Bonus bebè, inammissibile la questione sull’irripetibilità delle somme indebitamente erogate agli extracomunitari

0
47

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale della disposizione della “legge finanziaria 2007” che prevederebbe solo a favore dei cittadini extracomunitari, senza estenderlo ai cittadini italiani, il “beneficio della irripetibilità delle somme” erroneamente attribuite per il c.d “bonus bebè” della “legge finanziaria 2006”. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con l’ordinanza n.207/2015 del 23/09/2015.

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale della disposizione della “legge finanziaria 2007”, sollevata dal Giudice di Pace di Verbania, perchè prevede solo a favore dei cittadini extracomunitari, senza estenderlo ai cittadini italiani, il beneficio della irripetibilità delle somme erroneamente attribuite per il c.d “bonus bebè” previsto dalla “legge finanziaria 2006. Per altri versi, secondo il Giudice di Pace, tale norma, comunque, “non ammette la ripetibilità di somme da chiunque indebitamente percepite senza distinzione di cittadinanza”. In realtà – ha spiegato la Corte Costituzionale – tale norma, adottata in deroga al principio generale della “ripetizione dell’indebito”, aveva lo scopo di salvaguardare la buona fede degli extracomunitari che, pur privi del requisito della cittadinanza, erano stati indotti a richiedere la concessione del beneficio sulla base di una lettera del Presidente del Consiglio dei ministri nella quale si segnalava il diritto alla percezione del relativo “bonus”.

Più in particolare, dunque, la “legge finanziaria 2007” contiene una norma (art.1, comma 1287, della legge n.296/2006) che, in deroga al principio generale della “ripetizione dell’indebito” (art.2033 c.c.), ha prescritto la “non ripetibilità” dei benefici economici (i 1.000 euro del “bonus bebè” nel 2006) che fossero stati erroneamente attribuiti ai cittadini extracomunitari, in base a quanto previsto dalla “legge finanziaria 2006” per i genitori, in caso di nascita o di adozione di un bambino.

Peraltro, la “legge finanziaria 2007” non solo ha previsto la non ripetibilità delle somme indebitamente percepite dai soggetti sprovvisti di cittadinanza italiana e comunitaria ma ha anche dichiarato l’inefficacia delle ordinanze-ingiunzioni emesse a norma dell’art.18 della legge 24 novembre 1981, n.689 per la restituzione delle suddette somme (stabilendo l’estinzione dei procedimenti di opposizione eventualmente pendenti).

Orbene, come detto, il Giudice di pace di Verbania ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di questa disposizione della “legge finanziaria 2007”, in riferimento all’art.3 Cost.:

– nella parte in cui non estende ai cittadini italiani il beneficio della irripetibilità delle somme erogate a norma dell’art.1, commi 331 e 333, della legge finanziaria 2006 (legge 23 dicembre 2005, n.266),
– “ovvero nella parte in cui non ammette la ripetibilità di somme da chiunque indebitamente percepite senza distinzione di cittadinanza”.

La questione è stata originata dall’opposizione a una ingiunzione di pagamento “emessa dalla Ragioneria Generale dello Stato di Novara/Verbania” per la restituzione, in mancanza dei previsti requisiti, della somma di euro 1.000,00 oltre accessori, relativa alla percezione del cd. “bonus bebè”, introdotto dalla “legge finanziaria 2006”.

Di tale opposizione è stato per l’appunto investito il Giudice di pace di Verbania: secondo l’opponente, l’irripetibilità della somma, anche se stabilita per i soli cittadini extracomunitari, dovrebbe, invece, trovare applicazione anche nei suoi confronti.

Come accennato, in concreto, la vicenda che ha portato all’introduzione della norma censurata nasce dalle lettere per la riscossione del “bonus bebè”, che sono state erroneamente inviate anche a soggetti extracomunitari, e dalla successiva consegna delle somme a loro favore da parte degli uffici postali, caso che portò a sottoporre alcuni extracomunitari a procedimento penale per i reati di truffa aggravata e di falso ideologico in atto pubblico.

La Consulta, come detto, con l’ordinanza n.207/2015, ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione.

In merito, innanzitutto, i giudici costituzionali hanno osservato che la disposizione censurata aveva lo scopo − come traspare dai lavori parlamentari − di salvaguardare la buona fede di quanti, pur privi del requisito della cittadinanza, erano stati indotti a richiedere la concessione del beneficio sulla base di una lettera del Presidente del Consiglio dei ministri nella quale si segnalava il diritto alla percezione del relativo “bonus”.

La norma, dunque, era stata introdotta allo scopo di “porre fine alla situazione che, a causa delle difficoltà applicative della disciplina, si era venuta a creare nei confronti dei soggetti extracomunitari”.

La norma, dunque, era stata introdotta allo scopo di “porre fine alla situazione che, a causa delle difficoltà applicative della disciplina, si era venuta a creare nei confronti dei soggetti extracomunitari”.

I giudici costituzionali hanno rilevato che, nel sollevare la questione, il Giudice di Pace si è limitato a riferire, in punto di fatto, che la ricorrente ha impugnato un’ingiunzione di pagamento, senza però precisare nulla a proposito delle ragioni per le quali la ricorrente medesima sarebbe priva dei requisiti prescritti, nè delle pretese sulla cui base il ricorso è stato proposto, venendo così meno all’obbligo di fornire un’adeguata descrizione dei fatti di causa e delle motivazioni della domanda fatta valere, indispensabile ai fini dello scrutinio in ordine alla rilevanza della questione sollevata (ex plurimis, ordinanze n.52 del 2015, n.183 e n.176 del 2014).

Inoltre, il Giudice di Pace, sollecita una pronuncia additiva, indicando due soluzioni che – a parere della Consulta – risultano fra loro non solo alternative, ma addirittura concettualmente antitetiche:

– infatti, adottando la prima soluzione, il beneficio della irripetibilità verrebbe esteso anche nei confronti dei “non stranieri”,
– adottando la seconda, invece, il beneficio della irripetibilità verrebbe eliminato nei confronti di tutti, dunque anche degli stranieri, senza, per di più, in questo secondo caso, che la soluzione possa risultare utile nel giudizio principale, essendo stata la ricorrente verosimilmente intimata della restituzione per ragioni diverse da quelle della cittadinanza.

Peraltro, secondo la costante giurisprudenza della Corte costituzionale, non possono essere assunte quali tertia comparationis – come invece ha fatto il giudice rimettente – disposizioni eccezionali o derogatorie di princìpi generali (fra le tante, la sentenza n.225 del 2014 e l’ordinanza n.49 del 2013), quale, nella specie, il già richiamato principio sancito all’art.2033 cod. civ.
Per tutti questi motivi, la questione proposta è stata dichiarata manifestamente inammissibile.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here