ma con le stesse caratteristiche, pone lo Stato davanti ad una spesa più onerosa di quello che si era stato previsto ed auspicato, lo stesso dicasi anche nel caso in cui sia creato un ammortizzatore ad hoc. Il nodo rimane quello di dove reperire i fondi necessari per aiutare queste persone, e che ancora oggi pone il quesito evidentemente non risolto che si manifesta nella domanda “Gli esodati, chi sono?” Il momento in Italia è talmente delicato, che prima che possiamo rendercene conto, il problema non sarà più definire, i cassa integrati, gli esodati o i disoccupati, ma sarà reperire i fondi necessari per pagare le pensioni agli italiani perché continuando così, rimarranno solo i vocaboli, che naturalmente non permettono di sopravvivere.

Fonte: Alessia Rigoli – Redazione Lavorofisso.com