Calcolo degli interessi e della rivalutazione arretratrati

0
187

L’obbligo di pagamento della retribuzione da parte del datore di lavoro è stabilito dalle norme sui periodi di paga contenute nei contratti collettivi e dagli usi e consuetudini nel pagamento degli stipendi mensili. In caso di ritardato pagamento ai lavoratori si materializza quindi il concetto di arretrati.

In materia di interessi e rivalutazione sugli arretrati, la norma di riferimento è rappresentata dall’art.429, c.3 c.p.c., il quale stabilisce che il giudice è tenuto a determinare, in caso di condanna del debitore al pagamento di somme di denaro per crediti di lavoro, sia gli interessi nella misura del tasso legale, sia il maggior danno eventualmente subito dal lavoratore per la riduzione del valore degli ammontari rivendicati, con decorrenza dal giorno della maturazione del diritto alla percezione della sorte.
La predetta disposizione, inoltre, si applica anche ai crediti relativi alle prestazioni previdenziali ed assistenziali, a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale n.156/1991 e n.196/1993.

Concetto di arretrati di retribuzione
Dal combinato disposto dell’art.2094 c.c. e della norma fiscale contenuta nell’art.49 del D.P.R. n.917/1986, ne deriva che le erogazioni percepite dal lavoratore in esecuzione dell’obbligo di prestare attività alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore costituiscono retribuzioni.
L’obbligo di pagamento della retribuzione da parte del datore di lavoro è stabilito dalle norme sui periodi di paga contenute nei contratti collettivi di lavoro applicati in azienda e, in via sussidiaria, dagli usi e consuetudini nel pagamento degli stipendi mensili adottati dall’imprenditore.
Pertanto, in caso di ritardato pagamento, rispetto ai termini pattuiti, delle retribuzioni ai lavoratori oppure nell’eventualità in cui i dipendenti avanzino nel tempo pretese di ordine economico in attinenza con il rapporto di lavoro (ulteriori rispetto a quanto già percepito), si materializza il concetto di arretrati.

Natura dei crediti di lavoro
La giurisprudenza e la dottrina hanno molto dibattuto attorno ai crediti di lavoro per quanto riguarda, in particolare, alla natura degli stessi (crediti di valuta o crediti di valore), specialmente per le conseguenze sulle modalità di calcolo degli interessi. In effetti, l’art.429 c.p.c. stabilisce che il diritto agli interessi e alla rivalutazione monetaria decorre in via immediata dal giorno della maturazione dei crediti di lavoro.

Più precisamente:
• in caso di ritardato pagamento dei crediti di valuta, il debitore viene sollevato dalla propria obbligazione consegnando la somma originariamente dovuta nel suo importo nominale e le variazioni nel valore della moneta sono in capo al creditore, ma con la possibilità per quest’ultimo di ottenere, dopo l’atto formale di costituzione in mora ex art.1224 del codice civile, gli interessi moratori, computati sull’importo originario del credito, e il maggior danno eventualmente subito dal lavoratore, purché ne sia fornita la prova;
• per quanto riguarda i crediti di valore, invece, il rischio delle oscillazioni del valore della moneta ricade interamente sul debitore e gli interessi di mora eventualmente dovuti si calcolano sul capitale rivalutato.

In verità, però, l’orientamento dominante negli anni ’90 riteneva che la svalutazione monetaria della somma dovuta al lavoratore integrasse un danno in re ipsa e la relativa pretesa di pagamento non necessitava, perciò, della previa formale costituzione in mora del debitore, né era condizionata dal comportamento del datore di lavoro (doloso o colposo) oppure dalla prevedibilità del danno.
In seguito però, sia l’art.16, c.6, legge n.412/1991, relativo ai crediti previdenziali, sia l’art.22, c.36, legge n.724/1994, hanno sancito il divieto di cumulo degli interessi e della rivalutazione monetaria per i crediti di natura retributiva, pensionistica e assistenziale dei dipendenti pubblici e privati maturati a far data dal 1° gennaio 1995.

In buona sostanza, stando alla ricostruzione più sopra evidenziata, gli interessi legali si dovevano cumulare con quella parte di rivalutazione monetaria eventualmente eccedente l’importo degli interessi stessi.
Successivamente, però, la sentenza della Corte Costituzionale n.459/2000 ha sancito l’illegittimità costituzionale del citato art.22, c.36 della legge n.724/1994 limitatamente ai rapporti di lavoro privati, affermando l’inapplicabilità del divieto di cumulo predetto.

Ulteriormente, la Corte di Cassazione, con l’importante sentenza n.38/2001, in linea con l’orientamento dei Giudici Costituzionali, ha stabilito che per i crediti da lavoro dipendente privato deve essere adottata la regola del cumulo degli interessi legali e della rivalutazione monetaria delle somme tardivamente corrisposte dall’azienda, secondo un criterio di calcolo che vede liquidati gli interessi legali sulla somma capitale gradualmente rivalutata anno per anno a decorrere dal momento in cui si è verificato l’inadempimento da parte del debitore e fino alla data in cui il creditore viene soddisfatto.
Quindi, allo stato attuale, per tutti i crediti di lavoro insorti, nel settore privato, prima o dopo l’1/1/1995, trova applicazione la regola della piena cumulabilità tra gli interessi legali e la rivalutazione monetaria.

Modalità di calcolo
In materia di rivalutazione monetaria, l’art.150 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile stabilisce che il giudice applica, ai crediti di lavoro, l’indice dei prezzi calcolato dall’Istat per le famiglie degli impiegati e degli operai.
Inoltre, stando alle regole previste dall’art.2, c.2, D.M. n.352/1998, gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, da liquidare secondo la disciplina vigente all’epoca della maturazione del diritto, seguono le regole stabilite per ciascun ambito temporale, nel caso in cui l’obbligo di pagamento comprenda periodi con diversi tassi ed indici.

L’obbligazione costituita dal pagamento delle retribuzioni, infatti, non da luogo ad un adempimento unico ma, piuttosto, ad una serie di obbligazioni a cadenza periodica, ciascuna delle quali realizza l’intera prestazione dovuta in quel determinato periodo.
Oltretutto, per determinare il periodo iniziale a partire dal quale decorrono gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, é sufficiente l’esigibilità del credito non onorato alle scadenze stabilite, indipendentemente dalla sua liquidità.

Considerazioni finali
Gli interessi moratori e la rivalutazione monetaria maturati sulle somme liquidate in base al rapporto di lavoro dipendente sono assoggettati allo stesso regime impositivo Irpef, in quanto costituiscono redditi della stessa categoria di quelli dai quali derivano i crediti tardivamente adempiuti dal datore di lavoro.
In effetti, gli importi dovuti al lavoratore per i titoli di cui sopra subiscono l’imposizione fiscale e il regime fiscale applicabile è quello della tassazione separata, ai sensi dell’art.16, c.1, lett. b), D.P.R. n.917/1986, quando gli emolumenti dovuti in relazione ad anni precedenti trovino origine in leggi, contratti collettivi, sentenze o atti amministrativi sopravvenuti oppure per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti.

Per la liquidazione degli ammontari dovuti occorrerà risalire alla media del reddito imponibile del lavoratore nel biennio precedente a quello in cui sono corrisposti gli arretrati, per poi eseguire le seguenti operazioni:

• determinare l’imposta lorda corrispondente alla media del biennio precedente;
• calcolare l’aliquota media corrispondente (imposta lorda x 100 diviso reddito medio);
• determinare l’imposta Irpef applicando l’aliquota determinata come sopra agli importi dovuti al lavoratore.

Qualora in un anno non vi sia stato reddito, dovrà essere applicata l’aliquota corrispondente alla metà del reddito dell’altro anno mentre, nell’eventualità in cui non vi sia stato reddito imponibile in entrambi gli anni precedenti, deve applicarsi l’aliquota minima attualmente fissata al 23%.

Fonte: Stefano Carotti – www.shop.wki.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here