Cambio turno disciplinare? Risarcibile il danno esistenziale

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Con la sentenza in epigrafe viene all’attenzione della S.C. il problema della rilevanza giuridica del provvedimento datoriale unilaterale di cambio turno del lavoratore, anche ai fini del risarcimento del danno esistenziale subito dal lavoratore.

Nella specie, un lavoratore, per anni addetto al turno notturno, a seguito di un suo rifiuto a svolgere un superlavoro non concordato sindacalmente, viene improvvisamente cambiato di turno.

Il lavoratore si opponeva giudizialmente al provvedimento deducendo che il provvedimento aveva natura ontologicamente disciplinare e ritorsiva, risolvendosi peraltro nell’applicazione di una sanzione atipica, come tale vietata.

Aggiungeva che a seguito del cambio turno aveva contratto una patologia clinica da ansia, anche conseguente ai persistenti disturbi del sonno, che lo avevano costretto ad assumere farmaci psicotropi e sonniferi.

Il datore di lavoro ribadiva la legittimita’ del provvedimento e le ragioni che ne costituivano il fondamento, sottolineando, tra l’altro, l’insindacabilità nel merito delle ragioni organizzative sottostanti al provvedimento.

Nella specie la Suprema Corte conferma la decisione impugnata, che aveva affermato l’illegittimità del provvedimento datoriale di cambio turno, fondandosi su due distinte ragioni, ciascuna delle quali, peraltro, ritenuta idonea a sorreggere al decisione.

La corte di appello aveva in particolare ritenuto illegittimo il provvedimento da un lato in quanto erano insussistenti i presupposti di cui all’art. 2103 cod. civ.; in secondo luogo, la corte aveva ritenuto la natura ritorsiva ed ontologicamente disciplinare del provvedimento aziendale. Da ciò era derivato, oltre all’ordine di ripristino dello status quo ante, anche una condanna al risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante e del danno morale ed esistenziale in relazione alle conseguenze patite dal lavoratore.

In giurisprudenza di legittimità, non constano precedenti negli specifici termini.

Per una pronuncia che riconosce il danno esistenziale in relazione al cambiamento di orario di lavoro del lavoratore, si fa rinvio a Cass. Sez. L, Sentenza n.5221 del 07/03/2007, secondo cui, in tema di danno esistenziale dedotto dal lavoratore nei confronti del datore di lavoro – di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno -, il giudice può far ricorso alle presunzioni semplici, in quanto costituiscono una prova completa su cui basare il proprio convincimento, ma è necessario che la parte alleghi elementi di fatto i quali, per poter essere valorizzati come fonti di presunzione, devono presentare i requisiti, ex art.2729 cod.civ., di precisione, gravità e concordanza, sì che da essi il giudice possa desumere, secondo un criterio di normalità, l’esistenza del fatto ignoto (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che aveva escluso il danno esistenziale lamentato da una lavoratrice a causa della condotta omissiva datoriale che non aveva dato seguito, e neppure risposto, alla domanda di trasformazione del rapporto di lavoro da full-time in part-time, escludendo il nesso di causalità con la condotta omissiva contestata, per essersi la lavoratrice limitata a produrre in giudizio documentazione medica con diagnosi di astenia, verosimilmente riconducibile a stress, senza alcun ulteriore elemento che consentisse di ricollegare il predetto disturbo, quantomeno con rilevante probabilità, alla lamentata condotta omissiva).

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