Aziende fallite o in concordato, CIGS a quali condizioni?

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Il Ministero del Lavoro ha integrato, con la circolare n.24 del 2016, i chiarimenti in materia di CIGS per le imprese in procedura concorsuale, per le quali, dal 1° gennaio 2016, vige la regola generale della impossibilità di richiedere l’intervento integrativo. In particolare, il quadro regolatorio viene completato focalizzando l’attenzione sulle imprese soggette alla procedura fallimentare con l’autorizzazione all’esercizio provvisorio dell’attività nella previsione di una cessione o in concordato con continuità aziendale. In tali casi, a quali condizioni è possibile essere ammessi alla CIGS?

Con la circolare n.24 del 26 luglio 2016, la Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali e degli Incentivi all’Occupazione del Ministero del lavoro continua ad emanare chiarimenti, nel meritevole intento di dipanare situazioni “al limite” che si trovano ad essere disciplinate dalla nuova normativa, contenuta nel D.Lgs. n.148/2015.

– Crisi aziendale: quando e come è possibile richiedere la proroga della CIGS
La Direzione Generale appare sempre vigile ed attenta alle richieste che provengono dalle parti sociali le quali, in un quadro normativo del tutto diverso, si trovano ad affrontare situazioni di crisi che, oggettivamente possono essere superate soltanto con una interpretazione “espansiva” delle disposizioni, comunque rispettosa delle regole di “nuovo conio”.

Trattamento integrativo: primi chiarimenti
Con questa nota si conclude, al momento, un percorso di delucidazioni iniziato con la Circolare n.1 del 22 gennaio 2016 che ha come oggetto le imprese in procedura concorsuale, per le quali, dal 1° gennaio 2016, vige la regola generale della impossibilità di richieste di intervento integrativo, essendo stato abrogato l’art.3 della Legge n.223/1991.

Ebbene, allora si affermò che nell’ipotesi in cui ci si trovi in presenza di una continuazione dell’attività, nel corso di un trattamento integrativo salariale straordinario già autorizzato con altra causale, lo stesso poteva essere autorizzato fino al completamento del periodo previsto, con l’impegno degli organismi responsabili della procedura a completare il programma già presentato.

A tal proposito importante e decisiva è la richiesta di subentro da parte degli organi della procedura, da inviare al sistema “CIGS on line”, che si impegnano nella prosecuzione del piano, accompagnato dal verbale di esame congiunto con le organizzazioni sindacali.

A seguito della accettazione l’INPS, che aveva sospeso l’erogazione del trattamento integrativo, procede alla ripresa, dopo la “voltura” della precedente autorizzazione.
Imprese soggette alla procedura fallimentare

Ora, come si diceva, il quadro regolatorio viene completato focalizzando l’attenzione sulle imprese soggette alla procedura fallimentare con l’autorizzazione all’esercizio provvisorio dell’attività nella previsione di una cessione o in concordato con continuità aziendale.

La risposta ministeriale, seppur condizionata da una serie di “paletti”, è positiva, in quanto l’ipotesi di intervento presa in considerazione, che è quella della crisi aziendale per un massimo di dodici mesi (art.21, lettera b) ha come obiettivo quello di assicurare la “compattezza” della struttura sia sotto l’aspetto dimensionale che sotto quello reddituale.

È questo l’aspetto preminente che consente la fruizione del trattamento integrativo salariale straordinario ove, la continuazione dell’attività può avvenire anche con un soggetto diverso da quello che ha richiesto la CIGS.

Ma, come si diceva, vengono messe alcune condizioni che nel caso di azienda soggetta al fallimento con prosecuzione dell’attività finalizzata alla cessione del complesso produttivo sono le seguenti:

a) il giudice delegato o chi ha la responsabilità della procedura deve aver autorizzato la continuazione, sia pure provvisoria, dell’attività allo scopo di favorirne la cessione alle migliori condizioni possibili;
b) il programma di liquidazione, redatto ex art.104 della Legge fallimentare, deve illustrare, concretamente, le ragioni per le quali appare probabile la cessione dell’azienda sia che ciò possa avvenire unitariamente che per singoli rami e, soprattutto, deve motivare la “funzionalità” della richiesta di CIGS rispetto a tale prospettiva che presenta, in ogni caso, un limite temporale invalicabile di dodici mesi;
c) il comitato dei creditori deve aver, espressamente, dato parere favorevole alla valutazione del
d) curatore circa la possibile cessione dell’azienda.

Qualora siano state rispettate queste condizioni, la richiesta di CIGS può essere accolta: ovviamente, la cessione, pur se per singoli rami, dell’azienda deve essere accompagnata dal passaggio dei lavoratori alla nuova struttura, anche rispettando le procedure e le garanzie previste dall’art.47 della Legge n.428/1990.

È questo un aspetto essenziale atteso che l’obiettivo principale è la salvaguardia dei livelli occupazionali e non quello di far acquisire il complesso aziendale come una “scatola vuota”.

Concordato con continuità aziendale
Un discorso del tutto analogo la circolare n.24/2016 lo dedica al concordato con continuità aziendale: qui il piano, redatto ex art.186-bis della Legge fallimentare, può prevedere, anche in alternativa, la continuità dell’esercizio da parte del debitore, la vendita dell’impresa (che deve essere concreta e rapida), o il conferimento in altre aziende pur se le stesse sono di nuova costituzione.

Qui, gli obiettivi sono gli stessi della precedente ipotesi: ciò che si chiede è che il concordato sia stato omologato.

Fonte: Ipsoa.it

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